IL CAMPANILE

|
Comincia la
conferenza sul clima, l’Italia che posizione ha? |
di Felice Belisario
“Auspico che tutti i membri della
comunità internazionale concordino una
risposta responsabile, credibile e solidale
a questo preoccupante e complesso fenomeno,
tenendo conto delle esigenze delle
popolazioni più povere e delle generazioni
future”. Queste parole le ha
pronunciate ieri mattina il Papa durante l’Angelus.
Si riferivano alla conferenza sul clima che
è cominciata oggi a Durban, in Sudafrica.
Sottoscrivo in pieno le parole di
Benedetto XVI perché io
credo che la politica, se non ha una visione
di ampio respiro e non crea strategie di
lungo periodo non serve a nulla. I
costituenti, quando hanno scritto la Carta,
pensavano all’Italia dei 70-100 anni
successivi, non a qualche rendita di
posizione per le elezioni successive, per
questo la nostra Costituzione è ancora
attualissima.
Ebbene, noi oggi dobbiamo impegnarci a
trovare delle soluzioni al surriscaldamento
del pianeta e a limitare le emissioni per il
raggiungimento degli obiettivi che ci siamo
dati, a cominciare dal limite dell’aumento
inferiore ai due gradi della temperatura del
pianeta che fu posto dalla conferenza di
Kyoto. E ognuno deve fare la sua parte. Un
impegno che, forse, non porta un solo voto e
che va contro molti interessi economici e
poteri forti, ma la politica deve lavorare
per il bene comune senza pensare di continuo
a un ritorno in termini elettorali.
Non so davvero cosa l’Italia andrà a dire
alla conferenza di Durban. Il presidente
Monti non ha fatto alcun
cenno all’ambiente nel suo discorso di
insediamento né, successivamente, il
ministro Clini, quando ha esposto
le sue linee guida in commissione al Senato,
ha speso una sola parola sulla posizione
italiana in vista di Durban. E’ chiaro che
il sostegno al governo passa anche
attraverso le politiche ambientali, ammesso
che questo esecutivo ne abbia una.
Mi rendo conto perfettamente che per attuare
politiche ecologiche c’è bisogno di risorse
e in questo momento di crisi la maggior
parte dei Paesi non ne ha, ma uno sforzo è
indispensabile se non vogliamo che questa
sia considerata dalle generazioni future,
sulle quali ricadranno le nostre
inadempienze, come un’epoca di scellerati.
Del resto non possiamo permetterci ulteriori
rinvii. Il 2013, data della prima scadenza
del Protocollo di Kyoto, è vicinissimo e
l’attuazione di quel programma molto
ambizioso è lontanissima da venire. I
sostanziali fallimenti delle conferenze di
Copenaghen nel 2009 e Cancun l’anno dopo
hanno di fatto vanificato ogni possibilità
di raggiungimento dei risultati previsti dal
protocollo di Kyoto ed è necessario, se non
recuperare il tempo perduto, almeno non
perdere ulteriore tempo. Sarà inoltre
indispensabile convincere Stati Uniti e Cina
ad aderire al progetto di riduzione dei gas
serra perché la terra non può permettersi
che quasi un terzo della sua popolazione se
ne freghi di limitare l’inquinamento.