Aggiornamento 28 novembre 2011
Il presidente Monti non ha fatto
alcun cenno all’ambiente nel suo discorso di insediamento


  Comincia la conferenza sul clima,
l’Italia che posizione ha?

di Felice Belisario

Auspico che tutti i membri della comunità internazionale concordino una risposta responsabile, credibile e solidale a questo preoccupante e complesso fenomeno, tenendo conto delle esigenze delle popolazioni più povere e delle generazioni future”. Queste parole le ha pronunciate ieri mattina il Papa durante l’Angelus. Si riferivano alla conferenza sul clima che è cominciata oggi a Durban, in Sudafrica.
Sottoscrivo in pieno le parole di Benedetto XVI perché io credo che la politica, se non ha una visione di ampio respiro e non crea strategie di lungo periodo non serve a nulla. I costituenti, quando hanno scritto la Carta, pensavano all’Italia dei 70-100 anni successivi, non a qualche rendita di posizione per le elezioni successive, per questo la nostra Costituzione è ancora attualissima.
Ebbene, noi oggi dobbiamo impegnarci a trovare delle soluzioni al surriscaldamento del pianeta e a limitare le emissioni per il raggiungimento degli obiettivi che ci siamo dati, a cominciare dal limite dell’aumento inferiore ai due gradi della temperatura del pianeta che fu posto dalla conferenza di Kyoto. E ognuno deve fare la sua parte. Un impegno che, forse, non porta un solo voto e che va contro molti interessi economici e poteri forti, ma la politica deve lavorare per il bene comune senza pensare di continuo a un ritorno in termini elettorali.
Non so davvero cosa l’Italia andrà a dire alla conferenza di Durban. Il presidente Monti non ha fatto alcun cenno all’ambiente nel suo discorso di insediamento né, successivamente, il ministro Clini, quando ha esposto le sue linee guida in commissione al Senato, ha speso una sola parola sulla posizione italiana in vista di Durban. E’ chiaro che il sostegno al governo passa anche attraverso le politiche ambientali, ammesso che questo esecutivo ne abbia una.
Mi rendo conto perfettamente che per attuare politiche ecologiche c’è bisogno di risorse e in questo momento di crisi la maggior parte dei Paesi non ne ha, ma uno sforzo è indispensabile se non vogliamo che questa sia considerata dalle generazioni future, sulle quali ricadranno le nostre inadempienze, come un’epoca di scellerati. Del resto non possiamo permetterci ulteriori rinvii. Il 2013, data della prima scadenza del Protocollo di Kyoto, è vicinissimo e l’attuazione di quel programma molto ambizioso è lontanissima da venire. I sostanziali fallimenti delle conferenze di Copenaghen nel 2009 e Cancun l’anno dopo hanno di fatto vanificato ogni possibilità di raggiungimento dei risultati previsti dal protocollo di Kyoto ed è necessario, se non recuperare il tempo perduto, almeno non perdere ulteriore tempo. Sarà inoltre indispensabile convincere Stati Uniti e Cina ad aderire al progetto di riduzione dei gas serra perché la terra non può permettersi che quasi un terzo della sua popolazione se ne freghi di limitare l’inquinamento.


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