IL CAMPANILE

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GIUSTIZIA:
il Ministro ostaggio del PdL |
di Massimo Donadi
Il ministro della Giustizia, Paola
Severino è venuta in Aula alla
Camera, lo scorso 17 gennaio 2012, a
illustrare le linee guida del governo in
materia. "Finalmente l’Italia ha un
ministro della Giustizia" è stato il
mio primo commento. Erano anni ed anni che
nelle aule parlamentari la questione veniva
affrontata solo dal punto di vista dei
processi di Berlusconi.
Dalla giustizia ad personam alla
giustizia per tutti i cittadini. Un salto di
qualità mica da poco per uno stato
paralizzato per vent’anni dal
berlusconismo. Dopo la relazione del
ministro, abbiamo presentato una nostra
risoluzione contenente una proposta di
riforma. Al ministro piaceva, ne condivideva
molti aspetti. Ma poi, le logiche della
politica più deteriore hanno prevalso sul
buonsenso e sull’interesse generale: il
ministro della Giustizia è stata costretta
dal PdL a dare parere contrario
alla nostra risoluzione. Nonostante, ripeto,
fosse rimasta favorevolmente colpita per la
ricchezza degli elementi propositivi che
conteneva.
PD e UDC, che con il
PdL sostengono il governo
Monti, si sono accodati al
veto del PdL, anche se fino a due
mesi fa erano divisi su tutto in materia di
giustizia dal partito di Berlusconi.
La scarna risoluzione approvata ieri dai
partiti di maggioranza è vuota, non entra
nel merito di alcun problema. E’ la
dimostrazione lampante della totale
divisione in materia di giustizia di questa
maggioranza e soprattutto dell’influenza del
PdL. Per quel partito la giustizia
è un nervo scoperto. Non si tocca, non si
deve toccare a meno che non sia per
facilitare la vita a Mr. B.
L’Italia dei Valori, al contrario,
nelle dieci pagine di risoluzione, ha
fornito tutti gli elementi necessari per una
profonda ed efficace riforma della
giustizia. Abbiamo anche chiesto al governo
di schierarsi con decisione e avviare una
lotta senza quartiere contro la corruzione e
l’evasione. Ci siamo anche spinti oltre
sulla strada della legalità a abbiamo
chiesto l’immediato ripristino del delitto
di falso in bilancio. A pensar male si fa
peccato ma molto spesso si indovina. Forse
può essere quest’ultima una delle principali
ragioni del veto PdL, ma se così
fosse, dalla votazione di ieri, si
potrebbero trarre solo funesti presagi.
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