IL CAMPANILE

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UOVA: orrore per la produzione anche in Italia? |
È bastato il reportage "Hatchery Horrors"
di cui pubblichiamo il video a compendio
dell’articolo e ne consigliamo la visione
solo agli adulti, ripreso con una telecamera
nascosta nello stabilimento di incubazione
Hy-Line nello Stato dell'Iowa per
indignarci sui metodi d’allevamento delle
galline ovaiole e chiederci se anche in
Italia siano consentite tali prassi di una
crudeltà inaudita.
Il documentario è stato registrato
dall'associazione Mercy For Animals
che per circa due settimane ha filmato le
pratiche assolutamente crudeli a cui sono
sottoposti i pulcini in questo tipo di
stabilimenti che risulterebbero comuni in
tutto il globo.
Queste vere e proprie “fabbriche di
galline ovaiole” - per rendere l’idea
che i pulcini sono considerati al pari di
ogni prodotto di consumo non animale -
partono la loro produzione dalle incubatrici
sino alla selezione finale dei pulcini.
Appena usciti dall’uovo, infatti, alcuni
operai hanno il compito di selezionare
manualmente i maschi dalle femmine. Gran
parte delle femmine, in particolare quelle
sane e quelle che non muoiono a causa dei
nastri trasportatori, verranno utilizzate
negli stabilimenti di produzione di uova da
vendere ai consumatori; i pulcini maschi che
sono considerati sin da subito inutili,
perché non produrranno uova e non sono delle
razze giuste per diventare dei polli "da
carne" convenienti per l'industria, vengono
immediatamente uccisi gettandoli vivi in un
tritacarne mentre altre industrie li
soffocano in sacchi di plastica.
Ma non finisce qui la fiera delle crudeltà:
ai pulcini femmina viene tagliata la punta
del becco con un apposito macchinario che le
afferra dalla testa. Questo per evitare che
una volta adulte e costrette in piccolissime
gabbie, non si feriscano gravemente tra loro
causando danni economici per i produttori di
uova.
È noto, peraltro, che il becco dei pulcini
contiene terminazioni nervose, e la
procedura di taglio può causare dolore sia
acuto al momento, che cronico, per tutta la
vita della gallina adulta.
Per non parlare poi della vita successiva
delle galline in gabbia, sfruttate al
massimo per 2 anni per la produzione di
uova, e poi macellate. Purtroppo
risulterebbe che anche gran parte delle
galline allevate a terra provengono da
questi stabilimenti e vengono comunque alla
fine uccise.
Giovanni D’Agata,
componente del Dipartimento Tematico
Nazionale “Tutela del Consumatore”
di Italia dei Valori e fondatore
dello “Sportello dei Diritti” si
chiede se: "tali prassi siano consentite
in Europa ed in Italia essendo comunque
possibile la realizzazione di allevamenti
comunque intensivi che limitano le
sofferenze di questi animali preziosi per la
nostra alimentazione e se quindi non sia ora
anche da parte dell’U.E., da sempre
sensibile a tali esigenze, d’incentivare
tali tipi di produzioni a danno di quelle
che abbiamo denunciato nel presente
comunicato.".