IL CAMPANILE

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Con la scusa del debito, si prendono l’Italia |
Si stanno preparando, gonfiando il loro
debito artificiale a orologeria: si
prenderanno tutto, dall’Enel alle
Poste Italiane, fino al patrimonio
immobiliare e persino alla nostra acqua, con
buona pace del referendum appena celebrato.
Italia «stile Grecia, in nome di un
debito che non si risana mai», nonostante
«le tante manovre da lacrimogeni e sangue
degli ultimi vent’anni». Insomma, il debito
“eterno” «come strumento di controllo e
dipendenza», sull’esempio dell’Africa.
Che fare? Semplice: non riconoscere più il
debito italiano verso la Bce, uscire
dall’Unione Europea, nazionalizzare la Banca
d’Italia, tornare a stampare la Lira, moneta
che tornerà di proprietà della nazione:
obiettivi di un «movimento sovranista e
indipendentista italiano, che nascerà dalla
brutalità dei fatti».
Questa la sintesi della drammatica analisi
che “Rivista Indipendenza” lancia
su Facebook all’indomani
dell’annuncio dei tagli sociali più
spaventosi nella storia della Repubblica
italiana, sotto la pressione dell’Europa
dominata dalle lobby bancarie che prendono
ordini da Wall Street. Obiettivo: «Portare
al collasso i conti dello Stato attraverso
l’inesigibilità oggettiva degli interessi
crescenti sul debito» per poi fare come
con la Grecia, ovvero «appropriarsi del
patrimonio pubblico che viene obbligato alla
privatizzazione». La drammatizzazione
sui “conti pubblici” e la
disinformazione assoluta riguardo le
modalità tecniche della dipendenza imposta a
tutto campo anche al nostro paese, continua
“Rivista Indipendenza”, hanno la
funzione di consentire il raggiungimento dei
diversi obiettivi nel modo più indolore
possibile. Sale la rabbia? Niente paura:
viene “drenata” su «binari non
irrilevanti, ma secondari», ovvero i
cosiddetti “costi della politica” e
i privilegi della “casta”.
L’essenziale, aggiunge “Rivista
Indipendenza” in una nota ripresa da “Megachip”
il 13 agosto, è «sviare» l’opinione
pubblica dalle cause di fondo e dalle
modalità della «macelleria e predoneria»
che ci stanno somministrando a dosi sempre
maggiori.
A nome del centrosinistra, Bersani
dice che «questa manovra non risponde al
problema»?
Secondo “Rivista Indipendenza”, il
capo del Pd «anticipa, da più zelante
servitore, il giudizio della Banca Centrale
Europea che, dopo i suoi apprezzamenti di
rito, esigerà ancor più dure legnate
anti-sociali e la privatizzazione di ciò che
rimane oltre le municipalizzate (Eni, Enel,
Poste, Finmeccanica più il patrimonio
immobiliare). Questione di principio,
neoliberista e predatorio». Un debito
creato ad arte, che ora diventa un cappio:
l’alibi perfetto per la progressiva
spoliazione dei beni pubblici.
Italia sotto ricatto: la Bce ha
ufficializzato una ulteriore ipoteca,
annunciando il suo “aiuto” al
governo di Roma «per il risanamento del
debito», con l’acquisto di titoli di
Stato italiani sul mercato secondario, con
scadenze tra i 2 e i 10 anni. Attenzione
alla scadenza ravvicinata dei titoli e alla
natura dell’“aiuto”: vincolato al
varo di riforme e, in particolare, alla
privatizzazione di aziende su cui lo Stato
italiano mantiene ancora azioni, mentre con
la manovra aggiuntiva predisposta il 12
agosto «già si allungano le mani sulle
aziende pubbliche locali».
Ipoteca aggravata: l’acquisto di titoli di
Stato «surclassa l’ammontare del denaro
che entra nelle casse dello Stato: essendo
obbligati a pagare gli interessi, è debito
che fa crescere ulteriormente debito –
sedicente “pubblico”, in questo caso estero
– dell’Italia, e la esporrà maggiormente
alle pretese vessatorie e spoliatrici
euroatlantiche che nel brevissimo periodo
torneranno a farsi sentire».
In una nota relativa proprio ai titoli di
Stato, la stessa Bce spiega che il suo
programma «interverrà attivamente sui
titoli di mercato», quello secondario,
che sarà anche stato creato «per aiutare
a ristabilire una migliore trasmissione
delle decisioni di politica monetaria e
assicurare la stabilità dei prezzi nell’area
euro», ma in realtà – scrive “Rivista
Indipendenza” è quello che tratta i
titoli già in circolazione: è proprio il
mercato secondario ad aggravare la
situazione, visto che «incentiva la
speculazione e fungerà da forzatura
ulteriore alle prossime strette neoliberiste».
La trappola è scattata, e i partiti che
siedono in Parlamento sono impotenti,
incapaci di reagire. Unica via d’uscita, un
radicale “no” a questa Europa: se ne
incaricheranno nuovi partiti e nuovi
movimenti, «pena lo sprofondare civile e
sociale di larghi strati di popolo dominato».