IL CAMPANILE
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Sacco & Vanzetti Memorial Day 2011 |
di Matteo Marolla
Nel cuore di tutti i democratici del mondo
sono scolpite le parole del proclama con cui
M. Dukakis, figlio di
emigrati greci, allora Governatore del
Massachussetts, il 20 luglio del 1977,
rispondendo all’appello rivoltogli dal
Comitato Internazionale per la
Riabilitazione di Sacco e
Vanzetti, dichiarò
l’innocenza di Sacco e Vanzetti e proclamò
il SACCO E VANZETTI MEMORIAL DAY a
partire dal 23 agosto 1977, 50° Anniversario
dell’uccisione dei due anarchici.
Pochissimi conoscono i retroscena di quello
storico atto ed i passi compiuti perché
fosse possibile raggiungere quel risultato.
Certe
volte dietro atti di notevole rilevanza
storica ci può essere l’azione anche di una
singola persona che ha avuto la capacità di
anticipare i tempi, di sentire il momento
storico, di credere fermamente in un
obiettivo, ritenuto dai più quasi
irraggiungibile: nel nostro caso questa
persona si chiama Mario
Mattia Giorgetti e tutti
noi democratici, che abbiamo pianto per
quell’incredibile (perché dopo 50 anni
nessuno ormai ci sperava) proclama, abbiamo
un debito da saldare nei suoi confronti.
Giorgetti, che conobbe Pinelli,
Valpreda, Lanza,
Bartoli e tanti altri del
circolo Scaldasole di Milano,
grazie allo studio dei testi di
Malatesta, Gori,
Proudhon, Kropotkin,
Bakunin ed altri
intellettuali anarchici venne a conoscenza
del caso Sacco e Vanzetti e decise di
approfondirlo per elaborare un famoso testo
teatrale su di loro (SACCO E VANZETTI,
ULTIMO ATTO).
In quel periodo, era il 1973, conobbe per
caso Osvaldo Bevilacqua
(quello che è poi diventato il famoso
conduttore di “Sereno Variabile”),
che allora era funzionario del PSI. Lo andò
a trovare nel suo ufficio in via del Corso a
Roma e rimase colpito da un manifesto che
annunciava una manifestazione di protesta
contro la condanna di Sacco e Vanzetti
(allora negli uffici dei politici c’erano
questi manifesti!). Ebbe quindi l’idea di
parlargli del suo progetto teatrale e,
discutendone, decisero d’interpellare
Pietro Nenni, per proporgli
la costituzione di un Comitato
Internazionale che promuovesse la
riabilitazione dei due anarchici
ingiustamente condannati.
Avuto l’assenso di Nenni (che divenne il
Presidente del Comitato), arrivarono
successivamente le adesioni anche di altri
politici “importanti”:
Umberto Terracini (che ne divenne
il vice-presidente), Bettino Craxi,
Beniamino Piccoli,
Enrico Berlinguer, Lelio
Basso e tanti altri, anche
stranieri (fra cui Soares,
Mitterrand...).
Da allora programmarono tantissime attività
(appello di intellettuali e politici,
conferenze, spettacoli, eventi pubblici…)
proprio nel mentre che veniva distribuito
nelle sale cinematografiche del mondo intero
il famoso film di Giuliano Montaldo.
In particolare fu organizzato un Comitato di
avvocati cui fu dato il compito di
riesaminare gli atti del processo e
trasmetterne i risultati all’Ambasciatore
Americano a Roma.
La RAI commissionò un documentario
da trasmettere in prima serata (vengono i
brividi solo a pensare cosa ci propina oggi
la RAI!) e la stessa Antenne2,
su sollecitazione dei politici francesi,
mandò il onda il film di Montaldo, cui seguì
un dibattito con lo stesso Giorgetti e
Vincenzina Vanzetti.
Particolarmente emozionante fu un incontro
pubblico con i politici italiani del figlio
di Sacco, Dante, fatto venire dall’America.
Non mancarono naturalmente le polemiche (in
questo non siamo cambiati)! Lo stesso
Giorgetti, da anarchico, fu contestato
proprio dagli anarchici che non tolleravano
il coinvolgimento dei politici di Stato in
un caso i cui protagonisti erano morti,
ingiustamente, gridando “Viva l’Anarchia”.
Si dovette fare un lungo lavoro per
convincere il movimento anarchico che “Sacco
e Vanzetti erano (allora come oggi) prima di
tutto esseri umani che erano stati
condannati ingiustamente e meritavano la
partecipazione di tutto il consorzio umano,
come fu nel caso del giorno dell’uccisione,
che vide insorgere i popoli di tutto il
mondo”.
Tutto
questo lavoro creò una forza di opinione che
sensibilizzò anche i rappresentanti
americani in Italia, tanto da spingere
l’allora Governatore dello Stato del
Massachussetts, Michael Dukakis, a dare
l’incarico ad un gruppo di avvocati
presieduto da Daniel A. Taylor
di riesaminare il caso. Essi al termine
della loro istruttoria consegnarono a
Dukakis il celebre rapporto in cui
conclusero: “…..Nel caso Sacco e
Vanzetti abbiamo riscontrato la reale
possibilità di un penoso fallimento della
Giustizia che ha causato la loro morte”….”Ci
sono sostanziali, anzi forti motivi per
credere che il procedimento legale contro
Sacco e Vanzetti era permeato di
ingiustizia….” e che il processo a
Sacco e Vanzetti non era valido perché
conteneva un “vizio di forma”
(tradotto significava che il giudice
Thayer e l’allora Governatore del
Massachussetts Fuller
avevano agito sotto i forti condizionamenti
dei conservatori, spaventati dall’avanzata
del consenso politico della sinistra). Anche
Paul Guzzi, Segretario
dello Stato del Massachussetts, che
controfirmò il proclama, ebbe ad osservare:
“Cinquant’anni di ritardo per eliminare
il tragico errore che ha provocato la morte
di un bravo calzolaio e di un povero
pescivendolo….”
Fu proprio Giorgetti a ricevere per primo la
comunicazione ufficiale fatta al Comitato
Internazionale del Proclama con cui Dukakis
dichiarava l’innocenza di Sacco e Vanzetti:
ebbe l’onore di consegnarla all’on. Pietro
Nenni, che poi, in qualità di Presidente, in
conferenza stampa ne rese noto il contenuto,
ormai patrimonio di tutti noi.