IL CAMPANILE

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Quando i coglioni versano |
di Massimo Bonfatti
Da sinistra a destra e al centro, qualsiasi
siano le intenzioni o l'esito della manovra
finanziaria, tutti stanno a ripetere (e in
questo sono tutti uguali, senza
distinzioni!) che il ”rigore” è
necessario perchè il paese ha vissuto al di
sopra delle proprie possibilità.
Ora vorrei sapere di che paese si tratta, o
meglio, in quale paese ho vissuto io.
Vengo da una famiglia semplice (mamma
casalinga, padre operaio), dove l'hobby più
diffuso era sbarcare il lunario. Non mi
ricordo di essere mai andato in vacanza con
la mia famiglia. Per far passare i mesi
estivi, nella canicola della pianura, si
andava all'oratorio o, col prete, a tuffarsi
nel fiume. Non mi sono mai lamentato e
nemmeno mi lamento ora, perchè a vederle con
il senno del poi, quelle estati erano
meravigliose perchè si era giovani.
E così sono cresciuto... liceo,
università... Ho contestato credendo di
combattere per una società migliore...ma le
tasche erano sempre vuote... Piene però di
speranza e, soprattutto, della speranza di
lasciare qualcosa di buono per i miei figli.
E i figli sono arrivati e con essi gli anni
della maturità. Con senso di responsabilità
ho fatto mio l'hobby dei mie genitori:
sbarcare il lunario.
Forse ho fatto qualche vacanza in più
(campeggio), non per scialare la
tredicesima, ma perchè lo sentivo dovere di
genitore verso i propri figli.
E' già da diversi anni che non faccio più le
vacanze, e se le faccio è perchè ho fatto
mio, non avendo alternative, il proverbio: ”Chi
trova un amico trova un tesoro”. Mi
sono consolato, per placare e giustificare
la mia indisponibilità, con i rapporti umani
e con la generosità e l'affetto di chi mi ha
offerto, alcune volte, la sua casa di
vacanze.
Quest'anno le vacanze non le ho fatte e non
le farò (a meno di qualche improvvisa
offerta).
Non mi sono mai lamentato e nemmeno mi
lamento perchè ho visto mia figlia crescere
in salute e sto vedendo mio figlio crescere
in salute.
Per fortuna ho il lavoro. La mia è una
famiglia monoreddito, ma barando con la
dimenticanza, con le piccole astuzie, con
dilazionamenti e piccoli artifici di
un'economia domestica al limite, ho sempre
onorato le mie spese, pagato le tasse. Ho
accettato sempre i sacrifici guardando chi
stava peggio di me.
Momenti difficilissimi ce ne sono stati,
dovuti soprattutto alla salute (mia, per
fortuna: tre infarti).
Ma mi dicevo sempre: continua, resisti! Sono
anni che paghi i contributi, ci sarà la
pensione, ci sarà la liquidazione... potrai
investire in qualcosa e assicurare un inizio
di futuro a Marco, che ha solo 5 anni.
Era l'unico (banale e stupido) sogno che
avevo.
Il sole di ferragosto ha sciolto questo
sogno.
Non posso più investire nella pensione e nel
TFR: quando li riceverò? Non posso nemmeno
permettermi un mese senza retribuzione
(stipendio o pensione o TFR che sia!).
Quando in banca ci sono 100 euro a fine
mese, faccio salti di gioia. Sono contento
che la mia auto che ha più di 15 anni, vada
avanti lo stesso (in questo senso ho vissuto
al di sopra delle mie possibilità, o meglio
delle possibilità della mia auto). Sono
contento che non si sia rotto niente!
Ma sono felice: sono ancora vivo!
...E sono riconoscente! Riconoscente a
questo stato che mi ha permesso di
continuare a respirare (anche se, ogni
tanto, l'aria è inquinata), riconoscente a
questo governo che mi ha fatto capire che
bisogna sposare l'etica del sacrificio...
E mi sacrificherò... per non aspettare che
sia lo stesso stato che mi sacrifichi; per
far sì che smetta di speculare sulla mia
aspettativa di vita augurandosi una mia
prematura scomparsa prima dell'incasso.
Sacrificherò tutto il mio tempo libero e le
mie forze per denunciare i delinquenti che
ormai mi hanno tolto il futuro; userò ogni
strumento per combattere; userò tutta la
violenza della nonviolenza; non mi farò più
scrupoli di stupida sudditanza. E' il tempo
della contestazione e della protesta, senza
bisogno di trovare giustificazioni, perchè
la storia ormai ce la ha fornite, anche se
molti sembrano no rendersene conto.
Piuttosto di trovarmi alla fine di una vita
lavorativa con la prospettiva, non di
continuare, ma di ricominciare nuovi e più
pesanti sacrifici, meglio riprendere la
lotta, perchè mio figlio possa dire che non
sono stato io a ipotecargli un futuro senza
speranza e affinchè possa affidargli il
testimone della consapevolezza e del giusto
ricordo e di una eredità morale che lo aiuti
a sopravvivere nei suoi tempi della
maturità.
RIPRENDIAMOCI LA PIAZZA!