IL CAMPANILE
|
Furto cavi di rame |
Ogni giorno, senza tregua, si segnalano
furti di cavi in rame delle linee sia
elettriche che telefoniche, con ovvi
consequenziali annosi problemi sia per la
Società ENEL che Telecom Italia,
ma a subire del mancato servizio sono i
Cittadini ed ancor di più le Aziende, gli
operatori commerciali, agricoli ed artigiani
che, possono anche fare a meno, in alcuni
casi, della linea telefonica fissa, ma
sicuramente non dell’energia elettrica.
Nessuna produzione e/o qualsivoglia
attività, può fare a meno del primario
servizio. Nell’intera Italia, ad opera di
ignoti, si registrano disservizi e come al
solito, la Puglia ed ancor di più la
Capitanata è in cima alla triste classifica.
Le Forze dell’Ordine cercano in tutti i modi
di porre rimedio, ma il comprensorio è vasto
ed i trafugatori agiscono con sapienza e
scaltrezza, favoriti dalle tenebre,
riuscendo quasi sempre a farla franca… e
quando vengono sorpresi, spesso non hanno
nulla da perdere, considerato che trattasi
il più delle volte di bassa manovalanza
extracomunitaria.
Cosa ne fanno dei cavi rubati? A chi vengono
venduti? Chi sono i veri autori? Chi
acquista i cavi di rame e per farne cosa?
Come ed in che modo, a discapito dell’intera
comunità, si lucra su questa attività?
Una risposta ai quesiti è certa: se nessuno
acquistasse, nessuno si sognerebbe mai di
rubare.
Sul problema è sceso in campo anche il
Movimento Consumatori Puglia, che attraverso
il dr. Bruno Maizzi, fa
sapere: “… immediatamente abbiamo
interpellato le più alte cariche della
Società ENEL, per tutelare o quanto meno
cercare di lenire le conseguenze del
dilagante fenomeno, sollecitando l’immediato
ripristino delle linee trafugate ma, sebbene
le squadre operative della Società, siano
all’opera 24 su 24 ore, non sono in grado di
arginare le malefatte, in quanto per
ripristinare una linea di 1,00Km.
necessitano circa cinque giorni di lavoro
continuativo, mentre per trafugarla, ci
vogliono meno di cinque ore…
Resta ovvio che, mentre si adoperano
riparazioni per un settore,
contemporaneamente avvengono sottrazioni in
altre cinque, sei, sette zone diverse.
Ovviamente la nostra richiesta, non si è
limitata solo a sollecitare il ripristino,
ma anche e soprattutto per far riconoscere
il giusto indennizzo alle Aziende che, in
mancanza del primario servizio hanno subito
indubbi seri danni, che non si limitano
all’attualità, ma si andranno a ripercuotere
anche nei futuri cicli di produzione.
Esempio lampante è quello di una grossa
Azienda Agricola in provincia di San Severo
che, aveva destinato gran parte del fondo
alla produzione di pomodori e non avendo
possibilità di attingere l’acqua dalla
condotta di bonifica, ha sempre irrorato i
suoi terreni con l’acqua dei pozzi
artesiani, con l’ovvio utilizzo di pompe
elettriche. Ebbene, venendo a mancare
l’energia elettrica dal mese di maggio a
tutt’oggi , l’intero raccolto è andato
perduto… e non solo. Il malcapitato
operatore agricolo che, già doveva preparare
il terreno per le colture invernali, non può
assolutamente farlo senza energia elettrica
e quindi si ritroverà a perdere anche il
successivo introito. Ancor di più stanno
patendo le Aziende Zootecniche che sono
state costrette ad acquistare enormi
generatori elettrici a gasolio, con ovvi
maggiori costi, pur di non far morire le
bestie.
L’Autorità Garante dell’Energia, prevede che
per fatti meramente fortuiti (tipo questi),
l’ENEL non dovrà riconoscere alcun
indennizzo, anzi le bolletta/Fatture ENEL
dovranno essere comunque pagata dai
malcapitati Utenti, anche nel periodo in cui
non hanno fruito del Servizio, limitatamente
alle spese fisse dovute bimestralmente ed
ovviamente non al consumo/prelievo che,
ovviamente non c’è stato.
Noi non siamo assolutamente d’accordo con
questa perentoria decisione e/o norma,
magari assunta in tempi non sospetti o
comunque non prevedendo tale annoso e
soprattutto dilagante problema. Non siamo
d’accordo sul fatto che, per diversi mesi,
gli Utenti siano lasciati senza il primario
Servizio e non debbano ricevere equo
indennizzo per i danni patiti.”.