IL CAMPANILE
|
Bombardamenti su Gaza |
In tutti i 360 km² della Striscia di Gaza si
succedono i bombardamenti di elicotteri
Apache, Droni e
cacciabombardieri F16 israeliani
che si aggiungono ai cannoneggiamenti dal
mare. L’offensiva lanciata da Israele dopo
l’attentato di Eliat, immediatamente
scattata senza aprire alcuna inchiesta sui
reali responsabili, colpisce i civili: solo
il primo giorno, 3 i bambini morti su 9
persone.
11,
13 e 2 anni i piccoli angeli schiacciati da
un odio più grande di loro. Con l’unico
peccato mortale di esser nati gazawi. Sabato
20 agosto 2011 alle ore 11 locali le vittime
confermate dagli ospedali sono oltre 40.
Da Facebook a Twitter, i
giovani palestinesi della striscia più
martoriata del Medio Oriente, ostaggi delle
divisioni e corruzioni politiche dei loro
Governi, Fatah e Hamas,
chiedono umanità, stanchi di essere
prigionie-ri, della ferrea volontà del
Governo dei falchi israeliano, che persegue
un sistema di apar-theid in tutti i
Territori Palestinesi e che a Gaza opera un
vero genocidio. Continuo, im-placabile,
passivamente accettato dal mondo.
Il segretario generale dell’ONU
Ban-Ki-Moon ha espresso sdegno.
Come se bastasse a salvare le vite di
persone innocenti, costrette a scrutare il
cielo in attesa di capire dove colpirà la
prossima bomba, quale amico, moglie,
sorella, figlio, fratello, cugino ucciderà.
La conta dei morti aumenta di ora in ora.
Tra sabato e domenica 19-20 agosto 2011
l’attacco semita non è mai cessato: si
sposta da Gaza City a Rafah, da Khan Yunis a
Deir al Bahal fino ai confini con il Sinai,
dove sono stati uccisi anche soldati
egiziani. Lascia dietro di sé cadaveri di
persone già disperate. Già provate
dall’operazione Piombo Fuso del 2008-2009.
La campagna militare delle Forze Armate
Israeliane doveva colpire i miliziani
islamisti di Hamas saliti al potere dopo le
"libere" elezioni volute da USA e Israele.
Che Hamas ha pensato bene di "santificare"
con un bagno di sangue di civili
dissenzienti e militanti di Al Fatah
(500 morti in un solo giorno, neanche
gli israeliani vantano un tal successo).
Invece ha falcidiato più di 2.500 persone -
tra cui centinaia di bambini, migliaia di
civili inermi e qualche (solo qualche)
miliziano.
Il 6 gennaio i carri armati semiti,
provenienti da Israele, hanno sparato due
colpi contro una scuola dell'ONU nel campo
profughi di Jabalya utilizzata come rifugio
dalla popolazione dalla furia dei
combattimenti tra Hamas e l'esercito
israeliano. 30 morti e 55 feriti solo in
questo attacco.
Fortunatamente durante tutto Piombo Fuso,
gli israeliani uccisi dai razzi qassam
sono stati 4 in totale. 16 le vittime degli
ultimi anni. Morti importanti, da ripettare
e onorare. Come da onorare sono i 2.500
caduti palestinesi.
Oggi i Gazawi temono una nuova
campagna, atterriti si chiedono quando
cesserà l’ennesimo massacro.
I nipoti dei sopravvissuti dell’olocausto
usano la stessa tragica matematica dei
nazisti. Ma la centuplicano: 1 israeliano
morto significa 100 cadaveri palestinesi.
L’1 a 10 tedesco è superato.
Vorrei poteste vedere i visi, leggere i
commenti su social network e siti, ascoltare
il susseguirsi dei nomi di morti e feriti,
di luoghi attaccati e palazzi crollati.
Invece non potete. Nessun giornalista
italiano può testimoniare quello che accade
dentro la città-prigione. Vittorio
Arrigoni è morto e Gaza è più sola.
Sappiate però che nella Striscia coraggiosi
e quasi sempre gratis, agiscono reporter,
fotografi, videomaker, giornalisti. CNN,
BBC, Al Jazeera,
Reuters collaborano con loro e
pubblicano notizie verificate alla fonte.
L’Italia tace. Gli articoli hanno la
certezza dei numeri forniti dagli
israeliani, la debolezza dei “si dice”
e dei “dati non confermati” che
riempie ogni articolo senza conferme ha la
flebile voce palestinese. Più spesso c’è
solo il loro silenzio di morte.
Un appello ai giornalisti italiani arriva
dai colleghi impegnati su quel fronte: “le
notizie ci sono contattate i colleghi. Non
solo tutti parziali, non sono tutti
hamaisti, o terroristi: il
pregiudizio comune non vi spinga, cari
colleghi giornalisti, a dimenticare
l’obbiettività. L’umanità. Parlate per
favore un linguaggio che non sia il solito,
straziante monologo dettato da Israele.
Indagate. Fate il vostro lavoro. Ricordate
il valore della nostra professione. Basta
guardare: video, foto, dichiarazioni
mediche. Già dalle immagini potrete vedere
bimbi straziati, abbrustoliti,
letteralmente, da armi non convenzionali e
proibite dalla legislazione internazionale
come le bombe al fosforo bianco. Guardare e
scrivete. Per favore. Contribuite a far
cessare lo sterminio. Provate a guardare
quelle facce stravolte, quella carne
lacerata, carbonizzata, violentata. Dopo io
credo, potrete pubblicare articoli più
imparziali di quelli pieni di ignoranza che
funestano in questi giorni web e carta
stampata. Questa informazione univoca deve
finire. Ne va della nostra professione.
Nessun distinguo: sono tutti vittime e
carnefici. Palestinesi e israeliani: come
insegna Albert Camus
l’uno si trasforma nell’altro durante
l’asprezza di una guerra. Nessuna presa di
posizione contro gli uni per gli altri. Solo
la richiesta di usare l’umanità che solo una
verità approfondita determina, di saper
guardare la differenza tra Popolo e Governo.
Le parole possono essere paragonate ai raggi
X; usate a dovere, attraversano ogni cosa.
Ecco. Siate i raggi x di questo conflitto.
Raggi x anziché fotocopie. Perché ora i
media italiani non pubblicano analisi e
approfondimenti bilaterali, scrivono le
parole di una sola parte offesa.
Dimenticando che questa è anche parte in
causa. Una parte belligerante, attiva si: di
Droni, Apache, F16. Attivamente omicida
verso i civili così come lo è Hamas.
Fortunatamente a oggi sono 10 le vittime
israeliane tra soldati e cittadini. Sui 40
morti palestinesi, solo 3 i miliziani.
Lo squilibrio inizia dalle vostre penne
incerte. Aiutate Gaza e i Gazawi. Non Hamas.
Il Popolo palestinese. Il popolo della
Striscia. Gente, persone, non terroristi.
Aiutateli ritrovando l’equanimità persa. I
pregiudizi di cui sono vittime li uccidono
ogni volta.”.
Come scrive Vittorio Arrigoni sul libro
Gaza Restiamo Umani, "se ognuno di
noi fosse solo per un minuto al giorno
palestinese così come i nostri nonni sono
stati ebrei, non ci sarebbe questa strage
impunita e inascoltata.".
Oggi si ripete la discriminazione razziale,
oggi la Striscia di Gaza è un lager a cielo
aperto. Che non può liberarsi di nessuno dei
suoi aguzzini. Non del proprio Governo di
Hamas, che impone un vero Stato di Polizia.
Non delle persecuzioni israeliane, che
falcidiano vittime inermi. Non del silenzio
assordante del mondo che pare non
considerarli umani.
Perchè non si mette sotto processo Israele
per genocidio?