IL CAMPANILE

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Mr. B vada via, Italia non è "una merda" |
di Massimo Donadi
"L'Italia è il Paese che amo". Era
il Silvio Berlusconi degli
esordi, quello delle calze sulle telecamere,
dei videomessaggi distribuiti urbi et
orbi come il verbo del nuovo messia
liberale. Era il 1994 e il Cavaliere
sfoderava sempre il sorriso a 100 denti, le
sue intemerate erano al massimo il "mi
consenta". Erano bei tempi. C'era voglia di
cambiamento. Poi venne eletto e l'Italia
cambiò addirittura in peggio, perché il
virus del berlusconismo ha
contagiato istituzioni, politica, cultura,
società.
Ci vorranno anni per debellarlo.
Insomma, quello era il Berlusconi degli
esordi, con la carica pubblicitaria di un "Mastro
Lindo" che voleva pulire il Paese. Oggi
si riduce a parlare con un Lavitola
qualunque, che se non sbaglio ora è
latitante, e a dire "vado via da questo
paese di merda".
Uao, complimenti mister B. Proprio
lei che lo governa da dieci anni (a parte i
soli due anni di governo Prodi)?!
Non si vergogna neanche un po' di queste
parole?!
In quella frase c'e' tutto il personaggio:
uno che se ne fotte dei problemi dei
cittadini e che pensa solo ai suoi interessi
(i suoi affari sono saliti alle stelle da
quando è in politica) e a salvare se stesso.
Degli altri, degli italiani, non gliene
frega niente.
Presidente se lo ritiene opportuno se ne
vada.
Basta dare un'occhiata sulla rete per
rendersi conto che moltissimi hanno preso
questo sfogo (me ne vado) come un auspicio.
Se ne vada mr B, ha già fatto
troppi danni, ma non offenda l'Italia, che,
nonostante questo governo di uomini piccoli
piccoli, resta un grande paese. E si metterà
alle spalle questo brutto periodo,
dimenticherà lei, Bossi,
Tremonti, il dito medio, i
"vaffanculo", le mignotte, i
bunga bunga, i ministeri al Nord
(peraltro ancora chiusi perché l'importante
è lo spot, la sostanza non conta). Se ne
vada per la sua strada, l'Italia ha un lungo
cammino da compiere.