Partiti i lavori utili alla realizzazione del progetto, che, sostenuto da Fondazione ‘CON IL SUD‘, il frantoio ad inclusione sociale, coinvolge persone con disagio psichico.

di Redazione —

Sono ufficialmente partiti nei giorni scorsi, a Chieuti, in Provincia di Foggia, i lavori per costruire il frantoio nell’ambito del progetto Hopeificio, sostenuto dalla Fondazione CON IL SUD, che ha l’obiettivo di chiudere la filiera corta di produzione di “Volìo”, l’olio extravergine d’oliva dal gusto dell’inclusione sociale e lavorativa.
Lo scorso 27 luglio veniva stipulato il contratto di fitto dei terreni di proprietà comunale tra il Comune di Chieuti e la cooperativa sociale Ortovolante in cui sarà realizzato l’opificio. L’avvio del cantiere segna il tassello finale dell’iniziativa, che, in questi anni, ha visto un gruppo di beneficiari con disabilità psichica impegnati nella campagna olearia sui terreni dell’ASP “Castriota e Corroppoli” di Chieuti attraverso il progetto.
I beneficiari sono tutti assunti con regolare contratto da braccianti agricoli nella cooperativa Ortovolante, dove Paolo, Luigi e Roberto hanno seguito tutto il percorso di formazione teorica e pratica connesso al ciclo produttivo dell’olio extravergine che prevede: potatura, raccolta delle olive, molitura ed imbottigliamento dell’olio.
Ora, grazie alla realizzazione del mini-frantoio dalle dimensioni ridotte, ma dotato di macchinari altamente tecnologici, sarà possibile effettuare la trasformazione diretta dell’olio senza rivolgersi a frantoi esterni, come hanno fatto nelle ultime due stagioni di raccolta.

HOPIFICIO: il cantiere, la raccolta delle olive e gli interventi di De Pasquale e Paolo D’Amelio

«Finalmente siamo nella fase di realizzazione del frantoio e a breve sarà pronto il capannone dove saranno svolte tutte le attività di produzione dell’olio ‘Volìo’. Tutto il progetto è basato sull’obiettivo di creare possibilità di inclusione per persone che hanno incontrato difficoltà nel loro percorso di vita. In particolare, “Hopeificio” riguarda ragazzi, giovani e adulti con trascorsi di problematiche legate al disagio mentale. Il lavoro è lo strumento più importante per arrivare ad una vera e significativa integrazione e a ridare dignità alle persone ed un ruolo da cittadini attivi. Volìo rappresenta tutto questo, perché ‘Volìò’ fa bene alla salute mentale», spiega Carmine Spagnuolo, Presidente di Ortovolante.

«Essere impegnati aiuta a non pensare alle cose negative, ai problemi che ci portiamo dietro. Da quando lavoro a questo progetto mi sento molto meglio, sono pieno di vita, di voglia di fare, di lavorare. Tutto questo ci aiuta nel rinserimento nella società. La cooperativa è una piccola società e piano piano ci reinseriamo nella grande società, nel resto del mondo»., commenta Paolo D’Amelio, che in questi anni è passato dal vivere una condizione di disagio, come quella da persona senza dimora, a bracciante e socio di Ortovolante.

Sempre in questi giorni è ripresa anche la raccolta delle olive che vede, i braccianti agricoli, insieme agli operatori Francesco De Pasquale, Domenico Melchiorre, all’agronomo Francesco Di Lucia e ai ragazzi del servizio civile, bacchettare gli alberi da ulivo per far “piovere” nelle reti stese a terra le olive destinate a trasformarsi in “Volío”, con il sogno di rafforzare l’offerta di servizi rivolti a persone con disabilità psichica e contrastare lo stigma nei confronti di quanti affetti da questa forma di disagio. 
Leccino, Peranzana, Frantoiana e Provenzale, sono tante le tante varietà di olive da raccogliere, così, come sono tante le diversità che si intrecciano in questo cammino che restituisce speranza ed inclusione socio-lavorativa a chi vive una condizione di disagio. In questa attività di inserimento socio-lavorativo di agricoltura biologica, che ha innovazione ed inserimento, come parole d’ordine, i braccianti agricoli stanno riscoprendo sé stessi, i loro talenti, delle professionalità che non credevano di avere fino a poco tempo fa. Sono i benefici del progetto “Hopeificio” e dell’ortoterapia in generale, che ha proprio la finalità di creare il senso di comunità, di contrastare lo stigma nei confronti di chi convive con questa malattia e di favorirne reali processi di inclusione.

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