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Una Nota della CEI, Conferenza Episcopale Italiana, chiede solo dei miglioramenti al disegno di legge contro omofobia e transfobia e invita al dialogo senza pregiudiziali, dando così disco verde all’approvazione del ddl che, nel frattempo, è stato calendarizzato al Senato dopo settimane di polemiche e rinvii. Il testo della nota CEI è l’espressione di una Chiesa impaurita, che rinuncia ad affermare la Verità, con un forte complesso di inferiorità davanti al mondo.

di Riccardo Cascioli – Direttore de “La nuova bussola quotidiana

Sarà pure una coincidenza, però appena dopo la pubblicazione ieri mattina della Nota dei vescovi italiani (CEI) sul ddl Zan, si è sbloccata la situazione in Senato e il disegno di legge su omofobia e transfobia, dopo settimane di stallo e polemiche, ha avuto il via libera per la discussione in Commissione Giustizia del Senato.
La calendarizzazione al Senato del ddl Zan, che alla Camera è già stato approvato lo scorso 4 novembre, è passata con 13 voti contro 11, ovvero con il voto contrario del centrodestra. L’esame del testo inizierà quindi entro maggio e relatore sarà il presidente della Commissione Giustizia, il leghista Andrea Ostellari, che era stato accusato dalla sinistra in queste settimane di fare ostruzionismo, ritardando la calendarizzazione.

Ciò che rende particolarmente sgradevole la coincidenza tra la Nota della presidenza della CEI e la calendarizzazione del provvedimento, è l’atteggiamento remissivo e sottomesso dei vescovi italiani, che sembrano quasi chiedere scusa per la loro esistenza. In pratica la CEI non ha alcuna obiezione al fatto che una legge di questo genere sia considerata necessaria; non si preoccupa troppo del fatto che introdurrebbe il reato di opinione (e anche di pensiero), solo un cenno al fatto che la discriminazione non si combatte «con l’intolleranza».
No, la presidenza della CEI chiede soltanto di discutere maggiormente il ddl e di migliorarlo tenendo conto che il testo ha suscitato dei «dubbi (…) condivisi da persone di diversi orizzonti politici e culturali». Che tipo di dubbi? Sostanzialmente il fatto che il testo del ddl mette «in questione la realtà della differenza tra uomo e donna», argomento sostenuto anche da settori del femminismo. E infatti il sito di Avvenire, il quotidiano della CEI, accanto alla notizia dell’approvazione della discussione in Senato, metteva il parere della “femminista genovese” Sandra Morano che lamenta la volontà di superare il sesso biologico.
Certo, è un tema importante quello dell’ideologia di genere, ma non solo nella Nota CEI non la si nomina esplicitamente, ma neanche si fa cenno all’aspetto più inquietante: ovvero l’indottrinamento gender a scuola fin dall’infanzia, quella odiosa “colonizzazione ideologica” più volte denunciata con forza da papa Francesco.
Soprattutto non si ha il coraggio di affrontare il nodo centrale del ddl Zan: cioè che il vero scopo della legge è di impedire ogni voce contraria all’ideologia gender e all’agenda LGBT…. Così la Nota CEI asseconda la falsa idea che ci sia davvero in Italia una emergenza omofobia e transfobia, dilungandosi sul «tempo di discriminazioni e violenze» in cui viviamo e che trova più esposti questi «nostri fratelli e sorelle», quando ufficialmente in Italia si registra appena una media di 26.5 crimini d’odio l’anno legati all’orientamento sessuale; fa anche finta che lo scopo della legge sia effettivamente punire le eventuali violenze contro omosessuali e transessuali, quando è ben noto che ci sono leggi a sufficienza che lo fanno già.
Così la Nota tace sull’attentato alla libertà di opinione e di espressione che il ddl Zan comporta, attentato che tocca al cuore anche la libertà della Chiesa. La legge non è ancora in vigore ma già sono numerose le intimidazioni che abbiamo registrato contro quei pochi preti che hanno ancora il coraggio di dire la verità sull’uomo e sulla famiglia. E purtroppo, dobbiamo dire, questi preti non trovano adeguata difesa da parte dei rispettivi vescovi. In ogni caso già oggi affermare pubblicamente che esiste una sola famiglia, naturale, fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, è un’azione ad alto rischio, malgrado sia scritto nella Costituzione. Così è opporsi al riconoscimento delle unioni omosessuali, all’adozione da parte di coppie gay e ora anche all’utero in affitto.
È un disegno di legge che ha solo una motivazione ideologica, che per sua natura non accetta il confronto con la realtà né può accettare soluzioni di compromesso. È frutto di una ideologia violenta e totalitaria, e i nostri vescovi, con un filo di voce, dicono “Parliamone”, “Facciamo pure la legge, ma per favore, smussiamo un po’ gli angoli”. È l’immagine di una Chiesa impaurita, timorosa e incapace di affermare la Verità, una Chiesa con un forte complesso di inferiorità davanti al mondo.
Ovvio che una Nota come quella suoni come un via libera alla legge e indebolisce i già pochi che in Parlamento cercano di organizzare una resistenza. Per non parlare dei cattolici che testimoniano nella società e nel loro lavoro la fedeltà alla concezione di uomo e di famiglia rivelataci da Cristo. Sembra la replica di quanto accaduto con la legge Cirinnà.
Come potranno le scuole cattoliche impedire l’invasione dell’ideologia gender nei programmi scolastici e resistere all’imposizione di attivisti LGBT, per lezioni sulla sessualità? Come faranno gli psicologi ad aiutare le persone che vivono con disagio l’attrazione verso le persone dello stesso sesso? Cosa succederà ai giornalisti e ai docenti che non si rassegneranno alla menzogna? E come faranno i preti – quelli che ancora lo fanno – a insegnare il progetto di Dio sull’uomo e sulla donna?
Soli e abbandonati a se stessi, nei tribunali si troveranno accusati anche da preti e vescovi. Già succede, con la legge Zan diventerà normale.

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