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DI PIETRO: «Non vedo come Conte non possa non essere indagato, dopo Salvini.».

di Redazione —

«Mi disturba il comportamento pilatesco di chi adesso vuole scaricare solo su Salvini una responsabilità politica che è anche di altri membri del governo», dice Antonio Di Pietro, ex PM di Mani pulite e fondatore di Italia dei Valori, in un colloquio con ‘Il Giornale’, riportato dall’AGI, Agenzia Giornalistica Italiana, facendo riferimento all’articolo 40, secondo comma, del Codice Penale, sottolineando: «non impedire un evento, che si ha l’obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo.

In questo caso l’ex premier, Giuseppe Conte, il capo dell’esecutivo, era, all’epoca del ‘caso Gregoretti’, il Pubblico Ufficiale che avrebbe dovuto impedire il reato ministeriale», cioè il sequestro di persona, reato del quale è accusato il senatore Matteo Salvini.
Quindi, «o Salvini ha tutelato l’interesse nazionale o si è mosso per un interesse personale e ha violato il codice. Delle due, l’una», dice Di Pietro, incalzando: «il Senato e Conte hanno optato per la seconda strada, ma allora, paradossalmente, la posizione del premier si aggrava. Pure lui rischia di scivolare dentro la querelle giudiziaria. A questo punto non vedo come Conte non possa non essere indagato, dopo Salvini.».

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