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FLORINDO: «La tempestiva divulgazione dei comunicati dell’INGV ha offerto al pubblico tutte le informazioni corrette indicando in real-time  la vera portata dell’evento  ed evitando, oltretutto, la facile strumentalizzazione di eventuali notizie non veritiere riprese dai social.».

di Piero Mastroiorio

Eventi eruttivi parossistici, cioè, colate di materiale lavico, gas ad alta temperatura e alta velocità, come quello avvenuto nel pomeriggio dello scorso 16 febbraio 2021, all’Etna, che, come, riportato dall’INGV-OE, intorno alle 16:05, un trabocco lavico, dal versante orientale del Cratere di Sud-Est, ha determinato un parziale collasso del cono, generando una colata lavica lungo la parete occidentale della valle del Bove.
Seppur non costituendo novità, per quel vulcano, che negli ultimi decenni ha prodotto centinaia di eventi simili, resta lo spettacolo della forza della natura, la copiosa quantità di cenere e detriti caduta su alcuni comuni etnei che ha ricoperto strade, auto, piazze e monumenti di cenere e lapilli.

Sono fenomeni naturali che benché importanti e spettacolari, quasi sempre non costituiscono pericolo per le popolazioni etnee. Tuttavia, la nube piroclastica che si forma nel corso di queste eruzioni può innalzarsi in atmosfera per vari chilometri condizionando il traffico aereo nel Mediterraneo centrale. Allo stesso tempo, la cenere che ricade al suolo può rendere pericolosa la circolazione dei veicoli sulla rete stradale e può determinare anche un temporaneo mutamento dell’aria delle zone interessate.
La colonna eruttiva è stata vista anche a grande distanza da buona parte della Sicilia orientale e dalla bassa Calabria: l’intensa attività stromboliana con l’emissione di alte fontane di lava, l’ampiezza dei tremori vulcanici e dei segnali infrasonici si mantengono su livelli elevati.

«L’INGV è ben organizzato per affrontare queste fenomenologie eruttive, attraverso ricercatori e tecnici altamente specializzati e mediante sale operative tra loro interconnesse ed operanti H24. L’eruzione di ieri è stata, quindi, seguita sin dalle primissime fasi rispettando precisi protocolli operativi finalizzati a comunicare tempestivamente l’evoluzione dei fenomeni al Dipartimento della Protezione Civile nazionale e curando con particolare attenzione anche la comunicazione degli eventi alla popolazione», spiega Fabio Florindo, Presidente facente funzioni dell’INGV, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, che conclude: «In casi come questo l’imponenza della nube eruttiva e la rapidità con cui è avvenuto il fenomeno possono creare un allarme tra la popolazione. La tempestiva divulgazione dei comunicati dell’INGV ha offerto al pubblico tutte le informazioni corrette indicando in real-time  la vera portata dell’evento  ed evitando, oltretutto, la facile strumentalizzazione di eventuali notizie non veritiere riprese dai social.».

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