PATRICIELLO: «La scarsità di materie prime e l’aumento dei prezzi in generale stanno causando alle aziende enormi ritardi sui tempi di consegna e sulla prosecuzione dei lavori di qualsiasi tipo. Consentire alle Regioni e alle aziende, impegnate nei lavori, 12 mesi in più, sia il minimo che si possa fare, per evitare un sanguinoso spreco di fondi europei…».

di Redazione —

«Sulla programmazione europea 2014-2020 ha impattato in maniera determinante la pandemia, i cui effetti impediscono in molti casi alle aziende di concludere gli investimenti, entro il termine previsto, con tutte le conseguenze produttive e finanziarie che ne derivano. Ecco perché sarebbe opportuno valutare lo slittamento di un anno a favore delle Regioni per completare la rendicontazione dei fondi sulla programmazione 2014-2020, cosicché le aziende, a loro volta, abbiano tempo fino a marzo/aprile 2024, per completare gli investimenti programmati», si legge nell’interrogazione parlamentare presentata alla Commissione europea da Aldo Patriciello e cofirmata dalla delegazione di Forza Italia al Parlamento europeo, con l’obiettivo di dare più tempo alle Regioni per completare la spesa dei fondi europei della programmazione 2014-2020.

«Non si può far finta di niente. Gli anni di pandemia e in ultimo la guerra in Ucraina hanno avuto un impatto negativo sull’impego dei fondi e sulla programmazione in generale. La programmazione 2014-2020 dei fondi Europei consente alle regioni di poter rendicontare la gestione dei fondi con il meccanismo del N+3. Le Regioni hanno pertanto tempo fino al 2023 per completare tutto il processo di indizione dei bandi, gestione degli stessi, controllo dei soggetti beneficiari ed erogazione della spesa. Noi chiediamo che questo termine sia semplicemente prorogato fino al 2024», spiega l’eurodeputato molisano, Aldo Patriciello, concludendo: «La scarsità di materie prime e l’aumento dei prezzi in generale stanno causando alle aziende enormi ritardi sui tempi di consegna e sulla prosecuzione dei lavori di qualsiasi tipo. Credo che consentire alle Regioni, e, quindi, alle aziende impegnate nei lavori, 12 mesi in più, sia il minimo che si possa fare, per evitare un sanguinoso spreco di fondi europei.».

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