All’Italia potrebbe costare molto, se non si sbriga ad agire efficacemente e con urgenza per ridurre l’inquinamento delle nostre città, presto si troverà a pagare una multa miliardaria per inadempienza alla Commissione Europea, stimata da 1.5 a 2.3 miliardi di €., come sottolineato da Legambiente, nel coso della presentazione del suo dossier “Mal’aria 2021 edizione speciale – I costi dell’immobilismo”, ricordando che ci sono territori dove la salute dei cittadini è stata messa ripetutamente a rischio per le elevate concentrazioni degli inquinanti atmosferici.

di Redazione —

Legambiente nel coso della presentazione del suo dossier “Mal’aria 2021 edizione speciale – I costi dell’immobilismo”, nel ricordare che ci sono territori dove la salute dei cittadini è stata messa ripetutamente a rischio per le elevate concentrazioni degli inquinanti atmosferici, ha ricordato che se l’Italia non si sbriga ad agire efficacemente e con urgenza per ridurre l’inquinamento delle nostre città, presto si troverà a pagare una multa miliardaria per inadempienza alla Commissione Europea, stimata da 1.5 a 2.3 miliardi di €.
«Eppure, l’Italia resta ferma», denuncia l’associazione ambientalista, che, nel suo rapporto, segnala, i ritardi nell’applicazione dei provvedimenti di emergenza e dei piani di risanamento dell’aria, sia da parte del Governo che delle principali Regioni italiane.
«In cima alla classifica di “chi fa di meno” troviamo il Governo nazionale e la Regione Lombardia, entrambi con solo il 15% delle azioni completate. Segue la Regione Piemonte, con solo il 25% delle promesse mantenute. Si difendono con neanche il 40% dei compiti espletati il Veneto e l’Emilia-Romagna», spiega Legambiente.
Tra le promesse attese in autunno, le limitazioni alla circolazione nelle città dei vecchi diesel euro4: al momento, solo l’Emilia-Romagna sembra confermare lo stop con la promessa dello Stato di attuare limiti di velocità più bassi sulle autostrade quando c’è inquinamento, ma «ancora non è stato scritto nessun decreto», come sottolinea l’associazione ambientalista, che rimarca: «tra le promesse, per evitare la multa, anche lo stop al carbone, al gasolio nel riscaldamento, la sospensione dei liquami in agricoltura, limiti alla circolazione dei camion inquinanti e la fine dei sussidi ai diesel: tutti disattesi.».
«Il blocco stagionale delle auto più inquinanti, i diesel euro4, era previsto il 1° ottobre 2020 e prorogato con la scusa del Covid19. Al momento Lombardia, Piemonte e Veneto sembrano intenzionate a bloccarli. Per di più, siamo l’unico Paese dell’arco alpino che non limita la velocità sulle strade e le autostrade per inquinamento, ma Stato e Regioni sono tempestivi a distribuire incentivi per le stufe a legna inquinanti o per le auto a combustibili fossili, che inevitabilmente peggiorano la qualità dell’aria delle nostre città», dice Andrea Poggio, responsabile mobilità sostenibile Legambiente.

Secondo il bilancio riportato da Legambiente nel dossier, sono 11 le città che a inizio settembre hanno sforato, con almeno una centralina, il limite previsto per le polveri sottili, ossia la soglia dei 35 giorni nell’anno solare con una media di PM10 giornaliera superiore ai 50 microgrammi/metro cubo. Maglia nera a Verona e Venezia con 41 giorni di sforamenti, seguite da Vicenza con 40, Avellino e Brescia con 39, Cremona e Treviso con 38, Alessandria, Frosinone e Napoli con 37, Modena con 36.
Il numero di città rischia di aumentare considerevolmente, visto che Padova e Rovigo sfiorano il limite, registrando 35 giorni di sforamento al 6 settembre 2021, mentre la città di Torino ne registra 34. Vicine alla soglia critica anche Asti (con 33 giorni di sforamenti), Lodi e Reggio Emilia (32), Bergamo e Caserta (31) e Parma (30). Città che inevitabilmente supereranno i limiti nel corso dell’autunno e dell’inverno prossimi.
«Sulla base degli allarmanti dati che arrivano dalle città italiane, la Commissione Europea chiederà alla Corte di giustizia Europea di definire a breve l’ammontare della sanzione, a cui l’Italia è già stata condannata il 10 novembre scorso, per il superamento continuativo dei limiti di PM10 negli anni che vanno dal 2008 al 2017. La multa, salatissima, potrebbe comportare il taglio di futuri fondi europei destinati all’Italia, in primis, e poi alle singole Regioni inadempienti», sottolinea Legambiente.
A questo, c’è il rischio, concreto (?) di sommare delle cifre relative alle procedure di infrazione in corso per altri due inquinanti: PM2,5 e NO2, le cui sentenze sono attese nei prossimi mesi.
«L’adozione di misure antismog già da questo settembre 2021, potrebbe essere l’unico modo per evitare il superamento dei limiti giornalieri di polveri sottili durante l’autunno e l’inverno prossimi. Inoltre, la riduzione costante e progressiva degli inquinanti dovrà portare al loro dimezzamento (-55%) entro il prossimo decennio, in accordo con il Piano d’azione europeo “Verso l’inquinamento zero», dice ancora Legambiente,  che attraverso il suo presidente nazionale, Stefano Ciafani, dichiara: «Abbiamo scritto al Commissario europeo all’Ambiente, il lituano Virginijus Sinkevičius, per esprimere la nostra preoccupazione circa l’inefficacia e i ritardi delle politiche italiane nel miglioramento della qualità dell’aria, sottoponendogli i risultati emersi dal report Mal’Aria e chiedendogli di sollecitare le nostre istituzioni ad agire prima della definizione della multa europea.».

Di tutta questa problematica, quanto conoscono i cittadini? Quale è il livello di consapevolezza degli italiani sulle condanne del nostro Paese per inadempienza alle misure antismog richieste dalla Commissione Europea?

Alle domande risponde agevolmente l’ultimo sondaggio IPSOS–Legambiente, elaborato da IPSOS PA nell’ambito della campagna Clean Cities, che ha intervistato circa 1.000 italiani dai 18 ai 75 anni dal 31 agosto al 2 settembre 2021: «Di questi, solo il 27,5% sa che l’Italia è stata condannata dalla Corte di Giustizia Europea per eccessivo inquinamento, e una grande maggioranza, il 77%, pensa che la sanzione sia stata meritata. Ancora più severo lo sguardo dei giovani: l’85,8% della popolazione intervistata con età compresa tra i 18 e 30 anni è convinto che la condanna sia stata meritata perché “si sarebbe potuto fare di più.».
A giudicare dal sondaggio, inoltre, l’80% degli intervistati considera il Governo nazionale come il maggiore responsabile, il 70% attribuisce maggiori responsabilità ai presidenti di regione, il 21,5% chiama in causa soprattutto i sindaci e ben il 29% pensa che l’inquinamento sia conseguenza dei nostri comportamenti; una consapevolezza, quest’ultima, più radicata tra i giovani.
Idee chiare anche sulle cause principali dell’inquinamento in città: il 63% degli italiani pensa che il traffico sia responsabile di “quasi metà dell’inquinamento” e che nelle nostre città circolino un numero eccessivo di automobili.
Quasi unanime la richiesta di incrementare il trasporto pubblico elettrico, tanto che il 68% la considera la misura più urgente, seguita da quella di aumento delle superfici verdi e alberate, 50% delle priorità. L’estensione dei percorsi pedonali (20%) e la realizzazione di spazi per il parcheggio di bici e monopattini, è richiesta soprattutto dai 30-40enni.

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