Fotografata la demografia italiana nel rapporto ISTAT: minimo storico delle nascite dall’Unità d’Italia, mortalità più alta dal secondo dopoguerra e dimezzamento dei matrimoni.

di Redazione —

Presentato, lo scorso 9 luglio 2021, a Palazzo Montecitorio, il “Rapporto annuale 2021. La situazione del Paese”, dall’ISTAT, Istituto nazionale di Statistica, che ha dato la seguente fotografia  della demografia italiana nel 2020: minimo storico di nascite dall’Unità d’Italia, solo 404.000 bambini, con un calo pari 3,8%, mortalità più alta del secondo dopoguerra, calo dei matrimoni, – 47,5% delle nozze celebrate e rallentamento delle migrazioni, che hanno accentuato il declino della popolazione, una tendenza che va avanti da tempo, come sottolinea il Presidente dell’ISTAT, Gian Carlo Blangiardo :  «Il quadro demografico nel 2020 è contraddistinto dal nuovo minimo storico di nascite dall’Unità d’Italia e da un massimo di decessi dal secondo dopoguerra. Tra i fattori determinanti dell’andamento della popolazione, anche per i riflessi sui progetti di vita individuali, vi è il calo eccezionale dei matrimoni. I primi dati relativi al 2021 rafforzano la convinzione che la crisi abbia amplificato gli effetti del malessere demografico strutturale che da decenni spinge sempre più i giovani a ritardare le tappe della transizione verso la vita adulta, a causa delle difficoltà che incontrano nella realizzazione dei loro progetti.».

Nel 2020 è stato registrato numero più alto di decessi dal secondo dopoguerra: 746.146, oltre 100.000 in più rispetto alla media del quinquennio precedente. L’incremento più consistente c’è stato tra persone con oltre 80 anni. L’aumento del rischio di mortalità ha ridotto l’aspettativa di vita alla nascita di 1,2 anni su base nazionale, segnando un ritorno ai livelli del 2012. L’età medio degli uomini è scesa sotto gli 80 anni, quella delle donne sotto gli 85 anni. Nel 2021 la mortalità si è progressivamente ridotta e l’attuale tendenza è quella di un ritorno entro i livelli dell’epoca pre-pandemica., come si legge nel rapporto: «La pandemia ha avuto un effetto drammatico sulla mortalità, non solo per i decessi causati direttamente, ma anche per quelli dovuti all’acuirsi delle condizioni di fragilità della popolazione, soprattutto anziana. Nei primi due mesi della crisi sanitaria sono aumentati i decessi legati a patologie per le quali la tempestività e la regolarità delle cure è spesso decisiva. I ritardi e le rinunce a prestazioni sanitarie, finalizzate alla cura di patologie in fase acuta o ad attività di prevenzione, avranno delle conseguenze sulla salute della popolazione. I dati più recenti sull’attività di assistenza sanitaria territoriale, visite specialistiche e accertamenti diagnostici misurano una diminuzione generale delle prestazioni, anche di quelle indifferibili.».

Per quanto riguarda lo stato di salute dei cittadini, lo shock organizzativo del sistema sanitario ha portato al calo del ricorso a prestazioni medico-ospedaliere. Le prestazioni indifferibili si sono ridotte del 7% contro una diminuzione del 24% di tutte le prestazioni, ma l’aumento dei rischi sulla salute dei cittadini legato a questo aspetto è “difficilmente quantificabile”, ha detto il presidente dell’ISTAT.
La conseguenza della pandemia sulla demografia fa sì che la crisi indotta dall’emergenza sanitaria abbia accentuato trasformazioni strutturali già in atto nel paese. Nel 2020 i matrimoni si sono dimezzati, con una perdita di 87.000 nozze e le nascite fanno segnare un minimo storico, come si legge nel Rapporto: «I 404.104 nati conteggiati nel bilancio dell’anno segnalano nuovo calo del 3,8%, che solo in parte sconta diminuzione registrata a novembre e dicembre e raggiunge dimensione di quasi il 30% nel confronto con 2008».
Un segnale confortante viene dal lieve aumento dei nati a marzo 2021, ma “la seconda ondata potrebbe influire sulle prossime nascite” e c’è da segnalare che i nati da genitori stranieri sono diminuiti ancor più rispetto ai nati da italiani.

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