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Le ‘equilibriste’ è il report annuale di Save the Children che riporta la situazione delle donne e delle mamme in Italia riguardo al lavoro di cura, la denatalità, le mamme e il lavoro e i servizi di sostegno all’infanzia nell’ultimo tragico periodo italiano.

di Redazione —

Nell’anno della pandemia 96.000 mamme con figli minori hanno perso il lavoro. Tra di loro, 4 su 5 hanno figli con meno di cinque anni: sono quelle mamme che a causa della necessità di seguire i bambini più piccoli, hanno dovuto rinunciare al lavoro o ne sono state espulse.
Le nascite in Italia hanno registrato una ulteriore flessione, meno 16.000 nel 2020 (-3,8% rispetto all’anno precedente).
Una situazione che si è solo aggravata con il Covid, ma che già prima della pandemia vedeva molte donne lasciate fuori dal mercato del lavoro a causa dell’impossibilità di coniugare vita lavorativa e familiare e realizzazione personale.


Questi alcuni dei dati contenuti nell’ultimo rapporto “Le equilibriste: la maternità in Italia 2021”, con cui Save the Children analizza la condizione delle madri durante la pandemia sottolineando le tante difficoltà che hanno dovuto affrontare milioni di mamme in Italia, che già nell’essere donne partono penalizzate e quando diventano madri i numeri del lavoro si fanno ancora più drammatici, come si legge nel rapporto: «Quello che è stato definito l’“esercito involontario del focolare” ingrossa le sue fila anno dopo anno: nel solo 2019, le dimissioni o risoluzioni consensuali del rapporto di lavoro di lavoratori padri e lavoratrici madri hanno riguardato 51.558 persone, 2 su 5 a causa delle difficoltà di conciliazione. La distanza tra i generi è ancora siderale: oltre 7 provvedimenti su 10 (37.611, il 72,9%) riguardavano lavoratrici madri.».
Sui redditi delle madri, non su quello dei padri, pesa una child penality all’arrivo di un figlio o anche solo alla prospettiva di diventare madri. I redditi insomma sono inferiori, non solo sul breve periodo ma anche dopo anni. Si stima per esempio che dopo 15 anni una donna che sia anche madre abbia un salario lordo annuale inferiore del 53% rispetto a una donna senza figli.
Alla base di questa penalità, dice Save the Children, ci sono distorsioni sul mercato del lavoro e possibile discriminazione delle madri come pure la scelta di molte donne di dedicare più tempo alla cura della famiglia e si dovrebbe magari indagare quanto questo sia una scelta volontaria e quanto rifletta stereotipi di genere.

«Sono in totale 456.000 i posti di lavoro evaporati (-2% rispetto al 2019) e le più colpite sono le donne che rappresentano 249 mila unità (-2,5%) rispetto ai 207 mila uomini (-1,5%). In particolare, guardando al versante delle madri, il saldo delle occupate fa segnare un calo di -96 mila donne tra il 2019 e il 2020, di cui in particolare 77 mila in meno tra coloro che hanno un bambino in età prescolare, -46 mila tra chi ha un figlio alla primaria (6-10 anni), mentre risultano aumentate le madri occupate con figli da 11 a 17 anni (+27 mila)», si legge ancora nel rapporto, che sottolinea la pandemia abbia aggravato tante situazioni. Dal punto di vista del lavoro la crisi ha colpito di più i giovani e le donne, impiegati in settori più esposti alla crisi. Ha poi portato a uno stress estremo la gestione della vita familiare travolta dal confinamento (lockdown), dal lavoro da casa, per chi stava in smart working e dalla didattica a distanza, che è ricaduta in gran parte sulle donne. Nuove modalità di lavoro, cura dei figli, DAD e maggior carico di lavoro domestico sono ricaduti soprattutto sulle donne, contemporaneamente.
Il rapporto di Save the Children parla di shock organizzativo familiare e di stress da conciliazione, espressioni che rivelano anche la ricerca di un “nome” in grado di inquadrare le conseguenze della pandemia sulla famiglia e sulle madri. Secondo le stime, lo “shock organizzativo familiare” causato dal lockdown, avrebbe riguardato circa 2.900.000 di famiglie con figli minori di 15 anni in cui entrambi i genitori o l’unico presente erano occupati. Lo stress da conciliazione è stato più alto fra i genitori che non hanno potuto né lavorare da casa né fruire di servizi per la cura dei figli, quasi 853.000 famiglie con figlio fino a 14 anni.

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