Una ricerca, del Centro per il libro e la lettura e Associazione italiana editori, rivela come la pandemia lascia in eredità, all’Italia della lettura, sempre più disuguale e divisa, una diminuzione di italiani che leggono, mentre chi legge lo fa più di prima e compra più libri, con le fasce più deboli, con basso titolo di studio e persone che vivono nel Sud, leggere sempre meno libri.

di Redazione —

Una ricerca, “Leggere in pandemia #1 – Nuovi percorsi di lettura degli italiani” realizzata dalla collaborazione fra Centro per il libro e la lettura e AIE, Associazione italiana editori, presentata lo scorso 14 ottobre 2021, al Salone del Libro di Torino, rivela come, quella che la pandemia lascia in termini di lettura e libri, sia un’Italia sempre più disuguale e con gli italiani che leggono in diminuzione, anche se, chi legge lo fa più di prima. I lettori italiani, quest’anno, sono il 56%, in calo rispetto al 2020 che erano pari al 59% del 2020 ed al 2019 che erano il 65%, con un’età compresa tra i 15 ed i 75 anni, che hanno letto almeno un libro, compreso manuali, ebook e audiolibri, negli ultimi 12 mesi, anche solo in parte. Il recupero della lettura che c’era stato fra maggio e ottobre 2020 non è sufficiente a coprire le perdite. I forti lettori però aumentano, leggendo più di prima, con più intensità, e comprando più libri di prima. Tanto è vero che quasi il 60% delle copie di libri vendute finisce nelle mani di chi legge più libri.

Sono dati drammatici, perché testimoniano che «l’Italia della lettura è sempre più divisa» e presenta un’area di non lettura collegata alla debolezza sociale, economica e culturale, quindi, le fasce deboli della popolazione non leggono, come sottolinea il presidente dell’AIE, Ricardo Franco Levi: «È da tempo che diciamo che la lettura è un’emergenza nazionale. Come evidenziato dalla ricerca, la vera emergenza è proprio questa: le disparità all’interno della società italiana.».
«La non lettura è sempre più connotata come una condizione correlata al livello socio-economico, culturale e geografico: le fasce più deboli (basso titolo di studio, basso livello tecnologico, area geografica di residenza, ecc.) e chi vive nel Sud legge sempre meno libri», evidenzia la ricerca.

La pandemia, poi, ha accentuato gli squilibri che caratterizzano la lettura e il mercato dei libri, tanto che «i forti lettori leggono ancora di più e comprano ancora più libri» ma il numero dei lettori diminuisce. Aumenta, fra chi legge, l’intensità della lettura e chi compra libri lo fa più di prima. Il numero medio di libri a stampa, ebook e audiolibri fruiti sale infatti a 7,8 contro i 7,2 dell’anno precedente e i 6,6 del 2019. Aumenta rispetto al 2019 anche il tempo dedicato alla lettura: chi legge un’ora ogni giorno è oggi il 15% della popolazione, era il 9% due anni fa», rendo più forti le disuguaglianze rendendole più acute: «La non lettura è sempre più condizionata dal livello socio-economico, culturale e geografico: le fasce più deboli, con basso titolo di studio e le persone che vivono nel Sud, leggono sempre meno libri.».
Le disparità sono anche geografiche: a Nord, Centro e Sud, i lettori sono in calo, ma a Nord, sono, oggi, il 59% ed erano il 63% nel 2019, al Centro sono il 56% ed erano il 61%, due anni fa, mentre, a Sud sono il 35% ed erano il 41% nel 2019. Il divario Nord-Sud si accentua e passa dal 22% al 24%.
I lettori con basso titolo di studio oggi sono il 36%, in calo del 14% in due anni, mentre i lettori con la laurea sono l’84%, in calo del 7%. Si mantiene, invece, intatto il differenziale tra uomini e donne, che fa segnare il 60% delle lettrici ed il 52% dei lettori, leggere tutti meno di prima.

«Si può guardare a questi dati da una duplice prospettiva. Oltre al calo dei lettori, c’è una preoccupante polarizzazione sempre più netta tra chi legge da sempre e lo ha fatto in questi mesi di più, acquistando più libri e dedicandoci più tempo, e chi alla lettura non si avvicina. Il divario si è approfondito, come altre disuguaglianze durante la pandemia. Le differenze geografiche, anagrafiche, di genere, di reddito pesano sulla lettura ancora più che in passato. Questo è oggi il campo della sfida e di un necessario cambio di rotta. Non possiamo deludere le attese di un pubblico di lettori forti ed esigenti, ma dobbiamo concentrare impegni, azioni e anche fondi per ridurre quelle disuguaglianze che sono un grave problema culturale, sociale e infine politico», commenta Marino Sinibaldi, Presidente del Centro per il libro e la lettura.
Il mercato del libro dipende sempre più spesso da pochi e forti lettori, che leggono molti libri. Fra i lettori, infatti, il 55% ha letto da 1 a 3 libri; il 23% ha letto da 6 a 4 libri; il 14% da 11 a 7 libri e il 9% più di 12 libri. I forti lettori (più di 12 libri), leggono in media 17 libri l’anno, 3 in più di quanti non ne leggessero nel 2020. Oltre a leggere, comprano anche più di prima: in media 12,3 libri, due e mezzo in più dell’anno precedente e, come evidenzia la ricerca, «il risultato è un mercato sempre più concentrato dove il 59% delle copie vendute sono acquistate dal 23% dei lettori, da coloro che leggono più di 7 copie l’anno.».

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