PAOLONI «Non si usi la struttura di Taranto come centro di permanenza, ma solo come ‘Hotspot’ temporaneo, altrimenti i rischi aumenteranno a dismisura. Inoltre, servono rinforzi di personale, poiché potrebbero esserci ripercussioni sulla sicurezza della città.».

di Redazione —

Il SAP, Sindacato autonomo di Polizia, di Taranto non meno di una settimana fa ha organizzato una manifestazione di protesta per chiedere la chiusura dell’HOTSPOT fuori norma, che tra qualche ora si presterà ad accogliere 659 migranti di cui 150 minori. Parliamo di una struttura che mette a rischio non solo i colleghi costretti ad operare in condizioni al limite, ma anche gli stessi ospiti.
Pasquale Magazzino, Segretario Provinciale di Taranto durante la manifestazione organizzata dal SAP di Taranto, lo scorso 26 luglio, aveva fatto notare come «una politica migratoria fallimentare abbia reso impossibile la gestione migranti in questa struttura. La scelta ricaduta su Taranto, per mallevare Lampedusa da un numero eccessivo di migranti, la dice lunga sulla capacità di gestire tale emergenza.».

Ricordiamo che l’Hotspot tarantino dovrebbe essere un centro di temporanea accoglienza, perché non è dotato di tutti i servizi e non è idoneo per sostenere una permanenza lunga di un numero significativo di persone, come sottolinea il Segretario Generale del SAP, Stefano Paoloni «Sono stati fatti alcuni interventi in emergenza, ma non sono ancora sufficienti per garantire l’adeguata sicurezza ai migranti e agli operatori delle Forze dell’Ordine. Non si usi la struttura di Taranto come centro di permanenza, ma solo come ‘Hotspot’ temporaneo, altrimenti i rischi aumenteranno a dismisura. Inoltre, servono rinforzi di personale, poiché potrebbero esserci ripercussioni sulla sicurezza della città.».

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