Aggiornamento 9 dicembre 2009
Eravamo 800.000, forse 1.000.000, ma non 90.000

 
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 BERLUSCONI DIMISSIONI


di Maria Cristina di Fronso


Ci siamo. E’ Sabato 5 dicembre 2009, sveglia prestissimo ore 5,30, colazione e via in macchina fino a Candela (Fg) dove ci attendono i pullman della organizzazione regionale dell’Italia dei Valori.

Non andiamo in macchina, perchè i colleghi più anziani hanno consigliato: “Questa giornata va vissuta con la gente che si sposta per raggiungere Roma”.

Ascolto il consiglio e così siamo a Candela, piove e fa freddo, pensiamo che, se l’inclemenza del tempo continua, potrebbe essere un flop. Intanto saliamo sul pullman, soliti discorsi politici, alle 13,00 siamo a Roma, il tempo si è messo al meglio: una grande giornata di sole. Nel parcheggio  avvertiamo che non sarà un flop. Ci sono tanti pullman e tanta gente con le bandiere. Un miscuglio di bandiere, simboli e colori.

Di comitati, associazioni e partiti. Dai gruppi di cittadini contrari alla privatizzazione dell'acqua ai partiti di sinistra, passando per le numerose modulazioni della società civile. Sono tante le anime e le voci che daranno vita al No-B Day. Ecologisti e democratici senza bandiera di partito, "grillini" e iscritti all'Italia dei Valori, comunisti ed esponenti delle maggiori associazioni del Paese.

E tanti "cani sciolti", cittadini senza precisa collocazione che sono in piazza per rappresentare la propria domanda di politica. Ma tutti, indistintamente, chiedono di cambiare pagina.

Alcune magliette con la scritta “non sono comunista, ma partecipo lo stesso”ci fanno riflettere.

"Sono qui per il mio futuro, sono precario e stanco". "Vivo In un Paese che non ha nessuna politica sulle energie rinnovabili, che dimostra di non credere nel proprio futuro".

"Non mi sento rappresentato, ne da questo governo ne da chi siede in Parlamento sui banchi dell'opposizione. Però sono contento di aver avuto oggi la possibilità di parlare con tante persone nella mia stessa condizione, di aver avuto la possibilità di un confronto con lavoratori, con gli operai".

"Siamo stufi di questo governo che fa solo promesse, stufi di persone che pensano solo a risolvere i loro problemi mascherandoli con fantomatici interessi generali. Meritiamo un po' di attenzione". Sono le frasi che senti più di frequente e che ti colpiscono.

Ci siamo. Siamo nel corteo. Al centro del corteo sventolano le bandiere di Libertà e Giustizia, dei comitati che informano sulla situazione del Kurdistan e della Palestina. C'è Articolo 21 che vede in questa giornata "la prosecuzione della manifestazione del 3 ottobre sulla libertà di stampa"; c'è Libera con la "battaglia per non regalare alle mafie i beni confiscati dallo Stato". Ci sono i Giuristi Democratici, la rete Girotondi e Movimenti e membri sparsi dell'Arci che non ha aderito ufficialmente ma che "partecipa, perché avvertiamo il bisogno e la necessità diffusa di un'ampia mobilitazione contro il Governo". In prima fila si sono i sostenitori del Movimento Agende Rosse, con il loro leader salvatore Borsellino, fratello del giudice ucciso dalla mafia.

Poi, i partiti. Quelli che hanno aderito in modo ufficiale e quelli che hanno lasciato libertà di coscienza ai propri elettori. A piazza San Giovanni, nelle prime file, tante bandiere dell'Italia dei Valori. "Preservare la legalità, lottare per le aziende in difficoltà", ripetono i dipietristi e il loro leader sottolinea: “un’onda viola contro chi vìola è il segno di riconoscimento del popolo del No B day in cui l'Idv si riconosce in pieno...Un popolo composito autoconvocato tramite il web con la  forza di lanciare un messaggio forte al governo ma anche all'opposizione. La Piazza parla al paese per riflettere tutti insieme se dare ancora una delega in bianco a questo gruppo di persone che si è impossessato delle istituzioni e le ha piegate a interessi privati". 

Ci sono tanti iscritti ed elettori del PD: "Mi sento 'in borghese' ma volevo essere qui, capisco la posizione del segretario ma mi avrebbe fatto piacere vederlo in mezzo a noi". Qualcuno si arrabbia per alcuni striscioni contro D'Alema ("Facci sognare, sparisci!!!"), altri accusano i "soliti provocatori".

Infine, molti curiosi, scesi in strada per osservare da vicino la marea dei manifestanti. "Guarda cosa hanno combinato questi di Facebook, hanno portato anche Monicelli", dice una signora sulla cinquantina. E via a scattare la classica foto ricordo. Diventeranno centinaia di file che satureranno blog e siti. Per riportare tutto a casa, sul web dove il No B Day è nato.

Il No-B Day è vivo. L'onda viola invade Roma. Passa dal virtuale al reale. Da internet alla strada. Si conta e si guarda in faccia. Gioisce e assicura: "Saremo le sentinelle della democrazia". Sferza i partiti: "Ora si muovano sul conflitto di interessi". Sventola le sue bandiere il popolo viola, grida i suoi slogan e parla di "rivoluzione".

Come il fiumana di gente lungo il percorso di circa 2 Km e mezzo.

Per gli organizzatori un milione di persone, per la Questura solo 90mila. 

 Un milione di cuori che danno fiato ai fischietti ed alla voce con la quale scandiscono slogan contro il Cavaliere "che è un mafioso", che "si deve far processare", che "si deve dimettere". Sventolano manette di polistirolo e striscioni che raffigurano Berlusconi dietro la sbarre. Li alzano giovani, ma anche tante gente che giovane non è.

Sfilano con drappi viola al collo, lontani dalle bandiere dei partiti. Quelli che oggi sono in piazza e quelli che non ci sono. Dalle finestre i romani salutano ed espongono drappi viola. Severi nel criticare un'opposizione "troppo morbida". Critici verso un Pd che oggi c'è ma non c'è.

C'è tanto rosso per le vie della Capitale. E' quello delle bandiere delle varie anime dell'universo comunista. Tornano i verdi e il loro "Cavaliere radioattivo". C'è anche qualcosa del Pd: la presidente Rosy Bindi, Ignazio Marino e qulcun’altro. Sicuramente molti di più i militanti "in incognito".

Le “isole bianche” con i loro leader, Di Pietro, Orlando, Donadi, Zazzera, si prendono la scena in un mare viola, che apre il corteo con un "Berlusconi dimissioni" che è il programma e la piattaforma del movimento. Forse limitata, ma in questa giornata basta e avanza.

"E' il miglior corteo degli ultimi 150 anni" recita uno striscione.

Un corteo dove di "antiberlusconismo come un errore" non si vuol neanche sentir parlare. Una folla che attacca Berlusconi ma non risparmia Massimo D'Alema. E che, a sorpresa, loda Gianfranco Fini.

L'onda viola arriva a piazza San Giovanni e la riempie. Tracima nella strade vicine. Si affolla intorno al palco. Di Pietro piazza le sua bandiere in prima fila, mentre l'ex pm e i suoi ostentano sciarpe viola: "Più opposizione e più piazza - dice il leader dell'IdV - il buon esempio della società civile serva alla politica per ritrovare l'unità". Rosy Bindi lo ascolta e chiosa: "Noi qui ci siamo ma non ci mettiamo il cappello. Sinceramente mi ha dato fastidio vedere le bandiere dei partiti".

Dal palco il fratello del giudice Borsellino è durissimo: "Il vero vilipendio è che persone come Schifani e Berlusconi occupino le istituzioni. Schifani non vuole chiarire i rapporti avuti con la mafia nel suo studio professionale". Mentre Borsellino parla in molti agitano la riproduzione, quella vera è scomparsa, dell'agenda rossa del magistrato antimafia.

Da San Giovanni arriva un segnale, forte, all'opposizione. Ma chi è questa gente che ha invaso Roma? "Gente che si era allontanata dalla politica ma che non sono contro la politica" dice il portavoce Massimo Malerba. E da domani? "Lo decideremo insieme, ma Berlusconi stia sicuro: gli staremo col fiato sul collo".

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