IL CAMPANILE
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BERLUSCONI DIMISSIONI |
di Maria Cristina di Fronso
Ci siamo. E’ Sabato 5 dicembre 2009, sveglia
prestissimo ore 5,30, colazione e via in
macchina fino a Candela (Fg) dove ci
attendono i pullman della organizzazione
regionale dell’Italia dei Valori.
Non andiamo in macchina,
perchè i colleghi più anziani hanno
consigliato: “Questa giornata va vissuta
con la gente che si sposta per raggiungere
Roma”.
Ascolto il consiglio e
così siamo a Candela, piove e fa freddo,
pensiamo che, se l’inclemenza del tempo
continua, potrebbe essere un flop. Intanto
saliamo sul pullman, soliti discorsi
politici, alle 13,00 siamo a Roma, il tempo
si è messo al meglio: una grande giornata di
sole. Nel parcheggio
avvertiamo che non sarà un flop. Ci
sono tanti pullman e tanta gente con le
bandiere. Un miscuglio di bandiere, simboli
e colori.
Di comitati, associazioni
e partiti. Dai gruppi di cittadini contrari
alla privatizzazione dell'acqua ai partiti
di sinistra, passando per le numerose
modulazioni della società civile. Sono tante
le anime e le voci che daranno vita al
No-B Day. Ecologisti e democratici senza
bandiera di partito, "grillini" e
iscritti all'Italia dei Valori, comunisti ed
esponenti delle maggiori associazioni del
Paese.
E tanti "cani sciolti",
cittadini senza precisa collocazione che
sono in piazza per rappresentare la propria
domanda di politica. Ma tutti,
indistintamente, chiedono di cambiare
pagina.
Alcune magliette con la
scritta “non sono comunista, ma partecipo
lo stesso”ci fanno riflettere.
"Sono
qui per il mio futuro, sono precario e
stanco".
"Vivo In un Paese che non ha nessuna
politica sulle energie rinnovabili, che
dimostra di non credere nel proprio futuro".
"Non
mi sento rappresentato, ne da questo governo
ne da chi siede in Parlamento sui banchi
dell'opposizione. Però sono contento di aver
avuto oggi la possibilità di parlare con
tante persone nella mia stessa condizione,
di aver avuto la possibilità di un confronto
con lavoratori, con gli operai".
"Siamo
stufi di questo governo che fa solo
promesse, stufi di persone che pensano solo
a risolvere i loro problemi mascherandoli
con fantomatici interessi generali.
Meritiamo un po' di attenzione".
Sono le frasi che senti più di frequente e
che ti colpiscono.
Ci siamo. Siamo nel
corteo. Al centro del corteo sventolano le
bandiere di Libertà e Giustizia, dei
comitati che informano sulla situazione del
Kurdistan e della Palestina. C'è Articolo
21 che vede in questa giornata "la
prosecuzione della manifestazione del 3
ottobre sulla libertà di stampa"; c'è
Libera con la "battaglia per non regalare
alle mafie i beni confiscati dallo Stato".
Ci sono i Giuristi Democratici, la rete
Girotondi e Movimenti e membri sparsi
dell'Arci che non ha aderito ufficialmente
ma che "partecipa, perché avvertiamo il
bisogno e la necessità diffusa di un'ampia
mobilitazione contro il Governo". In
prima fila si sono i sostenitori del
Movimento Agende Rosse, con il loro
leader salvatore Borsellino, fratello del
giudice ucciso dalla mafia.
Poi, i partiti. Quelli
che hanno aderito in modo ufficiale e quelli
che hanno lasciato libertà di coscienza ai
propri elettori. A piazza San Giovanni,
nelle prime file, tante bandiere dell'Italia
dei Valori. "Preservare la legalità,
lottare per le aziende in difficoltà",
ripetono i dipietristi e il loro leader
sottolinea: “un’onda viola contro chi
vìola è il segno di riconoscimento del
popolo del No B day in cui l'Idv si
riconosce in pieno...Un popolo composito
autoconvocato tramite il web con la
forza di lanciare un messaggio forte
al governo ma anche all'opposizione. La
Piazza parla al paese per riflettere tutti
insieme se dare ancora una delega in bianco
a questo gruppo di persone che si è
impossessato delle istituzioni e le ha
piegate a interessi privati".
Ci sono tanti iscritti ed
elettori del PD: "Mi sento 'in borghese'
ma volevo essere qui, capisco la posizione
del segretario ma mi avrebbe fatto piacere
vederlo in mezzo a noi". Qualcuno si
arrabbia per alcuni striscioni contro
D'Alema ("Facci sognare, sparisci!!!"),
altri accusano i "soliti provocatori".
Infine, molti curiosi,
scesi in strada per osservare da vicino la
marea dei manifestanti. "Guarda cosa
hanno combinato questi di Facebook, hanno
portato anche Monicelli", dice una
signora sulla cinquantina. E via a scattare
la classica foto ricordo. Diventeranno
centinaia di file che satureranno blog e
siti. Per riportare tutto a casa, sul web
dove il No B Day è nato.
Il No-B Day è
vivo. L'onda viola invade Roma. Passa dal
virtuale al reale. Da internet alla strada.
Si conta e si guarda in faccia. Gioisce e
assicura: "Saremo le sentinelle della
democrazia". Sferza i partiti: "Ora
si muovano sul conflitto di interessi".
Sventola le sue bandiere il popolo viola,
grida i suoi slogan e parla di "rivoluzione".
Come il fiumana di gente
lungo il percorso di circa 2 Km e mezzo.
Per gli organizzatori un
milione di persone, per la Questura solo
90mila.
Un
milione di cuori che danno fiato ai
fischietti ed alla voce con la quale
scandiscono slogan contro il Cavaliere "che
è un mafioso", che "si deve far
processare", che "si deve dimettere".
Sventolano manette di polistirolo e
striscioni che raffigurano Berlusconi dietro
la sbarre. Li alzano giovani, ma anche tante
gente che giovane non è.
Sfilano con drappi viola
al collo, lontani dalle bandiere dei
partiti. Quelli che oggi sono in piazza e
quelli che non ci sono. Dalle finestre i
romani salutano ed espongono drappi viola.
Severi nel criticare un'opposizione "troppo
morbida". Critici verso un Pd che oggi
c'è ma non c'è.
C'è tanto rosso per le
vie della Capitale. E' quello delle bandiere
delle varie anime dell'universo comunista.
Tornano i verdi e il loro "Cavaliere
radioattivo". C'è anche qualcosa del Pd:
la presidente Rosy Bindi, Ignazio
Marino e qulcun’altro. Sicuramente molti
di più i militanti "in incognito".
Le “isole bianche”
con i loro leader, Di Pietro,
Orlando, Donadi, Zazzera,
si prendono la scena in un mare viola, che
apre il corteo con un "Berlusconi
dimissioni" che è il programma e la
piattaforma del movimento. Forse limitata,
ma in questa giornata basta e avanza.
"E'
il miglior corteo degli ultimi 150 anni"
recita uno striscione.
Un corteo dove di "antiberlusconismo
come un errore" non si vuol neanche
sentir parlare. Una folla che attacca
Berlusconi ma non risparmia Massimo
D'Alema. E che, a sorpresa, loda
Gianfranco Fini.
L'onda viola arriva a
piazza San Giovanni e la riempie. Tracima
nella strade vicine. Si affolla intorno al
palco. Di Pietro piazza le sua bandiere in
prima fila, mentre l'ex pm e i suoi
ostentano sciarpe viola: "Più opposizione
e più piazza - dice il leader dell'IdV -
il buon esempio della società civile
serva alla politica per ritrovare l'unità".
Rosy Bindi lo ascolta e chiosa: "Noi
qui ci siamo ma non ci mettiamo il cappello.
Sinceramente mi ha dato fastidio vedere le
bandiere dei partiti".
Dal palco il fratello del
giudice Borsellino è durissimo: "Il vero
vilipendio è che persone come Schifani
e Berlusconi occupino le istituzioni.
Schifani non vuole chiarire i rapporti avuti
con la mafia nel suo studio professionale".
Mentre Borsellino parla in molti agitano la
riproduzione, quella vera è scomparsa, dell'agenda
rossa del magistrato antimafia.
Da San Giovanni arriva un
segnale, forte, all'opposizione. Ma chi è
questa gente che ha invaso Roma? "Gente
che si era allontanata dalla politica ma che
non sono contro la politica" dice il
portavoce Massimo Malerba. E da
domani? "Lo decideremo insieme, ma
Berlusconi stia sicuro: gli staremo col
fiato sul collo".