Il Direttore dell’Archivio di Stato di Foggia ha mostrato, durante il suo intervento, importanti documenti inerenti mappe del tratturo Foggia-L’Aquila (1712), chiamato anche tratturo del Re o tratturo Magno, che, con i suoi 244 km è il più lungo e il più importante tra i tratturi italiani.

di Silvia Mastroiorio —

Atlante “Crivelli“: particolare della parte iniziale del tratturo Foggia – L’Aquila (1712), chiamato anche tratturo del Re o tratturo Magno, con i suoi 244 km è il più lungo e il più importante tra i tratturi italiani. Il percorso in provincia di Foggia: Chieuti, Serracapriola, San Paolo di Civitate, Torremaggiore, San Severo, Foggia.

Nella giornata conclusiva della XXIV Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico, che durante la tre giorni, iniziata lo scorso 27 ottobre, ha proiettato il video “Archivio di Stato di Foggia 800 anni dall’avvento di Federico II di Svevia a Foggia“, tenutasi lo scorso 30 ottobre in quel di Paestum (Sa), i tratturi della Provincia di Foggia, sono stati presentati, dal direttore dell’Archivio di Stato di Foggia, dr. Massimo Mastroiorio, ai presenti in sala conferenze ed in diretta streaming, durante il suo intervento, dal titolo “L’importanza di attrarre i fruitori negli Archivi di Stato“, ha sottolineato come «Nella storia della cartografia del Mezzogiorno italiano lo studio della Dogana delle pecore di Puglia, chiamata a regolamentare la transumanza verso la Puglia, rappresenta un tema affascinante, sia per la dimensione del fenomeno, che ha riguardato più regioni e un arco temporale di quattro secoli, che per la grande tradizione di studi inaugurata dagli agrimensori che operano per conto dell’istituzione foggiana.
Il corpus documentario più prestigioso si conserva nell’Archivio di Stato di Foggia e nella sezione di Lucera. Si tratta del fondo ‘Dogana delle pecore di Puglia’ e della vastissima collezione di ‘Piante Topografiche. Di straordinario interesse sono gli atlanti CapecelatroCrivelliMicheleDella Croce.».

«I “tratturi”, le “locazioni” e le “poste” costituivano la struttura naturale sulla quale si reggeva il sistema della transumanza, mentre le due redazioni del ‘Terraggio Lucerino’ documentano un vasto complesso fondiario, di istituzione angioina, esterno alla giurisdizione doganale», spiega il Direttore dell’Archivio di Foggia, a proposito dei tratturi, vie erbose larghe circa 111 metri e lunghe anche centinaia di chilometri che collegavano le montagne abruzzesi e molisane con i pascoli doganali della Puglia, insieme a “bracci”, “tratturelli”, “riposi” e “passi”.

 Atlante “CAPECELATRO” particolare della parte del tratturo SAN PAOLO DI CIVITATE – SERRA 
con chiesa e taverna 1651

«Le “locazioni” erano le grandi ripartizioni nelle quali erano stati divisi i territori che costituivano il “Tavoliere fiscale”, cioè il territorio su cui si estendeva la giurisdizione doganale. Ogni locazione comprendeva le terre salde, mai dissodate, destinate al pascolo e le terre di portata, riservate alla coltivazione. La quinta parte dei territori costituenti un’unità a coltura o masseria di campo, dotata di strutture di servizio collocate intorno all’aia, era denominata mezzana, destinata al pascolo degli animali da lavoro. La locazione aveva il suo possedibile ovvero il numero di animali ammissibili al pascolo.

Tratturo SAN PAOLO DI CIVITATE – SERRA 
panoramica della Taverna e particolare dell’iscrizione

Le poste erano le ripartizioni delle locazioni, al cui interno sovente erano realizzate strutture più o meno precarie (iazzo)», dice ancora il Direttore dell’Archivio di Foggia, focalizzando il discorso sull’importante punto-tappa, ubicato sulla riva destra del Fortore, la “Taverna di Civitate”, sottolineando come Alfonso d’Aragona «fece costruire l’edificio con la funzione di caserma. Qui alloggiavano le guardie che svolgevano attività di vigilanza e riscuotevano la ‘fida’ dai pastori. In seguito fu trasformata in Posta, luogo di riposo e di ristoro per i viandanti, e infine utilizzata come Stazione della Dogana della Mena delle Pecore durante la transumanza. Le condizioni precarie di conservazione non ne consentono l’accesso all’interno, in attesa di un opportuno restauro conservativo.».

Un passaggio, che ha attratto ed incuriosito gli astanti ed i collegati via web è stato quello dedicato alla pandetta con le tariffe dei pedaggi, murata accanto al portale, un’iscrizione del 1731, su tre pannelli sovrapposti di pietra arenaria, che riporta i pedaggi da esigere per i pastori e gli armenti in transito: “Sono richiesti, ad esempio, tre carlini per il passaggio di ogni centinaio di castrati, pecore, cani e porci; la cifra sale a cinque carlini per ogni centinaio di animali vaccini, come vacche e bufale. Un tornese è richiesto per ogni ‘salma di fiche, cetrangole e cipolle’ e per ogni carro carico di pane, grano e olio. La pandetta precisa comunque che ‘per qualsivoglia meretrice non si esigga cosa alcuna’.”.

333.344646 Nicola – Torremaggiore — 347.5270649 Piero – San Severo
Ufficio: Via Troia, 32 – San Severo
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