Sono le di   Aggiornamento 9 Febbraio 2019
 

Greenpeace, Legambiente e WWF intervengono sul "caso trivelle"


trivelle:
una battaglia
di retroguardia

Una battaglia combattuta "a spese del Paese da aziende e sindacati di categoria in difesa delle trivellazioni, basata su valutazioni economiche ampiamente fittizie e su tre grandi mistificazioni.”.

di Redazione

Greenpeace, Legambiente e WWF intervengono sul “caso trivelle” e sulla battaglia in favore delle trivellazioni, dichiarandosi aperte al confronto con le forze sociali e col Governo sul futuro energetico dell’Italia, sottolineando: “Abbiamo già perso tempo per immaginare una prospettiva di lungo respiro per riqualificare i lavoratori del settore oil &gas: continuando a promettere vita eterna a un comparto in agonia non gli faremo di certo un favore”.
Quella sulle trivelle, su cui sono stati decisi 18 mesi di stop e un aumento di 25 volte dei diritti di concessione, viene considerata dalle tre associazioni “Una battaglia di retroguardia a spese del Paese quella sostenuta da aziende e sindacati di categoria in difesa delle trivellazioni, basata su valutazioni economiche ampiamente fittizie e su tre grandi mistificazioni”.
Per Greenpeace, Legambiente e WWF la battaglia in favore delle trivelle si basa su “tre grandi mistificazioni” ricordando come “non esista alcun provvedimento di blocco dell’estrazione di idrocarburi gassosi o liquidi in Italia, ma solo la sospensione per 18 mesi di poche decine di permessi di prospezione e ricerca in vista della definizione di un Piano delle aree, che era stato previsto già dal 2014 e poi, inspiegabilmente cancellato nel 2016; non esiste, quindi, alcuna ricaduta di massa sui livelli occupazionali nel settore della produzione di oil and gas in Italia; non esiste nel nostro Paese un ricco e diversificato settore dedicato alla estrazione di idrocarburi, ma, a fronte di riserve di idrocarburi comunque scarse, presenta un una situazione di assoluta predominanza in capo a quella che sostanzialmente è ancora una azienda di Stato, cioè all’ENI e alle sue associate che controllano l’85% delle piattaforme petrolifere offshore e l’assoluta maggioranza delle trivellazioni a terra”.
Greenpeace, Legambiente e WWF nel confermare il loro impegno nel contribuire alla sicurezza ambientale ed energetica dell’Italia, sulla base dell’emancipazione dalle fonti fossili, si dichiarano “pronte al confronto con le forze sociali, in particolare con i sindacati sul futuro energetico del Paese e sulle nuove frontiere economiche ed occupazionali in campo energetico”, chiedono al Governo che la redazione del Piano per la Transizione Energetica Sostenibile delle Aree Idonee, previsto dal decreto semplificazioni, sia coerente con l’obiettivo della decarbonizzazione fissato dalla Strategia Energetica Nazionale, con le indicazioni che emergeranno dal Piano Energia e Clima, in attuazione dell’Accordo di Parigi e con il corretto recepimento della nuova direttiva comunitaria sulle rinnovabili.