Sono le di   Aggiornamento 11 Febbraio 2019
 

DONA: "Ora attendiamo l’esito del procedimento sanzionatorio.”.


Cambridge Analytica:
Garante privacy
prepara sanzionie

RIENZI: “Ci aspettiamo una sanzione pesantissima nei confronti di Facebook. Quanto stabilito dal Garante della privacy, inoltre, rafforza la 'class action' avviata dal 'Codacons' a tutela dei cittadini italiani coinvolti nello scandalo 'Datagate'." .

di Redazione

Ricordate l’App “Thisisyourdigitalife”, il test della personalità ideato per raccogliere le informazioni personali oggetto di profilazione, “Candidati” e quella sull’importanza del voto? Sapete come sono stati utilizzati e come some sono finiti tutti quei dati rilasciati dagli utenti? Benché i dati forniti dai cittadini italiani acquisiti tramite le app non siano stati trasmessi a Cambridge Analytica, sono stati comunque trattati in modo illecito, in assenza di idonea informativa e di uno specifico consenso. Pertanto, il Garante per la privacy alla conclusione dell'istruttoria avviata nei confronti di Facebook, al termine delle verifiche effettuate ne ha vietato l’ulteriore trattamento e si è riservato di avviare un separato procedimento sanzionatorio.
Nel corso della medesima istruttoria è inoltre emerso uno specifico trattamento di dati personali dei cittadini italiani acquisiti in occasione delle elezioni politiche del 4 marzo 2018, mediante un prodotto, denominato “Candidati”, installato sulla piattaforma del social network, che consentiva agli elettori, dopo aver fornit il proprio indirizzo postale, di avere informazioni sui candidati della propria circoscrizione elettorale e sui loro programmi. Facebook, pur affermando di non registrare informazioni su come gli utenti si fossero orientati su tali profili, conservava i file di log delle loro azioni per un periodo di 90 giorni, per poi estrarne “matrici aggregate” non meglio definite. Inoltre, nel giorno delle elezioni appariva sul newsfeed degli utenti di Facebook un messaggio che sollecitava la condivisione dell’essersi o meno recati al voto e ad esprimere opinioni sull’importanza dello stesso.
Il Garante ha rilevato che queste due funzioni di Facebook, specificamente concepite e rivolte ai cittadini italiani in prossimità delle elezioni, non sono previste tra le finalità indicate nella “data policy” della piattaforma.
I dati personali possono essere raccolti per finalità determinate ed esplicite e successivamente trattati in modo compatibile con tali finalità.
A maggior ragione le finalità del relativo trattamento devono essere descritte con estrema precisione quando vengono raccolti dati sensibili, come quelli potenzialmente idonei a rivelare opinioni politiche, in modo tale da consentire agli utenti di esprimere il proprio consenso libero e informato. Dati “sensibili” sono ad esempio le informazioni sull’essersi recati o meno alle urne o le dichiarazioni a favore del voto, rimaste visibili sulla piattaforma anche se, secondo quanto sostenuto da Facebook, non monitorate.
A conclusione dell’istruttoria, il Garante ha dunque ritenuto illegittimo il trattamento di dati realizzato da Facebook in quanto basato su un generico consenso reso dall’utente al momento della registrazione alla piattaforma dopo la lettura di una informativa del tutto inidonea.
Per tali ragioni, ha vietato a Facebook il trattamento di ogni eventuale dato raccolto mediante tali modalità e delle valutazioni espresse dagli utenti a seguito del messaggio che sollecitava la condivisione. Anche per tale fattispecie l’Autorità si è riservata la contestazione di sanzioni amministrative per gli illeciti trattamenti di dati riscontrati.
Il provvedimento è stato trasmesso all’Autorità di protezione dati dell’Irlanda, Paese dove è insediato lo stabilimento principale di Facebook in Europa, per le valutazioni di competenza, in cooperazione con il Garante italiano.
Il nostro esposto è stato accolto. Fin dall’inizio della vicenda 'Cambridge Analytica' abbiamo inviato una segnalazione sia all’Antitrust che al 'Garante della Privacy'. L’informativa sulla privacy rinvenibile sul social network, infatti, non presentava un’idonea informativa. Vi era uno scarso livello di trasparenza rispetto alle condizioni di accesso e di utilizzo dei dati e dei contenuti pubblicati sui profili personali degli utenti da parte di terzi. Ora attendiamo l’esito del procedimento sanzionatorio”, sotolinea, esultando Massimiliano Dona, Presidente dell'UNC, Unione Nazionale Consumatori, a cui fa eco Carlo Rienzi, Presidente di Codacons, sottolinenado: “Ci aspettiamo una sanzione pesantissima nei confronti di Facebook. Quanto stabilito dal Garante della privacy, inoltre, rafforza la 'class action' avviata dal 'Codacons' a tutela dei cittadini italiani coinvolti nello scandalo 'Datagate'.".