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Sono le di   Aggiornamento 6 maggio aprile 2019
 

21° anniversario frane Sarno e Quindici


FRANE: il 91% dei
comuni italiani
e' ancora a rischio

BENEDETTO: «I dati pubblicati recentemente indicano che solo nel 2018, frane e alluvioni hanno causato 38 morti e nel periodo che va dal 2000-2018 hanno perso la vita in totale 438 persone. Questi dati sono preoccupanti, perché dopo 21 anni dagli eventi alluvionali di Sarno e Quindici, significa che non abbiamo ancora imparato la lezione.».

di Piero Mastroiorio

In occasione del 21° anniversario degli eventi franosi di Sarno che, tra il 5 e 6 maggio del 1998, provocarono la morte di 160 persone nei comuni di Sarno, Siano, Bracigliano (in provincia di Salerno), Quindici (Avellino) e San Felice a Cancello (Caserta) Lorenzo Benedetto, consigliere del CNG, Consiglio Nazionale dei Geologi, così ha stigmatizzato il ricordo di quel fatti: “In occasione di un anniversario importante come quello di Sarno, ribadiamo l’urgenza di attuare una seria politica di prevenzione dei rischi, finalizzata ad una gestione sostenibile del territorio ed alla salvaguardia della vita dei cittadini, necessità che trovano riscontro anche nella mappa del dissesto idrogeologico in Italia del 2018, tracciata dall’ISPRA, che vede circa il 91% dei comuni italiani a rischio e quasi 7,5 milioni di persone che vivono in territori a rischio elevato e molto elevato per frane e alluvioni.”.
Inutile ricordare e sottolineare che in Italia, sono ancora troppe le vittime causate dal dissesto idrogeologico, come denuncia spiegando consigliere CNG Lorenzo Benedetto: “I dati pubblicati recentemente indicano che solo nel 2018, frane e alluvioni hanno causato 38 morti e nel periodo che va dal 2000-2018 hanno perso la vita in totale 438 persone. Questi dati sono preoccupanti, perché dopo 21 anni dagli eventi alluvionali di Sarno e Quindici, significa che non abbiamo ancora imparato la lezione. Non si può continuare a perdere la vita per il verificarsi di fenomeni naturali. Il 2018 sia stato un anno particolarmente funesto. Basti pensare alla piena che ad agosto dell’anno scorso ha colpito le gole del Raganello in Calabria provocando 10 morti, oppure al maltempo che in Sicilia, a Casteldaccia, ha causato nove vittime, annegate per lo straripamento del fiume Milicia”.
La normativa emanata a seguito dell’emergenza Sarno e di altri eventi successivi (alluvione di Soverato) ha consentito di compiere un significativo passo in avanti in termini di conoscenza degli scenari di rischio idrogeologico dell’intero Paese, attraverso i PAI, Piani per l’Assetto Idrogeologico, redatti dalle ex Autorità di Bacino, a cui purtroppo non sono seguite azioni concrete di mitigazione e gestione dei rischi individuati”, dice ancora il geologo campanao sottolinenando che a distanza di 21 anni da Sarno “c’è ancora tanto da fare per determinare condizioni di sicurezza più accettabili per il rischio idrogeologico che attanaglia l’intero Paese. Sarebbe importante ad esempio: approfondire sempre più le conoscenze dei fenomeni aggiornando i PAI, attuando una corretta pianificazione territoriale per evitare di costruire nelle zone pericolose, realizzare interventi strutturali e non strutturali, presidiare e monitorare le aree a rischio, nonchè, operare una seria e continua manutenzione del territorio. Azioni che devono andare di pari passo con la diffusione della conoscenza nella popolazione dei corretti comportamenti da tenere per salvaguardare la propria incolumità in caso di frane o alluvioni.”.