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Sono le di   Aggiornamento 10 maggio aprile 2019
 

Un'analisi, realizzata da Save the Children e dedicata alle mamme, svela


mamme equilibriste
in un’Italia a due velocita'

Ancora una volta bisogna registrare un’Italia a due velocità, dove essere madre è più difficile in alcune regioni rispetto ad altre: le provincie di Bolzano e Trento sono le più “mother friendly”, mentre, al Sud in generale mancano i servizi e la Calabria è la regione in cui è più difficile essere mamme, mentre, la Puglia si attesta al 17° posto davanti la Basilicata.

di Redazione

Save the Childrem, in occasione della prossima Festa della Mamma, ha diffuso un'analisi dal titolo “Le equilibriste: la maternità in Italia” in cui si mostra quanto sia ancora critica la condizioni delle madri: donne in equilibrio fra famiglia e lavoro, fra part time e full time, fra cura dei figli e carriera. Un equilibrio che continua a essere sempre più precario quello delle mamme italiane che sono costrette a rinunciare al lavoro a causa degli impegni familiari, spesso sole nell’assistenza e nella crescita dei figli, con pochi asili nido intorno e, soprattutto, con una politica che, promesse a parte, fa molto, molto poco per la genitorialità.
I numeri dicono che in Italia sono quasi 10.000.000 le donne con figli minorenni, che scelgono la maternità sempre più tardi e che sempre più spesso devono rinunciare a lavorare a causa degli impegni familiari, tanto che il 43,2% delle donne tra i 25 e i 49 anni con figli minorenni risulta non occupata. Tutt'intorno una scarsa rete di servizi per la prima infanzia, che costringe buona parte del 40,9% di madri con almeno un figlio a scegliere un regime di part-time pur di continuare ad avere un’occupazione lavorativa. Lo squilibrio, che è di lavoro, di salario, di carico familiare, ha un impatto ancora maggiore sulle mamme in difficoltà, sulle donne sole e su quelle di origine straniera.
Nell’analisi di Save the Children c’è anche un Indice delle Madri, elaborato dall’ISTAT per l’associazione, che identifica le Regioni in cui la condizione delle madri è peggiore o migliore sulla base di 11 indicatori rispetto a tre diverse dimensioni: quella della cura, del lavoro e dei servizi. Ancora una volta bisogna registrare un’Italia a due velocità, dove essere madre è più difficile in alcune regioni rispetto ad altre: le provincie di Bolzano e Trento sono le più “mother friendly”, mentre la Calabria è la regione in cui è più difficile essere mamme e al Sud in generale mancano i servizi.
Un tasso di disoccupazione femminile, ed in particolare delle madri, tra i più alti in Europa, impossibilità nel conciliare vita privata e impegni professionali, radicate difficoltà di carriera e di crescita salariale, forte squilibrio nei carichi familiari tra madri e padri, una scarsissima offerta di servizi educativi per l’infanzia. Un quadro critico che si riverbera sul benessere delle madri, ma che affonda le radici nelle pesanti disparità di genere in Italia”, spiega Save the Children, che denuncia “un peggioramento generale nel sostegno alle madri, in particolare nell’area del lavoro e ancor di più dei servizi all’infanzia.”.
Su tutto colpiscono come un pogno nello stomaco le disparità e le disuguaglianze fra i territori che hanno attivato politiche di sostegno, in particolare al lavoro femminile e ai servizi, prevalentemente al Nord, e territori invece ancora troppo carenti da questo punto di vista, soprattutto al Sud. Così nella classifica di Save the Children, all’Indice delle madri, le Province autonome di Bolzano e Trento conservano negli anni i primi posti, seguite da Lombardia al 3° posto, risalita dall’8° dell’anno scorso, Valle D’Aosta al 4°, Emilia Romagna al 5° e Friuli-Venezia Giulia al 6°. Fanalino di coda è la Calabria, la regione dove è in assoluto più complicato essere madre, preceduta dalla Sicilia al 20° posto, Campania, che pur attestandosi al 19° posto guadagna due posizioni rispetto al 2017, Basilicata al 18° e Puglia al 17°.
Nell'analisi si ribadisce la difficoltà di conciliare lavoro e famiglia: nella fascia d’età 25-49 anni le donne occupate senza figli sono il 64,3%, tra quelle con figli minorenni la percentuale scende al 56,8%. Il ricorso al part-time per le mamme sembra una scelta quasi obbligata. Nella stessa fascia d’età, 25-49 anni, ne usufruisce il 26,3% di quelle senza figli, mentre la percentuale sale al 40,9% tra le mamme. Tra le donne con un figlio lavora part-time il 38,5%, tra quelle con due figli il 42,9% e tra quelle con tre o più figli il 43,7%.
I servizi educativi per l’infanzia e gli asili nido, nell'analisi di Save the Children, sono l’altra nota dolente: dal 2004 a oggi, c’è un costante peggioramento legato alle carenze dei servizi pubblici per l’infanzia. Quasi tutte le regioni riportano dati peggiori rispetto al 2004, tranne le Province Autonome di Trento e Bolzano e il Friuli Venezia Giulia, che, in controtendenza, hanno registrato qualche miglioramento. Più rilevante è l’enorme squilibrio territoriale nell’offerta del servizio: in diverse regioni del Centro-nord come Valle d’Aosta, Umbria, Emilia Romagna, Toscana e Provincia Autonoma di Trento, la soglia obiettivo del 33% dell’UE è stata superata già da diversi anni; in altre, come ad esempio la Sardegna, la copertura è vicina al 30%. In molte regioni del Mezzogiorno, invece, l’obiettivo risulta ancora lontano.
C’è bisogno di una vera politica di sostegno alla genitorialità sul medio e lungo termine. Perciò proponiamo un intervento in 3 mosse: aiutare subito le mamme più in difficoltà, a partire dai primi mille giorni di vita del bambino, garantendo un sostegno emotivo e materiale, in sinergia con gli interventi di contrasto alla povertà; valorizzare le migliori esperienze del mondo del lavoro, garantendo un congedo di paternità di almeno 10 giorni per riequilibrare fin da subito i carichi di cura e introducendo un sistema di family audit nel settore privato; promuovere il benessere del bambino e della famiglia fin dalla prima infanzia, assicurando l’assegnazione del pediatra di base prima delle dimissioni post parto per una continuità di cura e garantendo a tutti i bambini il diritto ad accedere ai servizi educativi del sistema integrato 0-6 anni”, commenta Raffaela Milano, Direttrice dei Programmi Italia-EU di Save the Children.