8
Sono le di   Aggiornamento 13 maggio aprile 2019
 

GENOVA: conclusa la manifestazione,
che dal 9 al 12 maggio, ha visto il pesce protagonista


SLOW FISH: tra plastica nemica del mare e piu' salmone e prodotti congelati nel carrello della spesa

Se è risaputo, che, il pesce è importantissimo per la nostra alimentazione, non lo è come trattimao l'ambiente che lo ospita, avendolo riempito di plastica, senza sapere che i tempi di degradazione in mare per le bottiglie di plastica sono stimati in 500-1000 anni, mentre si passa a 20-30 per i bastoncini cotonati e a 10-20 anni per le buste di plastica...

di Redazione

Si è conclusa ieri, 12 maggio 2019, la 9^ edizione di Slow Fish la manifestazione internazionale dedicato al pesce e alle risorse del mare organizzata da Slow Food e Regione Liguria con il patrocinio del Comune di Genova e del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, con il sostegno della Camera di Commercio di Genova e la partecipazione del Ministero delle Politiche agricole alimentari, forestali e del turismo, nel corso della quale si è saputo che nel carrello della spesa degli italinai finisce più salmone e prodotti congelati e che la plastica è il primo nemico del mare.
Ormai è risaputo che il pesce è un alimento salutare per l'uomo e che ricercatori ed esperti ne sottolineano l’importanza per la nostra alimentazione, perché fonte di grassi polinsaturi e le sue proteine nobili sono perfette in gravidanza, per i bambini e le persone anziane consigliando di mangiarne più volte a settimana tenendo a mente alcuni accorgimenti fondamentali: deve essere a ciclo vitale breve, perché contiene pochi contaminanti e metalli pesanti, nonchè, fresco e di stagione, perché ci permette di variare la nostra dieta rispettando i tempi del mare e dei pesci.
Se il pesce è tra i prodotti alimentari che maggiormente risentono delle oscillazioni del potere d’acquisto delle famiglie, secondo le elaborazioni dell’ISMEA, Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare, dopo la crescita registrata nel 2017, gli acquisti di prodotti ittici in Italia hanno subito un calo di quasi il 2% nel 2018, vi sono tuttavia alcune eccezioni che forniscono indicazioni sull’orientamento dei consumi verso alcuni prodotti di utilizzo più pratico o verso alcune specie, generalmente di importazione, come il salmone, divenute in pochi anni protagoniste delle nostre tavole.
I dati del 2018 mostrano un incremento dell’acquisto per il pesce surgelato confezionato, in larga parte filetti e bastoncini di merluzzo e platessa, che registra un + 2,6%, mentre tra il fresco sono poche le specie per le quali si rileva un aumento della domandatra cui salmone, pesce persico, orate, merluzzi, spada e di poco le alici. Tra le conserve, a fronte di un calo per alici e sardine, cresce l’interesse per il salmone. Per effetto di tali cambiamenti, il consumo domestico del pesce fresco rappresenta il 48% della domanda complessiva di pesce, mentre, è la grande distribuzione si conferma il canale preferito dalle famiglie per l’acquisto di pesce attestandosi oltre l’80% nel 2018, a discapito dei punti vendita tradizionali.
"Complessivamente, una buona parte del pesce che arriva sulle nostre tavole è di provenienza estera, maggiormente dell'Unione Europea e, in misura lievemente minore, extra europea. L’import, in costante crescita nell’ultimo decennio, ha raggiunto 1,35 milioni di tonnellate nel 2018, generando esborsi complessivi pari a 5,9 miliardi di euro, circa un terzo in più rispetto a inizio decennio", sottolineano dall’ISMEA.
Riguardo alla nota dolente dei rifiuti in mare c'è da dire che le bottiglie, sacchetti, cassette di polistirolo sono l’80% dei rifiuti spiaggiati, con una media di 777 rifiuti ogni cento metri di spiaggia. Mentre sulla superficie del mare si trovano 179 mila particelle di microplastica per km quadrato, segno evidente di quanto sia stato trascurato l’ambiente marino negli anni passati.
Questo è quanto emerge dai primi dati raccolti dal Ministero dell’Ambiente in collaborazione con ISPRA e le ARPA costiere sullo stato complessivo dei mari italiani, presentato in apertura di Slow Fish, e sono il risultato dell’analisi fatta dal 2015 al 2017, in atetsa di un altro ciclo di analisi che si farà più avanti. Il monitoraggio rientra nelle misure da mettere in atto dopo il recepimento della Direttiva quadro 2008/56/CE sulla strategia per l’ambiente marino, che pone come obiettivo agli Stati membri di raggiungere entro il 2020 il GES, “Good Environmental Status”, cioè il buono stato ambientale per le proprie acque marine.
Due i grandi temi che emergono: la diffusione delle specie aliene nei mari italiani, provenienti soprattutto dal Mar Rosso, e il problema dei rifiuti, fra i quali la plastica è quello preponderante. Al 2018 sono state calcolate 263 specie non indigene nelle acque italiane, di cui il 68% ha stabilito popolazioni stabili lungo le nostre coste.
Questo dato ci dice che la bioinvasione nel Mediterraneo è in costante aumento e, per quanto riguarda le specie provenienti dal Mar Rosso, il cambiamento climatico ha avuto un effetto determinante, sia attraverso la modifica delle correnti, che hanno consentito l’arrivo di queste specie dai mari orientali, sia rendendo l’ambiente più favorevole a specie tropicali. Quindi se da un lato si riducono le specie introdotte volontariamente dall’uomo con l’acquacoltura, dall’altro aumenta la migrazione di quelle che arrivano attraverso il canale di Suez. La conservazione dell’ambiente è essenziale in quanto si è evidenziato che le specie aliene sono meno presenti in ambienti sani e protetti”, dice Franco Andaloro, esponente del Comitato scientifico di Slow Fish.
La plastica, incluse bottiglie, sacchetti, cassette in polistirolo, lenze da pesca in nylon, emerge come il materiale più abbondante con una percentuale dell’80%”, spiega Silvio Greco, presidente del Comitato scientifico di Slow Fish, che conclude: “Significativa soprattutto la densità dei microrifiuti plastici inferiori ai 5 mm ritrovati sulla superficie marina, che è di 179.023 particelle per km quadrato. Questo ci fa riflettere soprattutto sull’incuria che abbiamo avuto nei confronti del mare in passato, perché queste particelle sono il risultato della frammentazione di tutto ciò che abbiamo gettato indiscriminatamente pensando che il mare fosse la nostra discarica naturale. Se l’80% dei rifiuti plastici spiaggiati censiti nelle spiagge risulta derivare dai fiumi e il 20% è scaricato direttamente in mare dovremmo riflettere in merito al fatto che la cura dei mari comincia dai nostri comportamenti a terra.”.
Approfittiamo per ricordare a quanti ci leggono che tempi di degradazione in mare per le bottiglie di plastica sono stimati in 500-1000 anni, mentre si passa a 20-30 per i bastoncini cotonati e a 10-20 anni per le buste di plastica.