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Sono le di   Aggiornamento 21 maggio aprile 2019
 

Uno studio della Banca Mondiale rivela


Diritti sul lavoro:
agli uomini piu' delle donne

ADAMI: «Le indagini degli ultimi anni hanno dimostrato che il 'gender pay gap' complessivo in Italia è indubbiamente molto marcato. Gli ultimi dati Eurostat confermano che la differenza salariale complessiva si attesta oltre il 43,%, una percentuale altissima, risultante da una presenza minima delle donne nelle posizioni di impiego con stipendi più alti.».

di Redazione

Nel 2019 si parla ancora di differenze sul lavoro tra uomini e donne? Si! In tutto il Mondo ci sono solo 6 Paesi in cui si può affermare che le donne e gli uomini hanno gli stessi diritti: Francia, Belgio, Danimarca, Lettonia, Lussemburgo e Svezia. In tutti gli altri Paesi, stando alle norme, le donne partono svantaggiate, come sottolinea il rapporto “Women, business and the law 2019”, uno studio della Banca Mondiale, che ha dimostrato come a livello mondiale le donne possano vantare solo tre quarti dei diritti che sono invece riservati agli uomini.
Lo studio ha analizzato 187 Paesi, tenendo in considerazione 8 diversi indicatori, in base ai quali misurare la parità, meglio, la disparità, di diritti tra uomini e donne. Raccolti tutti i dati, ai singoli Paesi sono stati assegnati i relativi punteggi, da 0 a 100. A livello mondiale, il punteggio medio è di 74 punti, con i Paesi dell’Africa e del Medio Oriente a presentare i risultati peggiori.
Gli indicatori utilizzati dallo studio sono:
- “Going places”, riferito alla libertà di movimento di uomini e donne, indicatore che in Paesi come Iran, Iraq, Arabia Saudita, Brunei, Cameron ed alcuni altri non ha raggiunto nemmeno i 50 punti;
- “Starting a job”, l'indicatore influenzato molto dalla presenza o meno di norme contro le molestie sessuali, presenti in solo 35 Paesi;
- “Getting paid”, sulle possibilità di effettuare lavori pagati in tutti gli ambiti;
Getting Married”, parametro influenzato dalle norme che regolano il matrimonio nonché dalle leggi che puniscono le violenze domestiche; “Having Children”, relativo alla presenza di norme che tutelano il lavoro dopo la gravidanza;
- “Running business”, che si concentra sulle reali opportunità di una donna di gestire un’attività in proprio, a partire dall’accesso ai finanziamenti;
Managing Assets”, relativo al diritto di proprietà e di ereditarietà;
Getting a Pension”, ultimo indicatore che confronta le condizioni pensionistiche di donne e uomini.
«Se le donne avessero pari opportunità rispetto agli uomini per raggiungere il loro pieno potenziale, il mondo sarebbe non solo più giusto ma anche più prospero», dice Kristalina Georgieva, Presidente della Banca Mondiale commentando i risultati finali del rapporto.
Com’è la situazione in Italia?
Stando al rapporto della Banca Mondiale, l’Italia presenta un punteggio che, se paragonato alla media globale, è mediamente alto: il nostro Paese ha infatti raggiunto 94,38 punti, guadagnando il 22° posto, il quale resta comunque tra i peggiori a livello europeo.
A pesare è soprattutto la differenza di stipendio tra uomini e donne, un gender gap che, nelle regioni settentrionali, si esplicita con una differenza fino a 880 euro, che spiega abbondantemente il 126° posto nella classifica del World Economic Forum, per quanto riguarda la differenza salariale
«Le indagini degli ultimi anni hanno dimostrato che il 'gender pay gap' complessivo in Italia è indubbiamente molto marcato. Con gli ultimi dati Eurostat a confermare che la differenza salariale complessiva si conferma oltre il 43,%, una percentuale altissima, risultante da una presenza minima delle donne nelle posizioni di impiego con stipendi più alti. Sono indubbiamente tanti i fattori che frenano le donne sul mercato del lavoro, a partire, per esempio, dal diverso congedo dal lavoro per madre e padre: il primo dura 5 mesi, il secondo 5 giorni, danneggiando inevitabilmente le prospettive di assunzione per le donne. Non è tutto qui: i datori di lavoro tendono ovviamente a premiare il lavoro fatto, finendo per incentivare gli uomini, i quali, dedicandosi mediamente meno a casa e famiglia, hanno una maggiore presenza fisica sul luogo di lavoro», spiega Carola Adami, amministratore delegato della società Adami&Associati.