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Sono le di   Aggiornamento 31 maggio 2019
 

Un dossier di Legambiente e Uncem rivela


Piccoli comuni:
il futuro nazionale
passa dalle aree interne

CIAFANI: «I piccoli comuni sanno porsi sulla frontiera dell’innovazione, ma hanno bisogno di politiche di sistema capaci di proiettare nel futuro l’alta qualità della vita di cui sono custodi, potenziando la presenza di servizi e di offerta formativa, le opportunità di lavoro e investimento, gli strumenti di valorizzazione e di manutenzione del territorio.».

di Redazione

In attesa della festa dei piccoli comuni "Voler Bene all’Italia 2019" che si celebrerà il prossimo 2 giugno, Legambiente e Uncem in occasione dell’incontro, che si è tenuto a Roma lo scorso 29 maggio 2019, "Da piccoli comuni a smart land", organizzato con ANCI, Unpli e Fondazione Symbola, hanno presentato un dossier da cui emerge che un futoro nazionale sempre più legato ai piccoli comuni, purchè le politiche pubbliche sappiano dare risposte a quello spazio grande di innovazione e possibilità che sono i piccoli comuni e andare incontro ai tanti innovatori che li abitano.
La fotografia scattatata dal dossier restituisce un quadro variegato e disomogeneo che si alterna tra una realtà vivace, articolata e in movimento, che si misura con forti processi di cambiamento e con tendenze globali in larga misura inedite, e divari ancora molto ampi rispetto al resto del Paese.
L’Italia dei piccoli comuni, negli ultimi quattro anni ha attratto in media 1,7 persone per ogni mille residenti, quando la media italiana era di 1,2 persone, mostrando condizioni di reale attrattività, rivolgendosi con successo alle scelte insediative della popolazione italiana come delle correnti migratorie della popolazione straniera, a patto che siano presenti condizioni di tenuta identitaria forte e che i fattori di sviluppo socio economico tengano.
Un’attrattività confermata anche dai dati sulla densità imprenditoriale, che nei piccoli comuni è di 10,4 imprese per 100 residenti contro una media del Paese di 8,5. Segnale interessante di vitalità proveniente dal segmento delle piccole città storiche è, tra le altre cose, la concentrazione dei giovani in ingresso nel mercato del lavoro: 17,3% rispetto a una media nazionale di 16,9.
Sul fronte delle politiche di sistema si registrano ancora notevoli ritardi: nel 70% della superficie nazionale, i redditi della popolazione sono più bassi del 13,1% rispetto ai centri più grandi; e in 2.600 piccoli comuni, il gap del reddito medio pro capite è circa del 35%. Evidenti, inoltre, alcune carenze strutturali dei servizi. In particolare, la penalizzazione dei piccoli comuni nella diffusione della Banda Ultra Larga si presenta in proporzioni davvero gravi al 2018: con il 17,4% delle utenze servite contro una media nazionale del 66,9. Sul fronte dei livelli di istruzione, nei piccoli comuni si contano appena 7,1 laureati per 100 abitanti contro una media nazionale del 10,8 peraltro assolutamente insoddisfacente rispetto ai livelli dei paesi OCSE.
I piccoli comuni sanno porsi sulla frontiera dell’innovazione, ma hanno bisogno di politiche di sistema capaci di proiettare nel futuro l’alta qualità della vita di cui sono custodi, potenziando la presenza di servizi e di offerta formativa, le opportunità di lavoro e investimento, gli strumenti di valorizzazione e di manutenzione del territorio”, dice Stefano Ciafani, presidente di Legambiente.
L’Italia dei borghi, che rappresenta il 69,7% delle municipalità italiane, 5552 comuni al 2018, e governa oltre il 50% dell’intero territorio nazionale, offre numerose esperienze di innovazione che disegnano i contorni di un possibile cambio di passo verso un futuro di benessere e sostenibilità, capace di disegnare un argine allo storico abbandono, invecchiamento e spopolamento dei piccoli centri.
Per ragionare di futuro, la capacità di innovazione sociale, digitale e insediativa di questi territori è fondamentale e va accompagnata con serie politiche di sistema. Per questo oltre 150 comuni hanno aderito alla Giornata di Voler bene all’Italia per chiedere anche agevolazioni all’impresa locale di prossimità, all’impresa digitale e alla residenzialità.
Celebrare queste realtà vuol dire celebrare l’Italia intera, tanto più nella stessa domenica della Festa della Repubblica italiana di cui sono la spina dorsale e la radice identitaria. Mettere questi territori, che spesso garantiscono la manutenzione di territori montani e ne prevengono il dissesto idrogeologico, in grado di competere con le loro enormi potenzialità, in maniera diffusa, è la vera occasione per fare ripartire il Paese”, dice Marco Bussone, presidente UNCEM.