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Sono le di   Aggiornamento 11 giugno 2019
 

Richiamando il motto di San Paolo: “Combatti la buona battaglia della fede!


Da Burke e altri 4 prelati anti-Bergoglio: “No a divorzio e aborto, sì alla pena di morte

I cinque firmatari elencano una lunga sequela di divieti e peccati: aborto, eutanasia, divorzio, sesso fuori dal matrimonio, uso di anticoncezionali, eterologa, comunione ai divorziati risposati o conviventi, omosessualità, unioni civili, cambi di sesso, nonchè, un indiretto sì alla pena di morte.

di Guglielmo Gatti - Il Secolo d'Italia

Un nuovo documento, interno al mondo della Chiesa, contro il pontificato di Papa Francesco. A firmare il testo – elaborato il 31 maggio e pubblicato su Corrispondenza Romana, sito degli ultra tradizionalisti cattolici – è il cardinale Raymond Leo Burke patrono dell’Ordine di Malta assieme al vescovo e al suo ausiliare di Astana in Kazakistan, Tomash Peta e Athanasius Schneider, nonché due prelati emeriti, l’ex arcivescovo di Riga cardinale Janis Pujats, e l’ex arcivescovo di Karaganda, altra diocesi del Kazakistan.
Numero in effetti davvero esiguo, al punto che i cinque sentono il bisogno di specificare che “un tale movimento non è questione di numeri ma di verità”. La verità, per Burke e gli altri quattro anti-Bergoglio, è che “nel nostro tempo, la Chiesa stia vivendo una delle più grandi epidemie spirituali, cioè una confusione e un disorientamento dottrinale quasi universalmente diffusi, che costituiscono un serio pericolo di contagio per la salute spirituale e per la salvezza eterna di molte anime. Allo stesso tempo, dobbiamo riconoscere una pervasiva letargia – ovvero un sonno profondo – nell’esercizio del Magistero a diversi livelli della gerarchia della Chiesa”.
Secondo i cinque prelati oppositori di Papa Francesco, “c’è una fame spirituale, dei fedeli cattolici di tutto il mondo, di una riaffermazione di quelle verità che sono offuscate, minate e negate da alcuni degli errori più pericolosi del mondo attuale. I fedeli si sentono abbandonati in una sorta di ‘periferia esistenziale’ – un termine caro a Jorge Mario Bergoglio e che qui sembra invece usato come un boomerang… – Una situazione del genere richiede urgentemente un rimedio concreto” e dunque “una dichiarazione pubblica sulle verità riguardanti questi errori non può ammettere un ulteriore rinvio”. In tal senso, il cardinale Burke e gli altri quattro cofirmatari del documento, presentato con il titolo ‘Verità riguardanti alcuni degli errori più comuni nella vita della Chiesa nel nostro tempo’, si dicono “consapevoli della nostra grave responsabilità di vescovi cattolici” e dichiarano di pubblicare il testo “come un aiuto spirituale concreto, in modo che vescovi, sacerdoti, parrocchie, conventi religiosi, associazioni di fedeli laici e persone private, possano avere l’opportunità di confessare, ‘privatamente o pubblicamente’ – si sottolinea – le verità che ai nostri giorni sono per lo più negate o sfigurate”, secondo il motto richiamato di San Paolo: “Combatti la buona battaglia della fede!”.
Un lungo elenco di no e un solo sì, alla pena di morte: è la lista dei cinque prelati tradizionalisti anti-Papa Francesco – che hanno firmato un documento dal titolo “Verità riguardanti alcuni degli errori più comuni nella vita della Chiesa nel nostro tempo”, elaborato il 31 maggio e pubblicato lo scorso 10 giugno 2019. Citando a più riprese il Concilio Tridentino, senza però attaccare direttamente il Concilio Vaticano II che segnò un forte rinnovamento della Chiesa Cattolica, i cinque firmatari elencano una lunga sequela di divieti e peccati: aborto, eutanasia, divorzio, sesso fuori dal matrimonio, uso di anticoncezionali, eterologa, comunione ai divorziati risposati o conviventi, omosessualità, unioni civili, cambi di sesso. Ed esprimono invece un indiretto sì alla pena di morte. Scrivono infatti che “conformemente alla Sacra Scrittura e alla tradizione costante del Magistero universale, la Chiesa non ha errato nell’insegnare che il potere civile possa legittimanente esercitare la pena capitale sui malfattori, laddove ciò è veramente necessario per preservare l’esistenza o il giusto ordine della società.”.