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Sono le di   Aggiornamento 18 giugno 2019
 

A margine degli ultimi controlli dei NAS


CIBO ETNICO:
irregolarita' nella meta'
dei ristoranti controllati

RIENZI: «La diffusione di ristoranti etnici, specie cinesi e “pseudo” giapponesi, che offrono menù dove si può mangiare senza limiti a prezzi estremamente contenuti, sono sintomo di scarsa qualità, specie quando si serve pesce crudo, i prodotti devono essere di primissima qualità e non possono certo essere venduti a pochi spiccioli come avviene in tali ristoranti.».

di Redazione

I NAS, Nucleo Anti-Sofisticazioni, corpo speciale dei Carabinieri, ha eseguito mirate verifiche in campo nazionale in strutture appartenenti alla filiera della commercializzazione e somministrazione di prodotti alimentari etnici con “particolare attenzione è stata riservata agli esercizi di ristorazione veloce e a quelli che adottano la formula 'all you can eat' per accertare che mantengano i livelli essenziali di corretta prassi igienica e la fornitura di materie prime idonee ad assicurare un livello accettabile di sicurezza per il consumatore”, come chiarisce il generale di divisione dei Carabinieri, Adelmo Lusi.
Nelle 515 ispezioni eseguite sono state accertate irregolarità in 242 strutture, pari al 47% circa degli obiettivi controllati, con un'incidenza delle non conformità maggiore nel settore della ristorazione, mentre si riduce al 41% nei controlli a grossisti e depositi di alimenti etnici.
I controlli hanno riguardato il rispetto delle procedure di preparazione, conservazione e somministrazione del cibo, lo stato igienico e strutturale dei locali, il mantenimento della catena del freddo soprattutto per i cibi da mangiare crudi. Fra le criticità riscontrate, sono stati trovati alimenti in cattivo stato di conservazione, procedure preventive di autocontrollo aziendali inosservate o mai predisposte, utilizzo di alimenti con etichettature non in lingua italiana o prive di informazioni utili per ricostruirne la rintracciabilità, in alcuni casi materie prime di origine animale provenienti da Stati asiatici importate in violazione ai divieti esistenti.
La ristorazione usava soprattutto derrate alimentari di origine nazionale o europea, ma non sempre venivano assicurate qualità e igiene in tutta la filiera. Perciò sono state sequestrate in tutto 128 tonnellate di prodotti ittici, carne e vegetali riscontrate irregolari e non idonee al consumo perché prevalentemente privi di tracciabilità e in cattivo stato di conservazione, per un valore commerciale di circa 232.000 euro.
Sono stati trovati inoltre magazzini abusivi di stoccaggio dei prodotti, cucine mantenute in pessime condizioni igienico-sanitarie, ambienti mancanti dei minimi requisiti sanitari, strutturali e di sicurezza per i lavoratori, che hanno comportato l’applicazione di provvedimenti di chiusura o sospensione dell’attività a carico di 22 imprese commerciali, il cui valore economico ammonta ad oltre 5.300.000 di euro.
Complessivamente sono state contestate 477 violazioni penali ed amministrative, deferendo all’Autorità Giudiziaria 23 operatori del settore alimentare, mentre ulteriori 281 sono stati sanzionati per infrazioni amministrative, per un ammontare di 411mila euro. In ambito penale i reati maggiormente riscontrati, in totale 27, sono stati la frode in commercio e la cattiva conservazione degli alimenti. Molti infatti i casi accertati dai NAS in cui la somministrazione degli alimenti era, per qualità, diversa da quella dichiarata al consumatore a cui, spesso, veniva celato l’originario stato fisico “congelato” dei prodotti ittici serviti nei ristoranti e tavole calde.
A partire dalla crisi economica si è registrata in tutto il paese la diffusione di ristoranti etnici, specie cinesi e “pseudo” giapponesi, che offrono menù “All you can eat” dove si può mangiare senza limiti a prezzi estremamente contenuti, ma proprio i listini eccessivamente bassi sono sintomo di scarsa qualità, specie quando si serve pesce e sushi: i prodotti ittici infatti, specie se serviti crudi, devono essere di primissima qualità e non possono certo essere venduti a pochi spiccioli come avviene in tali ristoranti. Un prezzo troppo basso fa capire come la materia prima non sia di qualità, e non è un caso se spesso risulta anche difficile definire la tracciabilità del pesce, perché in tali locali l’approvvigionamento avviene attraverso canali illegali. Il rischio concreto per i consumatori è quello di incorrere in intossicazioni alimentari, perché il cibo conservato in modo irregolare, non lavorato in modo adeguato e di qualità scadente, può avere serie ripercussioni sul fronte sanitario”, è il commento di Carlo Rienzi, presidente di CODACONS, a cui fa eco il commento della COLDIRETTI: "Con un italiano su tre (32%) che consuma prodotti etnici regolarmente o qualche volta durante l’anno l’operazione dei carabinieri dei Nas “è importante per garantire la salute dei cittadini.”.


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