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Sono le di   Aggiornamento 24 giugno 2019
 

Un'indagine della BVA DOXA rivela


5×1000: gli italani non si fidano, così firma solo 1 italiano su 2

DOXA: «Nonostante 8 italiani su 10 dichiarano di conoscere sia il 5×1000 che l’8×1000, soltanto 4 italiani su 10 dichiarano di aver firmato l’8×1000 nel 2018 e guardando al 5×1000 sono più i propensi a firmare che quelli non propensi. Per tutti il 'non mi fido, non posso verificare' è la motivazione al diniego alla loro firma...».

di Redazione

Il mese di giugno è il periodo più caldo dell'anno per gli italinai: ai gradi elevati della temperatura esterna si affiancano quelli, seppure figurati, delle alte temperature sviluppati dalla compilazione della dichiarazione dei redditi, che stando ai dati della BVA DOXA, colpiscono il 19% del totale dei contribuenti, che se ne occupa proprio nel mese di giugno, mese in cui oltre a dichiarare il proprio reditto il contribuente deve anche scegliere a chi devolvere il 5×1000, la misura fiscale che consente agli italiani di destinare, senza oneri aggiuntivi, una quota delle proprie tasse, pari al 5x1000 dell’IRPEF, Imposta sul reddito delle persone fisiche, ad un ente del Terzo Settore, che totalmente, l'anno scorso, ha raggiunto il tetto dei 500.000.000 di Euro previsti dal Governo a copertura del 5×1000.
Nel 2018, solo 1 italiano su 2 ha destinato questa somma ad un ente non-profit. Eppure non si tratta di un tema di mancata conoscenza dal momento che 8 italiani su 10 dichiarano di conoscere sia il 5×1000 che l’8×1000. Tuttavia soltanto 4 italiani su 10 dichiarano di aver firmato l’8×1000 nel 2018. Guardando al 5×1000, è interessante analizzare le risposte in base alla tipologia dei contribuenti: i donatori, coloro che hanno fatto almeno una donazione per qualunque causa negli ultimi 12 mesi, sono più propensi a firmare per il 5×1000 rispetto ai non donatori, anche se c’è ancora una percentuale piuttosto considerevole di donatori, circa il 35% che, pur essendo già sensibile nei confronti delle cause di solidarietà, decide di non indicare un ente non-profit a cui destinare questa somma.
Le motivazioni addotte per la mancata firma, nonostante il 5×1000, esattamente come l’8×1000, non preveda alcun aggravio di spesa per i contribuenti che versano regolarmente le tasse, vanno dal generico “non so come e dove farlo”, per il 18%, in crescita rispetto al 9% registrato nel 2017, al “non mi fido, non posso verificare”, per il 14%, in calo rispetto al 29% del 2017, il che indica che sono stati fatti passi avanti in termini di rendicontazione. Soprattutto, si rivela come siano principalmente il 27% dei “donatori” a manifestare difficoltà nel sapere come e dove firmare e come addirittura il 10% si giustifichi indicando come spiegazione “faccio già altre offerte e donazioni”, non tenendo conto del fatto che la quota delle proprie tasse destinata con il 5x1000 non incide sul proprio portafoglio e andrà comunque destinata altrove, a prescindere dalla propria scelta.
Chi invece decide di scegliere un ente non-profit, viene guidato da alcuni driver di scelta: il 43% sceglie lo stesso ente del passato, in particolare il 51% dei donatori, per i quali sono utili anche brochure e volantini ricevuti dall’associazione destinataria, mentre il 19% segue il suggerimento di amici, parenti o conoscenti, donatori e non donatori indistintamente. Fondamentale per il 16% dei non donatori il consiglio del CAF, Centri di Assistenza Fiscale, e del commercialista, mentre questa voce scende al 6% per i donatori. In generale, soltanto l’1% dichiara di compiere la propria scelta grazie a input ricevuti dalla pubblicità.
Il 9% dei contribuenti neppure si dichiara interessato al tema, e i più distaccati dalle questioni del 5×1000 sembrano essere proprio i giovani fino a 34 anni di età e chi ha un livello di istruzione più basso. Più sensibili alla causa invece gli over 55, gli italiani con titolo di studio superiore e gli appartenenti alla classe socio-economica media.