8
Sono le di   Aggiornamento 28 giugno 2019
 

Dalla Commissione europea


CIBO: doppi standard
non ammessi nell'UE

JOUROVA': «Con le nuove norme che penalizzano le differenze di qualità e rafforzano i poteri delle autorità di tutela dei consumatori abbiamo gli strumenti necessari per porre fine alla pratica dei doppi standard. I consumatori europei saranno in grado di fare acquisti in piena fiducia, certi di acquistare il prodotto che vedono.».

di Redazione

Il fenomeno della Dual Food Quality, doppia qualità dei cibi, ossia, quei cibi che hanno una composizione diversa, ma il marchio è uguale, o simile, con differenza di qualità dei prodotti alimentari è sotto la lente d'ingrantimento europea, che attraverso uno studio, condotto dall'JRC, Centro comune di ricerca, il servizio interno della Commissione europea per la scienza e la conoscenza, su quasi 1.400 prodotti alimentari in 19 paesi dell’UE, è il risultato, come dicono da Bruxelles: "il 9% dei prodotti messi a confronto differiva per composizione sebbene la parte anteriore della confezione fosse identica, mentre per un altro 22% dei prodotti, per i quali sono state rilevate differenze di composizione, la parte anteriore della confezione era simile.".
Nel mercato unico europeo non saranno ammessi doppi standard. Con le nuove norme che penalizzano le differenze di qualità e rafforzano i poteri delle autorità di tutela dei consumatori abbiamo gli strumenti necessari per porre fine a questa pratica. I consumatori europei saranno in grado di fare acquisti in piena fiducia, certi di acquistare il prodotto che vedono”, ha detto Věra Jourová, Commissario per la giustizia e i consumatori, a cui fa eco Tibor Navracsics, Commissario per l’Istruzione e la cultura e responsabile per il Centro comune di ricerca, spiegando: “Alcuni cittadini europei ritengono che i prodotti alimentari di marca che acquistano siano diversi, se non di peggior qualità, rispetto a quelli disponibili altrove. La Commissione ha invitato i nostri scienziati a contribuire a una valutazione oggettiva della portata di tali differenze nel mercato unico. I risultati non sono omogenei: se da un lato mi fa piacere che non vi sia alcuna prova di un divario tra est e ovest nella composizione dei prodotti alimentari di marca, dall’altro mi preoccupa il fatto che per quasi un terzo dei prodotti analizzati sia stata rilevata una composizione differente nonostante il marchio identico o simile.”.
Lo studio, come si diceva, ha analizzato 1.380 esemplari di 128 diversi prodotti alimentari di 19 Stati membri, un campione non rappresentativo, però, della varietà di prodotti alimentari disponibili sul mercato europeo. "Nella maggior parte dei casi la composizione dei prodotti coincideva col modo in cui venivano presentati, per il 23% dei prodotti quanto indicato sulla parte anteriore della confezione e la composizione coincidevano, mentre per il 27% dei prodotti a una diversa composizione corrispondeva una diversa parte anteriore della confezione. Il 9% dei prodotti presentati come identici nei diversi paesi dell’UE aveva inveve una composizione diversa: la parte anteriore della confezione era identica, ma la composizione differente. Un altro 22% dei prodotti presentati in modo simile aveva una composizione differente: sono prodotti che presentavano una parte anteriore della confezione simile ma una composizione differente", dice la Commissione europea, che sottolinea: “non è stato rilevato alcun modello geografico coerente per quanto riguarda l’uso di imballaggi identici o simili per prodotti con una composizione differente. Le differenze di composizione rilevate nei prodotti analizzati non implicano necessariamente una differenza di qualità.".
Fra le diverse azioni promosse dalla Commissione europea per fronteggiare le differenze di qualità nei prodotti c'è quella di chiarire i casi in cui le differenze di qualità dei prodotti costituiscono una pratica ingannevole, stabilire una metodologia comune per l’analisi dei prodotti alimentari, destinare oltre 4,5 milioni di euro alla risoluzione del problema.