BRANDI: «Il canone costa agli Italiani complessivamente 2.000.000.000. Lo Stato versa un contributo, che per il 2019 e il 2020, è stato fissato in 40.000.000 di €. Cifre esorbitanti, per vedere cosa? Il sacrilegio di Achille Lauro, Fiorello incoronato di spine, o per ascoltare le favole per bambini, stravolte, con la bella addormentata presentata in salsa lesbo.».

di Redazione —

«Io non pago per essere offeso, né per permettere che i nostri figli vengano indottrinati al GENDER. Si sono tenuti a Roma, davanti alle sedi RAI, rispettivamente di Viale Mazzini e di via Sempione, due flash mob contro il (dis)servizio pubblico che ritiene di mettere in scena delle “esibizioni” blasfeme e oltre il limite della decenza, o di indottrinare i nostri figli al gender», è l’apertura della nota della onlus, Pro Vita e Famiglia, che ha organizzato i due momenti di protesta contro la RAI, Venerdì 26 marzo 2021, a cui sono intervenuti alcune personalità politiche, tra cui, a Roma, il senatore Maurizio Gasparri, il senatore Lucio Malan e Il capogruppo Maurizio Politi al consiglio comunale di Roma, invece, a Milano, il consigliere regionale Max Bastoni e il consigliere Filippo Bianchi.

«Il canone costa agli Italiani complessivamente 2.000.000.000. Lo Stato versa un contributo “per l’adempimento degli obblighi del contratto di servizio”, che per il 2019 e il 2020 è stato fissato in 40.000.000 di €. Cifre esorbitanti per vedere cosa? Il sacrilegio di Achille Lauro che a Sanremo si presenta con il ‘Sacro Cuore di Gesù’, Fiorello incoronato di spine o per ascoltare le favole per bambini a “Oggi è un altro giorno”, il programma condotto da Serena Bortone, stravolte, con la bella addormentata presentata in salsa lesbo», dice Toni Brandi presidente di Pro Vita e Famiglia.

ROMA: flashmob contro blasfemia e propaganda gender davanti alla Sede RAI

«Una RAI che, comunque, guadagna anche dalla pubblicità, da eventuali contratti o convenzioni e dalla vendita di beni e servizi, può, a questo punto, camparsi da sola e diventare una tv commerciale? Tutti questi miliardi non andrebbero spesi meglio, per i poveri, i disabili e per tutte le persone alla fame? Tutto questo accade in un momento in cui le famiglie devono affrontare una grave crisi economica e devono ritrovarsi in bolletta la tassa da pagare per sentirsi umiliate, non rispettate e per volgarità e messaggi scandalosi oltre che blasfemi. No grazie. Con la nostra petizione, che ha raggiunto in pochi giorni un successo esorbitante di oltre 100.000 firme, intendiamo dichiarare guerra a chi non fa che offendere e denigrare la maggioranza degli italiani!», ha concluso Jacopo Coghe, vice presidente della onlus.

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