Nella mattinata di oggi, presso il cippo collocato nella Stazione ferroviaria, si è tenuta una cerimonia di commemorazione delle otto vittime della tragedia, a cui non è intervenuta la cittadinanza, per le restrizioni dovute alla pandemia in corso.

di Redazione

È un tranquillo pomeriggio di primavera quello del 3 aprile 1989, quando, alle 16.12, l’apocalisse si abbatte sulla stazione di San Severo, in Provincia di Foggia. Sembrava una bomba, come dicevano le prime voci, ma non sarà una bomba: è il treno 12472 proveniente da Foggia, che, entrato in stazione con la sua composizione di otto vetture, ma per chi lo vede arrivare ha qualcosa che non va, corre troppo, per essere al capolinea del viaggio, decisamente troppo. Il convoglio esce dai binari, deraglia, finisce la sua corsa distruggendo l’intera parte sud dello storico fabbricato della stazione di San Severo, arrestandosi solo in prossimità del piazzale antistante lo scalo ferroviario.

La scena che si presenta ai soccorritori è da incubo: tra polvere, calcinacci e lamiere contorte, ci sono otto vittime, che verranno estratte dai volontari accorsi sul posto, con i numerosi feriti. Il traffico ferroviario della linea Adriatica in Puglia viene bloccato per due ore, i collegamenti vengono ripristinati con deviazioni verso Nord, attraverso Caserta e Roma, verso Sud fermando i convogli a Termoli e facendo poi proseguire i passeggeri a bordo di pullman.
La dinamica resta poco chiara, una certezza: la carrozza Pilota è uscita dai binari a 100 km/h, è salita sul marciapiede, abbattendo, in rapida successione, il fabbricato dello scalo ferroviario a partire dall’abitazione e dagli uffici del capostazione, il bar e la parete anteriore della sala d’attesa, le vetture intermedie, seguendo traiettorie impazzite, hanno occupato tutta linea ferroviaria. Il bilancio dei feriti e dei morti non fu più grave, per due casi attribuibili alla fortuna: il primo, a bordo del treno c’erano soltanto una ventina di passeggeri, il secondo, nel bar della stazione, al momento della sciagura, non c’era la famiglia che gestiva l’esercizio.

Oggi, 3 aprile 2021, ricorre il 32° anniversario di quella tragedia e, presso il cippo collocato nella stazione ferroviari, si è tenuta una cerimonia, non aperta al cittadinanza, per le restrizioni dovute alla pandemia in corso, per ricordare le persone che persero la vita quel pomeriggio di 32 anni fa: Nicola Carafa di San Severo, capo gestione ferroviario; Ciro Vasciarelli di San Severo, assistente di stazione; Giovanni D’Anello di San Nicandro Garganico, manovratore ferroviario; Antonio Ognissanti di San Severo, dirigente movimento in servizio quale Capostazione titolare; Claudio Padalino di Foggia, macchinista in servizio sul treno; Domenico Iannitti di Apricena, macchinista in servizio sul treno; Michele Capotosto di San Severo, impiegato FIAT e Luciano Accettulli di San Severo, imprenditore edile.

error: Content is protected !!