L’ultimo dossier sulla scuola italiana, realizzato da ‘Save the Children‘, rivela come la dispersione scolastica sia al 12,7%, i Neet siano al 23,1%, quanto una scuola fatta di tempo pieno, mensa, offerta di servizi potrebbe fare contro la povertà educativa e quanto sia più “povera” nei territori e nelle regioni dove la povertà minorile è maggiore.

di Piero Mastroiorio —

Dopo il dossier di CittadinanzAttiva che scatta un’impietosa fotografia alla scuola italiana, tra i 45 crolli dello scorso anno scolastico, le certificazioni assenti in una scuola su due, gli edifici vetusti e messi male, nonché, sovraffollamento e poca considerazione del rischio terremoto, con 4.300.000 bambini e ragazzi che risiedono in 11 regioni con Comuni in zone ad elevato rischio sismico e tutte, ad eccezione della Sardegna, con Comuni in zona a rischio medio-elevato, dove gli edifici scolastici migliorati e adeguati sismicamente sono soltanto il 2%, arriva “Alla ricerca del tempo perduto – Un’analisi delle disuguaglianze nell’offerta di tempi e spazi educativi nella scuola italiana” è il dossier diffuso, lo scorso 7 settembre 2022, da Save the Children, che scatta una seconda fotografia alla scuola italiana, evidenziando come questa sia compressa tra dispersione scolastica, ancora troppo alta e giovani Neet, quasi uno su quattro a livello nazionale, sottolinea, quanto una scuola, ricca di tempo pieno, mensa ed offerta di servizi, potrebbe fare contro la povertà educativa e quanto, invece, la scuola sia più “povera nei territori e nelle regioni dove la povertà minorile è maggiore.

Il rapporto non ci conferma ciò che conoscevamo, infatti, in Italia già nel 2021 la povertà assoluta riguardava 1.382.000 minori, il 14,2%, in crescita rispetto al 2020 che era al 13,5%. L’impoverimento dei bambini e degli adolescenti, in crescita in questi anni, si accompagna a un quadro preoccupante anche dal lato della povertà educativa, come dice Save the Children, sottolineando: «L’impoverimento educativo, sconta ancora gli effetti di Covid e Dad, soprattutto fra i minori già in svantaggio socioeconomicoIl 9,7% degli studenti con un diploma superiore nel 2022 si ritrova in condizioni di dispersione “implicita”, cioè senza le competenze minime necessarie, secondo gli standard INVALSI, per entrare nel mondo del lavoro o dell’Università, mentre il 12,7% dei minori non arriva neanche al diploma delle superiori, perché abbandona precocemente gli studi.».
L’Italia, con la sua dispersione scolastica al 12,7% e i Neet, i giovani tra i 15-29 anni senza scuola, lavoro e formazione, al 23,1% perde nettamente il confronto con le altre nazioni europee, tanto che, la prima resta fra le più alte dopo quella della Romania (15,3%) e della Spagna (13,3%) ed è lontana dall’obiettivo del 9% entro il 2030 stabilito dalla UE, mentre il numero dei NEET, con quasi un giovane su quattro, è il più alto rispetto ai paesi UE, che hanno una media del 13,1%, segnando quasi 10 punti in più rispetto a Spagna (14,1%) e Polonia (13,4%), più del doppio se si considerano Germania e Francia (9,2%). In particolare in regioni come Sicilia, Campania, Calabria e Puglia i 15-29enni nel limbo hanno addirittura superato i coetanei che lavorano, 3 giovani Neet ogni 2 giovani occupati.

Eurostat, Indagine Forze Lavoro, 2021, Elaborazione Save the Children

Il report di Save the Children nell’analizzare il collegamento fra offerta scolastica, in termini concreti di mensa, tempo pieno, palestra e agibilità delle scuole, nonché,  disuguaglianze territoriali, rileva un’insufficienza grave, tanto che la dispersione implicita al termine della scuola superiore, a livello nazione, è al 9,7%, ma nelle regioni meridionali, nonostante una riduzione consistente avvenuta nell’ultimo anno in particolare in Puglia (-4,3%) e in Calabria (-3,8%), rimangono percentuali, alla fine del percorso di istruzione, più elevate rispetto alla media nazionale, con una punta del 19,8% in Campania. Mentre, per la dispersione esplicita, l’abbandono scolastico è al 12,7% nella media nazionale, con le regioni del Sud, Sicilia (21,1%) e Puglia (17,6%) con valori decisamente più alti rispetto a Centro e Nord, insieme anche alla Campania (16,4%) e Calabria (14%).
«Mettendo a confronto le 10 province italiane con l’indice di dispersione “implicita” più bassa e più alta si rileva come nelle province dove l’indice di dispersione “implicita” è più basso, le scuole primarie hanno assicurato ai bambini maggior offerta di tempo pieno, frequentato dal 31,5% degli studenti contro il 24,9% nelle province ad alta dispersione, maggior numero di mense, il 25,9% delle scuole contro il 18,8%, di palestre, 42,4% contro 29% e sono  inoltre dotate di certificato di agibilità, 47,9% contro 25,3%.

Eurostat, Indagine Forze Lavoro, 2021, Elaborazione Save the Children

Questa correlazione appare ancora più rilevante se si considerano i minori svantaggiati dal punto di vista socioeconomico», dice Save the Children, che nel ritenere la scuola ben organizzata, con una offerta adeguata di tempi educativi e spazi, contribuire a ridurre le disuguaglianze educative, denuncia: «È un vero paradosso che, pur ribadendo l’importanza della “qualità dell’offerta educativa”, i territori dove la povertà minorile è più forte siano in Italia quelli dove la scuola è più povera, privata di tempo pieno, mense e palestre. Proprio dove i bambini, le bambine e gli adolescenti affrontano, con le loro famiglie, le maggiori difficoltà economiche c’è al contrario maggior bisogno di un’offerta educativa più ricca.». Quindi, chiede al nuovo governo più investimenti e aumento delle risorse per l’istruzione portandole al pari della media europea, al 5% del PIL, Prodotto Interno Lordo, come sottolinea la Direttrice dei Programmi Italia-Europa di Save the Children, Raffaela Milano: «Chiediamo al nuovo governo che si formerà un investimento straordinario che parta dalla attivazione di “aree ad alta densità educativa” nei territori più deprivati, in modo da assicurare asili nido, servizi per la prima infanzia, scuole primarie a tempo pieno con mense, spazi per lo sport e il movimento, ambienti scolastici sicuri, sostenibili e digitali. All’apertura di questo nuovo anno scolastico, chiediamo, alle Regioni e agli Uffici scolastici regionali la massima vigilanza nel rispetto di quelle norme che dovrebbero tutelare le famiglie più in difficoltà: a partire dal tetto di spesa per i libri di testo e dal divieto di imporre alle famiglie contributi “volontari”.

Elaborazione Save the Children su dati Eurostat del 2021

Chiediamo, interventi straordinari per assicurare la gratuità dei servizi di mensa per i bambini e le bambine la cui situazione economica è peggiorata in questa fase. Dobbiamo fare di tutto per evitare che il peso della crisi economica colpisca proprio le bambine, i bambini e gli adolescenti che in questi giorni entrano di nuovo in classe.
Chiediamo, che la mensa scolastica sia riconosciuta come livello essenziale delle prestazioni (LEP), per garantire a tutti i bambini, nella scuola primaria, almeno un pasto gratuito ed equilibrato al giorno, in linea con gli obiettivi della Garanzia Europea per l’Infanzia, e di estendere il tempo pieno a tutte le classi della scuola primaria. Queste due ultime misure da sole, sarebbero un vero punto di svolta per migliorare i livelli di apprendimento di tutti gli alunni del nostro paese, anche quelli che provengono da famiglie più svantaggiate economicamente e socialmente, e per prevenire la dispersione scolastica
.».
In fine, ma non da ultimo, il report di Save the Children, nel ritenere che «l’investimento annuo per garantire il tempo pieno in tutte le classi della scuola primaria statale ammonterebbe a circa 1.445.000.000 di €», rivela come le classi a tempo pieno (40 ore) nella scuola primaria superano di poco il 50% solo in Lazio (55,7%), Toscana (52,8%), Basilicata (52,4%) e Lombardia (52,3%), ma sono una rarità in Molise (7,5%), Sicilia (11,5%), Puglia (18,7%), Campania (18,8%) e Abruzzo (19,6%), mentre la media nazionale è del 37,3%.

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