MARTINI: «Abbiamo, 1.242 fiumi, ma tutti i nostri corsi d’acqua oggi sono in secca… Vi sono oltre 350 laghi tra naturali ed artificiali, le dighe, ma queste sono piene di sedimenti e non vengono svuotate, quindi i volumi disponibili sono ridotti. Riduzione dei volumi disponibili nelle dighe, delle portate delle sorgenti, delle piogge nei fiumi e degli investimenti: tirare le somme!».

di Redazione —

«Abbiamo, 1.242 fiumi, ma tutti i nostri corsi d’acqua oggi sono in secca, perché i nostri fiumi hanno un carattere torrentizio, non fluviale, come i grandi fiumi europei. Vi sono oltre 350 laghi tra naturali, in grave crisi e sofferenza, come quello di Albano, o dovuti ad invasi: le dighe. Oggi queste dighe sono piene di sedimenti e non vengono svuotate, quindi i volumi disponibili sono ridotti. Riduzione dei volumi disponibili nelle dighe, riduzione delle portate delle sorgenti, riduzione delle piogge nei fiumi: tirare le somme! Non ci sono più investimenti negli schemi idrici dagli anni 60 del Novecento.

TORINO: siccità del Po

Il Lago Albano ha fatto registrare ben 3.000.000 di metri cubi in meno in un anno, come pure, il Lago di Nemi fa registrare un calo di livello. L’emergenza siccità di questi giorni fa emergere drammaticamente la crisi esistenziale e la siccità della “politica italiana” che parla di gestione, di prevenzione, di cura e di manutenzione senza mai passare, dalle enunciazioni delle parole, ai fatti. Eppure le crisi idriche si stanno ripetendo da anni e la quantità di acqua che cade sull’Italia spesso ha valori superiori a quella che cade in alcuni paesi del nord Europa: dunque l’acqua ci sarebbe, ma non la sappiamo ne utilizzare ne gestire: noi italiani quelli che hanno dato i natali a Leonardo da Vinci e a Francesco di Assisi.
Abbiamo, 1.242 fiumi ma tutti i nostri corsi d’acqua oggi sono in secca, perché i nostri fiumi hanno un carattere torrentizio, non fluviale, come i grandi fiumi europei. Mi sono recato sul fiume Burano, a valle della confluenza con il Bosso, un fiume che arriva dall’Appennino Umbro–Marchigiano, ricco di sorgenti, di ambienti carbonatici, era in una situazione davvero seria. Ho visto le formazioni algali.
In Italia se c’è pioggia hanno acqua, se non c’è vanno in secca, subito, perché anche le nevicate non sono più come prima e quindi le sorgenti, specialmente in Appennino, che alimentano i fiumi si riducono. Così finiamo per avere un minino vitale garantito solo dagli scarichi dei depuratori.

Abbiamo alluvioni improvvise e dannose a causa del cambiamento climatico: questa troppa acqua quando arriva va trattenuta, derivata, conservata per riaverla quando non c’è. Vi sono oltre 350 laghi tra naturali, in grave crisi e sofferenza come quello di Albano, o dovuti a ‘invasi’: le dighe. Oggi queste dighe sono piene di sedimenti e non vengono svuotate, quindi i volumi disponibili sono ridotti.
Riduzione dei volumi disponibili nelle dighe, riduzione delle portate delle sorgenti, riduzione delle piogge nei fiumi: tirare le somme!
Non ci sono più investimenti negli schemi idrici dagli anni 60 del Novecento.

Pochissimi i fondi pubblici e per l’idropotabile tutto alle risorse della tariffa: dopo il Vajont non sono state più costruite né dighe né invasi. Oggi immagazziniamo circa l’11% dell’acqua piovana in questi contenitori. Cinquant’anni fa se ne immagazzinava circa il 15%.
Non mancano tubi che perdono e Piani Regolatori degli Acquedotti rigidi, senza interconnessioni, sempre chiusi in un confine regionale se non provinciale
», ha detto Endro Martini, geologo, nonché, Referente Contratti di Fiume per la SIGEA, Società Italiana Geologia Ambientale, che nel sottolineare come l’acqua sia la fonte di energia rinnovabile maggiore che abbiamo nel Paese e l’importanza del risparmio della stessa, ha concluso: «questo è il problema culturale di Fondo, che volevano rappresentare con la candidatura Italiana al Forum Mondiale dell’ Acqua e con lo slogan: “AFFRONTARE un Cambiamento Globale nella realizzazione di un RINASCIMENTO dell’ Acqua”.».

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