WWF: «Ridurre drasticamente il consumo di carne, chiedere maggiore trasparenza di etichette e maggiori regole per allevamenti integrati nel ciclo biologico naturale. In primis la filiera della carne di cui gli allevamenti intensivi sono da soli responsabili del 14,5% delle emissioni totali di gas serra, utilizzano circa il 20% delle terre emerse come pascolo e il 40% dei terreni coltivati per la produzione di mangimi.».

di Redazione —

Ridurre il consumo di carne e puntare sull’allevamento estensivo come «strategia di conservazione della biodiversità», sono le indicazioni che il WWF ha portato al pre-summit dell’Onu sui sistemi alimentari dove ha partecipato chiedendo di portare il mercato verso un’alimentazione sostenibile per garantire la salute umana e salvare il pianeta: «Il sistema alimentare è la più grande minaccia per la biodiversità globale», dice il WWF, che intende promuovere una transizione ecologica che parta dai sistemi agroalimentari e dalla eliminazione degli allevamenti intensivi.
La raccomandazione del WWF per contrastare l’impatto insostenibile di questo sistema alimentare è di ridurre drasticamente il consumo di carne e imparare a “scegliere meglio”, anche pagando il giusto prezzo.
Secondo l’associazione, che ha lanciato il report Dalle pandemie alla perdita di biodiversità. Dove ci sta portando il consumo di carne, l’allevamento estensivo è una delle soluzioni, perché consente di tutelare il benessere animale, la biodiversità degli habitat, dare voce e continuità alle culture e tradizioni locali, adottando una soluzione socio-ecologica alle sfide globali.

In occasione della sua presenza al pre-Summit sui Sistemi alimentari promosso dalle Nazioni Unite, il WWF rilancia il manifesto Food4Future, che punta, fra l’altro, a «ridurre drasticamente il consumo di carne e chiedere maggiore trasparenza di etichette e maggiori regole per allevamenti integrati nel ciclo biologico naturale. In primis la filiera della carne di cui gli allevamenti intensivi sono da soli responsabili del 14,5% delle emissioni totali di gas serra, utilizzano circa il 20% delle terre emerse come pascolo e il 40% dei terreni coltivati per la produzione di mangimi.».
Secondo alcune stime, la produzione da zootecnia estensiva al pascolo riguarda circa il 25% della superficie terrestre, come afferma il Direttore Conservazione di WWF, Italia, Isabella Pratesi: «La pastorizia ha anche un ruolo importante nella conservazione della biodiversità. Nell’Unione europea alcuni habitat, classificati come prioritari, dipendono direttamente dal mantenimento di un carico sostenibile di pascolo degli animali: quasi il 20% degli habitat seminaturali di interesse comunitario è gravemente minacciato dalla riduzione della pratica del pascoloIn assenza delle tradizionali attività pastorali si assiste allo sviluppo di nuclei arbustivi, viceversa, in presenza di un carico eccessivo di bestiame si assiste a fenomeni di erosione e perdita di biodiversità. Il pascolo ha anche un ruolo importante nell’incrementare il contenuto di carbonio organico nel suolo, e nell’alimentare fauna e flora del suolo e tutta la catena alimentare che ne deriva.».
Tra l’altro, il WWF ha presentato il lavoro svolto per promuovere gli allevamenti estensivi a una sessione parallela del pre-Summit sui Sistemi alimentari, in cui la raccomandazione principale per i consumatori che scelgono di includere carne nella propria dieta «è di cercare di acquistare carne da allevamenti estensivi, meglio se certificata biologica, meglio se con l’acquisto diretto in fattoria o attraverso associazioni e mercati contadini.
È indispensabile una comunicazione chiara e trasparente sulle etichette, affinché i consumatori possano conoscere, nel momento dell’acquisto, il metodo di allevamento utilizzato e il livello di benessere animale. Naturalmente è importante spingere i decisori politici ad adottare strumenti fiscali in grado di dare un sostegno agli elevati costi della pastorizia, per compensare l’incidenza del costo del lavoro per prevenire abusi e illegalità nel mancato rispetto dei diritti dei lavoratori coinvolti.».

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