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Sarà presentato, Venerdì 23 luglio 2021, in Piazza Cattedrale, alle ore 19:00, a Troia, in provincia di Foggia, il libro scritto da Francesco Sciarrillo, un cittadino di Troia, studioso di Storia Patria,  frutto di una complessa ricerca su fonti storiche coeve, dedicato alla nascita della città avvenuta nell’anno 1019 ad opera del Catapano Bizantino Basilio Bojoannes.

di Redazione —

Il libro scritto da Francesco Sciarrillo, un cittadino di Troia, studioso di Storia Patria, è frutto di una complessa ricerca su fonti storiche coeve, la cui opera l’ha dedicata alla nascita della sua città avvenuta nell’anno 1019 ad opera del Catapano Bizantino Basilio Bojoannes.
Il titolo “Mille e ancora Mille – Troia di Capitanata” è un augurio di lunga prosperità alla città di Troia, ha da poco compiuto mille anni, la città di Capitanata che nasce agli albori dell’anno mille, periodo i cui millenaristi avevano predetto che allo scoccare del millennio ci sarebbe stata la fine del mondo. Pertanto il titolo è stato inteso come un’antitesi al motto dei millenaristi “Mille e non più mille”.

L’opera, che sarà presentata Venerdì 23 luglio 2021, in Piazza Cattedrale, alle ore 19:00, a Troia, in provincia di Foggia, tratta nella prima parte la descrizione della vita quotidiana nell’anno 1.000, quando nell’intera Europa ci fu una progressiva ripresa economica e demografica, determinata da numerosi fattori che miglioreranno la qualità della vita, con una nuova tendenza alla stabilità politica ed amministrativa che contribuì ad incrementare lo sviluppo del commercio per terra e per mare. Queste erano le condizioni di base per la rinascita di tutta la Capitanata dopo l’anno 1.000. La ripresa economica in Capitanata paradossalmente venne innescata anche da alcuni eventi bellici che interessarono la Puglia appena dopo l’anno 1.000. Ci furono delle insurrezioni della gente autoctona all’opprimente potere di Bisanzio nel Thema di Langobardia. A quell’epoca era Imperatore del Sacro Romano Impero d’Oriente Basilio II. Costui era impegnato in una logorante guerra contro i Bulgari ed aveva la continua necessità di denaro e per questo motivo soffocava di balzelli la gente di Puglia, Basilicata e Calabria, le terre d’Italia all’epoca nell’orbita di Costantinopoli.
Le vicende che seguirono videro un nobile longobardo barese a nome Melo o Ismaele, che insieme suo cognato Datto, iniziarono una prima insurrezione contro i bizantini, iniziata nel 1009 ma terminata nel 1011, in quanto soffocata dal Catapano Basilio Mesardonite inviato in Italia dall’Imperatore d’Oriente. Melo e Datto riuscirono a fuggire e a rifugiarsi nei principati Longobardi di Benevento e Capua.
Successivamente, nel 1016, il longobardo Melo incontrò presso la grotta dell’Arcangelo Michele a Monte Sant’Angelo un nucleo di Normanni provenienti dalla Terrasanta, giunti in quel sacro luogo come pellegrini per sciogliere i voti. Fu in quell’occasione che Melo chiese il loro ausilio per allontanare dalla terra di Puglia i Bizantini, da lui definiti effeminati. I Normanni spiegarono al condottiero barese che erano arrivati in quel luogo come pellegrini ed erano privi delle loro armi. Comunque promisero che non appena giunti in Normandia sarebbero scesi nuovamente per dare man forte alla sua causa. Melo era appoggiato politicamente da Papa Benedetto VIII e dall’Imperatore del Sacro Romano Impero d’Occidente Enrico II di Sassonia.

Nel 1017 giunse quindi a Capua un nutrito drappello di Normanni capitanati da Gilbert Buatére della famiglia Drengot. Con lui c’erano tre suoi fratelli tra i quali Rainulfo Drengot, colui che fonderà nel 1030 la prima contea Normanna nel Mezzogiorno. In questo luogo i Normanni furono armati da Melo, giunto nel frattempo con il suo esercito; così ebbe inizio la seconda insurrezione di Melo da Bari e gli alleati Normanni.
Il libro prosegue con le battaglie di Melo e dei suoi alleati Normanni vinte in danno dei Bizantini, che arretrarono verso Bari dove si rifugiò il Catapano, lasciando la strada libera ai ribelli Longobardi fino alla città di Trani.
Il 1° ottobre 1018, a Canne, nei pressi del fiume Ofanto, l’esercito bizantino e le truppe mercenarie condotte dal Catapano Basilio Bojoannes sbaragliarono i ribelli longobardi e le schiere normanne, massacrandoli. Durante la battaglia i Normanni furono letteralmente decimati; morì anche il capo del drappello normanno Gilberto Buatère insieme a gran parte dei suoi uomini. Fu questa decisiva vittoria a far decidere al Catapano Basilio Bojoannesla costruzione della Nova Troiana Civitas. Dopo aver domato l’insurrezione longobarda, Basilio Bojoannes, avanzando fino al confine del territorio di Benevento, con lo scopo di difendere gli accessi dell’Appennino Dauno, fece costruire diversi incastellamenti e restaurare antiche città, rafforzandole con possenti mura, creando quindi un sistema di fortificazioni a difesa della frontiera settentrionale del Thema di Longobardia dai principati longobardi beneventani e capuani.

veduta aerea della città di Troia (Fg)

Il Catapano organizzò una duplice linea di fortificazioni, aggiungendo ad alcuni insediamenti preesistenti come Ascoli, Bovino, Lucera e Volturara, le nuove città di Troia, Civitate, Dragonara, Montecorvino, Fiorentino, Tertiveri, Biccari, Castelluccio Valmaggiore (Castra Vallis Maioris), Melfi ed altre.  Tra tutte queste città fu Troia ad essere prescelta da Basilio Bojoannes quale baluardo bizantino posta al centro di questo nuovo straordinario apparato difensivo. La Nova Civitas Troia nasce quindi nel 1019 ad opera del Catapano Bizantino Basilio Bojoannes.
Le vicende che seguirono, videro giungere su questo colle intere famiglie della Contea longobarda di Ariano che, allettati da un importante Privilegium del mese di giugno 1019 (da me pubblicato in greco, latino e nella traduzione in italiano) con i loro carri e il cuore pieno di speranza, raggiunsero la terra promessa dal Catapano. Essi costruirono le loro case e la loro nuova città e ricevettero dal Catapano nuove terre, esenzioni di imposte. Dovettero costruire in fretta le mura cittadine…
Le battaglie che ne seguirono si concluderanno con l’assedio della città di Troia, che terminerà sia a causa del caldo pugliese del mese di giugno, cagione di una terribile epidemia nel campo imperiale, sia per il valore dei troiani, che farà riconoscere Troia, da tutte le fonti storiche coeve, “città eroica“, per aver fermato da sola l’Imperatore ed il Papa in persona.

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