Mentre, l’esperimento del ricercatore Átila Soares, basato su oltre 10 miliardi di parametri, attribuisce l’opera, più costosa al Mondo, al celebre discepolo milanese, con il contributo diretto del Maestro, Sony Pictures produrrà una miniserie, che racconta la storia del “Salvator Mundi”, guidata dall’attrice Julianne Moore, nel ruolo della restauratrice Dianne Modestini.

nella serie prodotta dalla Sony Pictures basata sul documentario “The lost Leonardo” (2021)
IMMAGINE: Wikimedia Commons / Lionsgate
Il controverso “Salvator Mundi“, l’opera d’arte più costosa di tutti i tempi, continua a far discutere il mondo della cultura e della scienza. Realizzato tra il 1506 e il 1513 per il re Luigi XII, a lungo ritenuto perduto e talvolta attribuito al genio del Rinascimento Leonardo da Vinci, il dipinto, acquistato, nel 2017 dal principe saudita Mohammed bin Salman, per la cifra astronomica di 450.000.000 di dollari, durante un’asta da Christie’s, in un clima di forti polemiche e tensioni, che si presume essere custodito in un caveau a Ginevra, é in attesa di una mostra permanente appositamente allestita nel nuovo museo Louvre-Riad.
Oggi, un innovativo esperimento tecnologico getta nuova luce sulla sua reale paternità: a condurlo è il ricercatore e autore brasiliano Átila Soares da Costa Filho, laureato in Disegno Industriale presso la Pontificia Università Cattolica di Rio de Janeiro, punto di riferimento latinoamericano nello sviluppo delle tecnologie dell’informazione ed esperto in Storia dell’Arte e in Arte e Tecnologia e, mentre, l’esperimento del ricercatore Átila Soares, basato su oltre 10 miliardi di parametri, attribuisce l’opera più costosa al mondo al celebre discepolo milanese, con il contributo diretto del Maestro, Sony Pictures ha annunciato che è già in produzione una miniserie basata sul documentario “THE LOST LEONARDO” (2021), che racconta l’intera travagliata storia del “Salvator Mundi”. La trama sarà guidata dall’attrice Julianne Moore, nel ruolo della restauratrice Dianne Modestini.
Cos’è Luminari, l’I.A. che scova gli autori dei capolavori

Il “Salvator Mundi” era già stato analizzato da Átila Soares con un software sperimentale denominato Luminari, che utilizza l’Intelligenza Artificiale per determinare l’autore di un’opera d’arte (disegni e dipinti). All’epoca, la sfida consisteva nel creare un algoritmo “addestrato” a individuare compatibilità tra dati incrociati, estratti dalla produzione artistica di un determinato pittore o disegnatore, analizzandone il modus operandi complessivo. Sulla base di questi parametri matematici, il programma sottoponeva a valutazione un’opera a caso tramite un sistema basato su reti neurali convoluzionali.
Man mano che le ricerche si ampliavano, i risultati del progetto diventavano sempre più promettenti. Ora Átila presenta i nuovi dati, dopo l’aggiornamento della tecnologia, che consiste principalmente nell’inclusione di un bilanciamento “intelligente” nel dataset di addestramento X test. «Si tratta di uno strumento che arricchisce l’arsenale già vasto a disposizione dell’esperto nelle attività di autenticazione di un’opera. Il futuro dell’umanità è innegabilmente l’Intelligenza Artificiale e il lavoro di attribuzione nel campo delle arti non ne sarà escluso», spiega Átila.
Uno dei contributi fondamentali della metodologia Luminari, secondo il professore, è stato affrontare la sfida rappresentata dagli artisti poco prolifici, la cui produzione non raggiunge un numero minimo soddisfacente di opere da analizzare. Per fare un esempio, Leonardo conta solo 15 dipinti universalmente accettati, mentre Picasso ne ha circa 50.000. Una delle capacità di questo sistema è proprio prevedere tale situazione, offrendo comunque la possibilità di fornire una risposta. La formula, tecnica privata ed esclusive che Luminari introduce nel campo dell’expertise e della Scienza dell’Arte, è protetta da diritti di proprietà intellettuale.
Questa tecnologia, applicata a opere di Rembrandt, è stata oggetto di pubblicazione e ha superato gli esami di valutazione tra pari sulla prestigiosa rivista Conservation Science in Cultural Heritage, dove Átila Soares è membro del Consiglio Scientifico, nella sua più recente edizione. La rivista accademica internazionale, punto di riferimento autorevole nel settore, è edita da Gangemi Editore (Roma) e dall’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, collabora con enti prestigiosi quali l’Università di Roma “La Sapienza”, l’Università di Bari, l’Università di Palermo e l’Università di Siviglia.
Nel maggio 2025, i risultati dell’aggiornamento del software sono stati presentati a Brescia, in occasione dell’evento Dominus Mundi, con la partecipazione di alcune delle massime autorità mondiali su Leonardo da Vinci, in una conferenza tenuta dallo stesso Átila Soares, che ha illustrato i suoi studi su una sanguigna del XVI secolo, fortemente attribuibile a Leonardo e appartenente a una collezione privata italiana.
Il test sul Salvator Mundi: c’è la firma di Giovanni Boltraffio

I test indipendenti condotti da Luminari sul Salvator Mundi hanno richiesto procedimenti aggiuntivi, che hanno portato a una ricostruzione “intelligente” del dipinto così com’era prima dei restauri successivi, utilizzando una nuova generazione di token interni e oltre 10 miliardi di parametri. Ciò significa che l’esperimento è partito dallo stato originario dell’opera, antecedente a qualsiasi intervento. Solo in questo modo si sono potute evitare speculazioni su eventuali alterazioni dovute a restauri meno competenti, che avrebbero potuto influire negativamente sul risultato finale.
L’analisi condotta da una nuova I.A. tedesca, scelta per integrare i test con Luminari, ha evidenziato una forte compatibilità tra le caratteristiche fisionomiche del “Salvator Mundi“ e quelle ottenute dalla restauratrice Dianne Modestini tra il 2007 e il 2013. Nel frattempo, l’esito degli esperimenti sull’autorialità del dipinto “in natura” ha indicato una probabilità dell’81% a favore di una produzione attribuibile a un attivo discepolo e contemporaneo di Leonardo, il milanese Giovanni Boltraffio (1466 o 1467 – 1516). È noto che un indice di compatibilità del 75% con un autore sia sufficiente per dichiarare un’opera autentica.
Curiosamente, l’I.A. ha rivelato, tra l’atro, che, oltre a Boltraffio, il Salvator Mundi, potrebbe aver ricevuto un contributo diretto dello stesso Leonardo, segnalando così una stretta supervisione del maestro. Questo risultato è stato possibile grazie a una funzione del modello che elenca altri artisti della stessa scuola, che potrebbero aver influenzato l’opera o essere anch’essi candidati, in misura minore, come autori unici. Tali nomi vengono presentati dall’I.A. in ordine decrescente di prossimità autoriale: nel caso specifico, il nome di Leonardo è apparso subito dopo quello di Boltraffio.
Un nuovo strumento per l’imparzialità della Scienza dell’Arte

Nonostante il forte entusiasmo suscitato dal progetto, Átila preferisce mantenere una posizione moderata: «Ritengo che tutto ciò che riguarda il lavoro con l’I.A., pur molto rilevante, debba essere inserito nel giusto contesto. Contrariamente alla concezione comune che attribuisce all’I.A. un ruolo assoluto, si tratta semplicemente di uno degli strumenti che, combinati, ci avvicinano alla verità con la massima saggezza e imparzialità possibile. Anche con le sua possibili distorsioni, l’I.A. possiede un ‘modus pensandi’ programmato per scoprire elementi capaci di ampliare la base di qualsiasi ricerca, inclusi livelli cognitivi a cui la limitata percezione umana non può accedere.».
Il CEO della tecnologia Luminari, lo studioso Átila Soares da Costa Filho, non è nuovo a queste imprese: è l’autore della ricostruzione, tramite l’I.A., del volto della Vergine Maria sulla base della Sacra Sindone, nonché scopritore della stessa reliquia in alcune opere di Leonardo. Inoltre, è membro del Consiglio Scientifico della Mona Lisa Foundation (Zurigo), della Fondazione Leonardo da Vinci (Milano), del progetto L’Invisibile nell’Arte / Comitato Nazionale per la Valorizzazione del Patrimonio Storico, Culturale e Ambientale (Roma), del Centro Studi Leonardeschi (Varese, Italia) e della rivista tecnico-storica internazionale Conservation Science in Cultural Heritage, pubblicata dal Dipartimento dei Beni Culturali dell’Università di Bologna e dell’Università di Roma “La Sapienza”.

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