DUCCI: «Le falde rappresentano la principale fonte di approvvigionamento potabile del Paese e devono essere monitorate e tutelate per garantire la sicurezza idrica delle future generazioni.».
di Piero Mastroiorio —

Le sempre più frequenti ondate di siccità e la crescente variabilità climatica stanno mettendo a dura prova la disponibilità di risorse idriche in Italia: fiumi e laghi registrano periodicamente livelli inferiori alla media, mentre cresce la necessità di individuare strategie efficaci per garantire l’approvvigionamento di acqua potabile. In questo scenario, un ruolo fondamentale è svolto dalle acque sotterranee, una risorsa spesso invisibile ma essenziale per la sicurezza idrica del Paese.
«Le acque sotterranee rappresentano una risorsa strategica e di fondamentale importanza per l’approvvigionamento idropotabile del Paese. Nel 2024, in Italia, sono stati prelevati 8,87 miliardi di metri cubi di acqua destinata al consumo potabile: l’84,8% del volume complessivo proviene da sorgenti e pozzi, mentre le acque superficiali (fiumi, laghi naturali e invasi artificiali) contribuiscono per il 15,1%. L’impiego di acque marine desalinizzate è invece marginale (0,1%) ed è concentrato prevalentemente in Sicilia, Toscana e Lazio per l’approvvigionamento delle isole minori.
Le acque sotterranee costituiscono pertanto la principale fonte di approvvigionamento idropotabile in Italia, con percentuali superiori al 75% in tutti i distretti idrografici, fatta eccezione per la Sardegna, dove rappresentano circa il 24% dei prelievi. Il loro utilizzo raggiunge i valori più elevati nei distretti dell’Appennino Centrale e delle Alpi Orientali, nei quali supera il 95% del totale. Al contrario, nel distretto dell’Appennino Meridionale assume maggiore rilevanza il ricorso alle acque superficiali, per la presenza di grandi invasi destinati sia all’uso civile sia a quello irriguo.

Per le loro caratteristiche naturali, le acque sotterranee presentano generalmente un’elevata qualità, sono naturalmente protette dagli agenti contaminanti e risultano meno vulnerabili agli effetti della siccità e della variabilità delle precipitazioni. Le crisi idriche degli ultimi anni hanno confermato il ruolo strategico di questa risorsa: mentre fiumi e laghi hanno registrato livelli prossimi ai minimi storici, le fonti sotterranee hanno continuato a garantire la disponibilità di acqua per gli usi potabili.
Alla luce di queste evidenze, risulta fondamentale conoscere, monitorare e preservare il patrimonio idrico sotterraneo del nostro Paese. Ciò richiede competenze tecnico-scientifiche, capacità di pianificazione e un forte senso di responsabilità nei confronti dell’interesse collettivo, principi che da sempre caratterizzano la figura professionale dell’idrogeologo. A tale figura è affidato il compito di individuare, gestire e tutelare quella che rappresenta la più importante risorsa idrica rinnovabile disponibile nel medio e nel lungo periodo», ha detto Daniela Ducci, docente di Geologia Applicata dell’Università Federico II di Napoli e membro del Consiglio Direttivo Nazionale della Società Geologica Italiana.
Le dichiarazioni della professoressa Ducci evidenziano come la gestione sostenibile delle risorse idriche non possa prescindere dalla tutela delle falde acquifere. Se i cambiamenti climatici stanno rendendo sempre più frequenti periodi di scarsità di precipitazioni e lunghi intervalli di siccità, le acque sotterranee rappresentano una riserva naturale capace di assicurare continuità nell’approvvigionamento, grazie alla loro minore esposizione agli effetti immediati delle oscillazioni climatiche. La sfida dei prossimi anni sarà quindi quella di coniugare tutela ambientale, monitoraggio scientifico e pianificazione delle risorse, valorizzando il lavoro degli idrogeologi e investendo nella protezione degli acquiferi. Solo attraverso una gestione consapevole del patrimonio idrico sarà possibile affrontare con maggiore resilienza gli effetti della crisi climatica e garantire acqua di qualità alle comunità e ai territori.

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