Il DDL sull’intelligenza artificiale, approvato in via definitiva, prevede norme su lavoro, giustizia, sanità, ricerca e contrasto ai deepfake e, seppure il governo celebra l’allineamento all’AI Act europeo, le opposizioni criticano la mancanza di risorse e controlli indipendenti.
di Redazione —
Approvata in via definitiva, dal Senato, con 77 voti favorevoli, 55 contrari e 2 astenuti, il DDL 1146 la prima legge italiana interamente dedicata all’IA, Intelligenza Artificiale, con l’obiettivo di fissare regole per un uso “antropocentrico” dell’intelligenza artificiale, mettendo al centro la tutela delle persone e il controllo umano nelle decisioni. Il testo, approvato dal Senato senza modifiche rispetto alla versione della Camera, si dichiara coerente con l’AI Act europeo e con il GDPR, affidando la governance ad AGID e all’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, con aggiornamenti biennali della strategia nazionale e un monitoraggio annuale per il Parlamento.

Con la legge si istituisce un osservatorio al Ministero del Lavoro per monitorare l’uso dell’IA in ambito professionale e prevenire abusi e discriminazioni. Le aziende che impiegano algoritmi per selezione o valutazione delle performance dovranno informare i lavoratori sulle modalità di utilizzo e garantire trasparenza delle fasi decisionali. Per le professioni intellettuali è prevista la presenza obbligatoria di una revisione umana dei contenuti prodotti con il supporto dell’IA.
Il DDL stabilisce che l’IA non potrà limitare l’accesso alle cure né sostituire il giudizio del personale medico. In ambito di ricerca scientifica, l’IA potrà essere utilizzata come supporto, ma sempre sotto supervisione umana; l’impiego di dati personali per attività di ricerca senza scopo di lucro è ammesso solo previa approvazione di un comitato etico notificato al Garante della privacy.

La legge proibisce l’uso dell’IA per redigere sentenze, valutare prove o determinare pene, riservando a persone fisiche la responsabilità ultima delle decisioni giudiziarie. L’utilizzo di sistemi automatizzati è ammesso nei procedimenti amministrativi ma non può sostituire il controllo umano, e chi è coinvolto nei procedimenti deve essere informato dell’impiego della tecnologia. Il pacchetto normativo introduce nuovi reati e aggravanti relativi all’uso illecito dell’IA, con obbligo di etichettatura per i contenuti generati artificialmente. La diffusione di immagini o video manipolati con l’intento di ingannare può essere punita con una pena detentiva da uno a cinque anni. Sono previste misure stringenti per la tutela dei minori e per la protezione dei loro dati.
Anche se il governo ha difeso il testo come un passo necessario per riportare l’innovazione nell’interesse generale e attrarre investimenti, sottolineando chiarezza normativa e governance, le opposizioni e diverse organizzazioni della società civile hanno però giudicato la legge insufficiente contestando l’assenza di finanziamenti dedicati, la mancata previsione di infrastrutture nazionali per i dati e il rischio di concentrare eccessivo potere regolatorio nelle istituzioni governative senza meccanismi di controllo indipendenti.

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