Alla Fiera del Levante, importante manifestazione culturale e commerciale, la presenza di Israele potrebbe essere interpretata come una legittimazione delle sue azioni nel conflitto israelo-palestinese e la sua esclusione invierebbe un messaggio forte e chiaro: la comunità internazionale sta cercando di mettere fine a queste tensioni e sostenere i diritti dei palestinesi. Inoltre, questa mossa potrebbe stimolare una riflessione più ampia sulle responsabilità sociali e politiche di tutti i partecipanti alle fiere internazionali. Le piattaforme commerciali devono assumersi, anche, un ruolo etico, che trascende il profitto.
di Piero Mastroiorio —

Dal 13 al 21 settembre 2025, a Bari, non ci sarà la partecipazione di Israele alla prossima Fiera del Levante, é quanto fa sapere l’Ente Fiera, accogliendo, di fatto, l’appello del sindaco di Bari, Vito Leccese, che, lo scorso primo luglio aveva invitato “a non far partecipare Israele alle attività fieristiche all’interno del quartiere fieristico barese, istituzionali ed economiche“, sottolineando che: «Per una comunanza di vedute etiche e politiche la “Nuova Fiera del Levante” ha espresso da subito una netta presa di distanza dalle atrocità del genocidio in corso contro il popolo palestinese e ha sostenuto, diventandone promotrice, l’iniziativa per proporre il premio Nobel per la pace 2025 ai bambini di Gaza.».
Sarà stata un’ottima celta quella di non far partecipare Israele alla Fiera del Levante per cercare di fermare il genocidio in corso a Gaza?

La domanda è di difficile risposta, solo il tempo potrà darci ragione: impedire ad Israele di partecipare alla Fiera del Levante che si svolgerà a Bari potrebbe sembrare una misura controversa, ma potenzialmente rappresenterebbe un passo significativo verso la promozione della pace e della giustizia. In un momento in cui il conflitto continua a causare sofferenze in Terra Santa, è fondamentale esplorare tutte le strade possibili per favorire un dialogo costruttivo e mettere in discussione le scelte politiche degli attori coinvolti.
Alla Fiera del Levante, importante manifestazione culturale e commerciale, la presenza di Israele potrebbe essere interpretata come una legittimazione delle sue azioni nel conflitto israelo-palestinese e la sua esclusione invierebbe un messaggio forte e chiaro: la comunità internazionale sta cercando di mettere fine a queste tensioni e sostenere i diritti dei palestinesi. Inoltre, questa mossa potrebbe stimolare una riflessione più ampia sulle responsabilità sociali e politiche di tutti i partecipanti alle fiere internazionali. Le piattaforme commerciali devono assumersi, anche, un ruolo etico, che trascende il profitto.

Sostenere la cultura della pace, attraverso azioni concrete è essenziale in questo contesto, dimostrerebbe che ci sono conseguenze per le politiche aggressive, si incoraggerà Israele a riconsiderare le proprie azioni e avviare un dialogo reale con i leader palestinesi. Se il governo israeliano focalizza sul come la sua la partecipazione o la sua l’assenza ad eventi internazionali sia influenzata dall’opinione pubblica globale, potrebbe avvertire la necessità di un cambiamento di rotta, sebbene l’idea di escludere Israele dalla fiera di Bari possa suscitare dibattiti accesi, è un’opzione da considerare seriamente nel perseguimento di un futuro di pace duratura.
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