Dazi e costi energetici e non solo portano ad un’impennata del prezzo del caffè verde, che vola e si riflette sui consumatori, tanto che, secondo UNIMPRESA «negli ultimi cinque anni i rincari hanno già superato il 40%.».
di Redazione —
Il rito quotidiano di molti italiani sta per diventare una stangata giornaliera: le brutte notizie arrivano dal Meeting di Rimini, dove l’amministratrice delegata di Illycaffè, Cristina Scocchia, ha parlato di una vera e propria “tempesta perfetta” per il settore. Infatti, la tazzina di caffè rischia di diventare un lusso a causa di dazi e costi energetici, la corsa dei listini sembra inarrestabile, tanto che, secondo le previsioni, entro fine 2025 una tazzina potrebbe arrivare a costare fino a 2 euro.
«Gli effetti si riflettono direttamente sui consumatori. Il prezzo medio della tazzina al bar è in crescita del +19%, rispetto al 2021 e del +3,4%, rispetto al 2024, con forti differenze tra città: 1,5 euro a Benevento e Bolzano, contro 1 euro a Catanzaro. Le prospettive non sono rassicuranti: il trend rialzista delle materie prime potrebbe spingere ulteriormente verso l’alto i listini», dice Cristina Scocchia.

Non solo, un report del Centro studi di Unimpresa conferma che la corsa non si fermerà presto: entro la fine del 2025 il prezzo medio della tazzina potrebbe toccare i 2 euro, segnando un aumento del 50% rispetto al 2020. Il mercato italiano, però, resta solido: i consumi annuali ammontano a 327.000.000 di chili di caffè verde, per un valore di 5,2 miliardi di euro, destinati a superare i 6 miliardi entro il 2030. Per i consumatori italiani il caffè pesa meno dell’1% sul bilancio familiare, ma il suo valore simbolico resta enorme. Per produttori e distributori, invece, la sfida è difendere i margini, puntando su segmenti premium e monoporzionati, che garantiscono redditività fino al 60%.
L’impennata dei prezzi è frutto di una combinazione di cause: l’aumento dei costi energetici per la torrefazione, i noli marittimi raddoppiati, l’inflazione che incide su imballaggi e manodopera e la speculazione finanziaria, che ha reso i mercati ancora più volatili, nonché, le nuove normative Ue contro la deforestazione impongono certificazioni e tracciabilità, utili per la sostenibilità ma costose per i produttori, con inevitabili ricadute sui listini finali. Per Unimpresa, «la combinazione di tutti questi fattori rende concreta la corsa verso i 2 euro a tazzina entro fine 2025. Un rincaro che, seppur limitato in termini di peso sul bilancio familiare, rischia di cambiare le abitudini di consumo degli italiani e mettere ulteriormente sotto pressione la filiera del caffè.».

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