Il Ministero della Salute smentisce il racconto di ospedali sotto pressione e di un’impennata dei decessi: le temperature sono eccezionali e la prudenza è d’obbligo, ma i numeri invitano a distinguere tra prevenzione e allarmismo.
di Piero Mastroiorio —
L’ondata di caldo che ha interessato l’Italia è stata eccezionale e nessuno lo mette in dubbio. Le temperature registrate nel mese di giugno hanno superato di oltre sette gradi le medie stagionali in diverse città, con punte superiori ai nove gradi a Torino. Un quadro che impone attenzione e comportamenti responsabili, soprattutto nei confronti delle persone più fragili. Un conto, però, è la prevenzione, altro è alimentare un clima di allarme che, almeno finora, non trova conferma nei dati ufficiali.

A riportare il dibattito su un piano più concreto è stato il Ministero della Salute, che, al termine della riunione della Cabina di regia interistituzionale, prevista dal Piano operativo nazionale sugli effetti del caldo, ha diffuso un quadro decisamente meno drammatico rispetto a quello raccontato negli ultimi giorni. Il primo dato riguarda gli ospedali. Nelle otto città monitorate attraverso le 49 strutture di pronto soccorso “sentinella” non si registra alcun incremento significativo degli accessi. In altre parole, nessun assalto ai pronto soccorso, nonostante le temperature record e le previsioni allarmistiche che avevano accompagnato l’arrivo dell’anticiclone.
Anche sul fronte della mortalità il quadro appare molto diverso da quello evocato da una parte del dibattito pubblico: il Ministero riferisce che, fatta eccezione per Torino, dove è stato registrato un aumento dei decessi tra gli over 65, l’ondata di calore non ha determinato un incremento della mortalità giornaliera tra gli anziani nelle principali città italiane. Anzi, in molti casi la mortalità è risultata uguale o addirittura inferiore alle attese. Sono dati che invitano a una riflessione sul modo in cui vengono raccontati questi fenomeni. Negli ultimi giorni si è parlato con insistenza di un’emergenza sanitaria ormai in atto, mentre i numeri ufficiali descrivono una situazione certamente delicata, ma sotto controllo. Lo stesso Ministero aveva già preso le distanze da alcune ricostruzioni diffuse nei giorni precedenti, ribadendo la necessità di basarsi sulle evidenze epidemiologiche e non sulle suggestioni.
Naturalmente questo non significa minimizzare i rischi del caldo: le alte temperature rappresentano un fattore di rischio per anziani, malati cronici, bambini e lavoratori impegnati in attività pesanti all’aperto. Per questo restano fondamentali tutte le misure di prevenzione: evitare l’esposizione nelle ore centrali della giornata, mantenersi idratati, climatizzare gli ambienti quando possibile e verificare le condizioni delle persone più vulnerabili, soprattutto se vivono sole.

La prevenzione è una cosa seria e non può rischiare di essere indebolita quando viene accompagnata da messaggi eccessivamente catastrofici. Se ogni estate viene descritta come un’emergenza senza precedenti e ogni ondata di caldo come una strage imminente, il rischio è che l’opinione pubblica finisca per sviluppare una sorta di assuefazione agli allarmi, con effetti controproducenti quando si rende necessario seguire le indicazioni delle autorità sanitarie. Il Ministero della Salute, infatti, continua a monitorare quotidianamente la situazione, insieme alle Regioni, proprio per intervenire tempestivamente qualora i dati dovessero cambiare. È questo l’approccio corretto: osservare, misurare e decidere sulla base delle evidenze, evitando tanto il negazionismo quanto il sensazionalismo.
Anche l’OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità, seppur continuando a raccomandare misure di protezione, per affrontare le ondate di calore, consigliando di bere acqua con regolarità, limitare l’attività fisica nelle ore più calde, mantenere freschi gli ambienti domestici e prestare particolare attenzione agli anziani e alle persone fragili, informa con buon senso, attraverso indicazioni che non dipendono dall’esistenza o meno di un’emergenza sanitaria generalizzata, come rivela, in una nota, il direttore regionale per l’Europa, Hans Henri P. Kluge, diffusa il 30 giugno, in cui si legge: «in Italia 5 decessi in 24 ore per il caldo».
La divergenza tra SSN e OMS nasce dal diverso metodo utilizzato:
- OMS Europa: ha chiarito che la propria stima si basa su proiezioni statistiche dell’eccesso di mortalità attribuibile al caldo e non sul conteggio immediato dei decessi certificati. Questo è il motivo per cui il Ministero ha replicato che «ad oggi non risultano questi decessi».
- Ministero della Salute: utilizza dati osservati e aggiornati in tempo reale provenienti dalla sorveglianza epidemiologica e dai Comuni.
In attesa dell’incontro, di lunedì 6 luglio dei responsabili nazionali per le emergenze, l’ambiente e il cambiamento climatico di tutti gli Stati membri dell’OMS nella Regione europea, per una riunione di verifica d’emergenza – al cui ordine del giorno c’è un unico quesito: cosa abbiamo imparato da questa ondata di calore, siamo pronti per la prossima e in che modo l’OMS/Europa può offrire un maggiore sostegno? – i numeri ufficiali disponibili, oggi, raccontano una realtà più equilibrata di quella emersa in molti titoli e commenti. Il caldo c’è, è intenso e richiede prudenza, ma l’annunciata impennata di decessi e il collasso degli ospedali, stando al monitoraggio del Ministero della Salute, non si sono verificati e in tempi in cui l’allarmismo sembra spesso precedere i fatti, ricordare, che, i dati vengono prima delle narrazioni, non è un esercizio di scetticismo, ma di buon giornalismo.

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