RUSSO: «L’aumento dei prezzi non deve diventare una forma di speculazione “anche perché, se il prodotto c’è e le riserve tengono, eventuali aumenti incontrollati dei prezzi, in particolare per il gasolio, non hanno alcuna giustificazione. Nessun allarmismo, quindi, ma la guerra in Iran non può e non deve diventare un pretesto per fare cassa.».
di Redazione —
L’attivazione del meccanismo delle accise mobili, che destina la maggiore IVA incassata dallo Stato alla riduzione delle accise quando salgono i prezzi della benzina e del diesel, per contrastare il caro carburante innescato dalla guerra in Medio Oriente rischia, se non venisse integrato con altri fondi, di limitarsi a uno “sconto” di pochi centesimi per i consumatori: le simulazioni indicano un risparmio di 4,7 centesimi al litro sulla benzina e di 7,5 centesimi sul diesel, nell’ipotesi di una quotazione del petrolio Brent a 105 dollari al barile. È per questo che potrebbe non arrivare nel Consiglio dei ministri, del 10 marzo 2026, l’atteso provvedimento salva-automobilisti, che dovrebbe essere inserita in un decreto legge oppure nella legge di conversione del decreto bollette attualmente all’esame della Camera.

La corsa dei prezzi ha portato il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, a far convocare d’urgenza la cabina di regia della Commissione allerta rapida, a cui hanno preso parte, anche, rappresentanti dei Ministeri dell’Economia e dell’Ambiente, nel corso della quale, sono emersi rincari anomali per le pompe di due delle principali società petrolifere, con i prezzi medi applicati che sono aumentati più dei prezzi consigliati dalle compagnie di riferimento. Questa dinamica sarà oggetto di controlli mirati nell’ambito del piano operativo attivato nei giorni scorsi, d’intesa tra MIMIT e MEF, dalla Guardia di Finanza. La cabina di regia si riunirà nuovamente oggi, 11 marzo 2026.
Di fronte ai recenti rincari della benzina e del gasolio legati alla crisi in Medio Oriente, Pasquale Russo, vicepresidente di Confcommercio e presidente di Conftrasporto, ha osservato che «l’aumento dei prezzi non deve diventare una forma di speculazione, anche, perché, se il prodotto c’è e le riserve tengono, eventuali aumenti incontrollati dei prezzi, in particolare per il gasolio, non hanno alcuna giustificazione. Nessun allarmismo, quindi, ma la guerra in Iran non può e non deve diventare un pretesto per fare cassa.

Pur in un quadro di grave tensione in Medio Oriente è fondamentale mantenere un approccio improntato a equilibrio e responsabilità. In presenza di condizioni di approvvigionamento regolari e di un quadro che, allo stato, non presenta elementi tali da compromettere la disponibilità del prodotto, non vi sono ragioni per alimentare aumenti dei prezzi non coerenti con l’andamento reale del mercato.
Serve una linea chiara da parte delle istituzioni, per questo abbiamo chiesto al Governo di intervenire per evitare che il clima di incertezza internazionale si traduca in tensioni speculative che finirebbero per gravare sulle imprese, in particolare quelle del trasporto e della logistica e, più in generale, sull’intero sistema economico. È evidente che qualora il quadro di crisi dovesse protrarsi sarà opportuno valutare interventi mirati, come fatto durante la crisi energetica nel 2022, a sostegno dei comparti maggiormente esposti, come le attività legate alla mobilità delle merci e delle persone, oltre alle filiere logistiche e distributive, che rappresentano un’infrastruttura essenziale per il Paese.».

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