Il CNDDU, nell’accoglie con favore le recenti precisazioni del Ministro dell’Istruzione e del Merito, orientate a focalizzare le nuove misure sulla reale conoscenza della lingua e sugli studenti di nuovo ingresso, scrive al Ministro Valditara: «la circolare Mattarella del 1990 è superata dalla denatalità. Serve un sistema nazionale per valutare le competenze linguistiche.».

di Redazione —

Il dibattito sulla presenza degli alunni stranieri nelle classi italiane si arricchisce di un intervento cruciale. Il CNDDU, Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani, presieduto dal Prof. Romano Pesavento, è intervenuto direttamente nel confronto originato dal richiamo, da parte della Premier Giorgia Meloni, alla storica Circolare ministeriale n. 205 del 26 luglio 1990, emanata dall’allora ministro della Pubblica Istruzione Sergio Mattarella.

Secondo i docenti, quel testo, che suggeriva di non superare i cinque alunni dello stesso gruppo linguistico per classe, rispondeva a dinamiche organizzative di trentasei anni fa, oggi totalmente superate dalla realtà demografica e sociale del Paese. I dati fotografano una realtà scolastica profondamente mutata: nel 2025 in Italia sono nati appena 355.000 bambini, con una media di 1,14 figli per donna e al 1° gennaio 2026 i cittadini stranieri residenti hanno raggiunto quota 5.560.000. La scuola è lo specchio di questa trasformazione: oggi si contano oltre 931.000 studenti con cittadinanza non italiana, l’11,6% del totale.

Il CNDDU sottolinea un errore di valutazione pedagogica fondamentale: cittadinanza straniera e insufficiente conoscenza dell’italiano non sono la stessa cosa. Moltissimi di questi ragazzi sono nati e interamente scolarizzati in Italia, seconde generazioni, e non presentano alcun deficit linguistico, a differenza dei minori appena arrivati nel nostro Paese. I dati INVALSI e le analisi OCSE confermano che il divario negli apprendimenti è legato alle condizioni socioeconomiche e al tempo di scolarizzazione, dimostrando che la sola percentuale di studenti stranieri in una classe non misura la sua complessità educativa.

Il Coordinamento accoglie con favore le recenti precisazioni del Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, orientate a focalizzare le nuove misure sulla reale conoscenza della lingua e sugli studenti di nuovo ingresso. Per rendere efficace questa linea, il CNDDU propone tre passi fondamentali:

  • Rilevazione nazionale omogenea: Istituire un sistema che accerti le competenze linguistiche all’ingresso, attivando percorsi strutturati di italiano L2 e successive verifiche.
  • Flessibilità territoriale: Adattare le regole ai contesti locali, differenziando le grandi aree metropolitane dai piccoli comuni colpiti da spopolamento e denatalità.
  • Risorse mirate: Creare un osservatore per destinare il personale docente dove si concentra il reale bisogno educativo, e non basandosi su indici statistici indiretti.

«Il passaggio necessario è dalla logica della presenza alla logica del bisogno educativo. L’efficacia delle politiche scolastiche non deve essere misurata sulla riduzione statistica degli alunni stranieri, ma sulla capacità della scuola di fornire gli strumenti linguistici necessari per permettere a tutti di partecipare autonomamente all’apprendimento», conclude il presidente del CNDDU, Romano Pesavento.

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