di Redazione —

Stando al Corruption Perceptions Index, aggiornato annualmente, attribuisce un punteggio a 180 Paesi e territori sulla base della percezione della corruzione nel settore pubblico, utilizzando 13 diverse fonti internazionali, i cui risultati sono espressi su una scala da 0 a 100, dove lo 0 rappresenta la massima corruzione percepita e 100 la minima, colloca l’Italia al 52° posto nella classifica globale del CPI e al 19° tra i 27 Paesi dell’Unione europea, confermando l’Italia in una posizione intermedia, lontana sia dai Paesi europei più trasparenti sia dagli Stati maggiormente compromessi.

L’edizione 2024 del CPI, il report pubblicato da Transparency International, evidenzia come la corruzione continui a rappresentare una minaccia globale complessa e multifattoriale. Nonostante alcuni progressi, 32 Paesi registrano un miglioramento significativo rispetto al 2012, la situazione resta critica: 148 Stati sono fermi o peggiorati negli ultimi dodici anni, come la media mondiale, ferma a 43 punti, conferma una stagnazione preoccupante.

La corruzione, inoltre, emerge come un ostacolo sempre più rilevante per le politiche climatiche: rallenta la pianificazione delle misure di adattamento, compromette la gestione delle risorse e ostacola gli investimenti nella transizione ecologica. A confermare la gravità del fenomeno in Italia c’è “Italia sotto mazzetta, il dossier annuale di Libera, che fotografa la situazione delle indagini nel periodo 1 gennaio – 1 dicembre 2025, con 96 inchieste censite, una media di otto ogni mese e l’intervento di 49 procure distribuite in 15 regioni. Gli indagati raggiungono quota 1.028, quasi il doppio rispetto ai 588 del 2024.

Il primato spetta al Sud e alle isole, con 48 inchieste complessive, seguite dal Centro (25) e dal Nord (23). La regione con più indagati è la Campania (219), seguita dalla Calabria (141) e dalla Puglia (110). Nel Nord Italia, la Liguria risulta la più coinvolta con 82 indagati, davanti al Piemonte (80). Le indagini spaziano da mazzette per ottenere certificazioni false fino a favori per appalti sanitari, gestione dei rifiuti, opere pubbliche, licenze edilizie e servizi scolastici. Non mancano concorsi universitari pilotati, scambi politico-elettorali e casi legati alle grandi opere, spesso con la presenza di organizzazioni mafiose.

Nel 2025 casi di corruzione vengono registrati in tutte le principali città, da Milano a Roma, da Torino a Palermo, passando per realtà provinciali come Prato, Latina e Avellino. Le inchieste, ancora in fase preliminare, dunque senza accertamento definitivo di responsabilità, delineano un sistema corruttivo stabile, strutturato e in molti casi inserito in logiche organizzate. Nei diversi territori, il ruolo di “garante” del rispetto dei patti corruttivi è ricoperto da figure diverse, a seconda dei contesti economici e politici. Tra i 53 politici coinvolti nel 2025, pari al 5,5% del totale, quasi la metà sono sindaci: 24 in tutto. Campania e Puglia registrano il numero più alto di amministratori sotto indagine (13), seguite dalla Sicilia (8) e dalla Lombardia (6).

Secondo Libera, il quadro resta parziale ma significativo: la corruzione appare sempre più normalizzata, una componente percepita come “ordinaria” nei percorsi di carriera pubblica o imprenditoriale. Una dinamica che, premiando i comportamenti disonesti, alimenta una selezione al ribasso e deteriora in maniera silenziosa la qualità dei servizi pubblici, della vita quotidiana e della democrazia stessa.

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