VENTURA: «Un rimborso che arriva dopo mesi non è un aiuto, è un prestito forzato fatto dalle famiglie più fragili all’ente pubblico. Una mamma giustamente afferma che l’unica certezza che vuole non è un rimborso, bensì la certezza che a settembre suo figlio abbia il pulmino sotto casa, come tutti gli altri bambini. Il traguardo di oggi è solo una tappa.».
di Redazione —

«Finalmente. Dopo mesi di solleciti, di PEC, di famiglie che hanno anticipato di tasca loro, le somme sono state accreditate agli aventi diritto, ma ricordiamo: la disabilità non deve essere vista come un’ elemosina!», dichiara Miriam Ventura, Presidente Puzzle d’Amore APS-ETS e Dirigente Nazionale M.E.D.A., nel sottolineare come movimento europeo per i diversamente abili e per tutte le categorie fragili, MEDA nazionale, ha affermato: «questi rimborsi non sono un favore. Sono un palliativo. Un palliativo per coprire la mancanza di un servizio che dovrebbe esserci e non c’è.
Lo Stato dice: il trasporto scolastico per gli alunni con disabilità è un diritto.
Il Comune dice: non ho i mezzi, vi rimborso.
La famiglia dice: io intanto pago il carburante, pago l’assicurazione, lascio il lavoro un’ora prima, e spero che prima o poi i soldi tornino.
Questa non è inclusione. Questa è resistenza.

Un rimborso che arriva dopo mesi non è un aiuto, è un prestito forzato fatto dalle famiglie più fragili all’ente pubblico. Una mamma giustamente afferma che l’unica certezza che vuole non è un rimborso, bensì la certezza che a settembre suo figlio abbia il pulmino sotto casa, come tutti gli altri bambini. Il traguardo di oggi è solo una tappa. Il vero traguardo è un’altra cosa: trasporto diretto, non rimborso. Il Comune deve appaltare un servizio dedicato, puntuale, con assistenti formati, non scaricare il peso sui genitori. Tempi certi per legge. Non si può vivere con l’ansia del “vediamo se e quando”.
Un fondo unico per la fragilità. Basta rincorrere bandi e rimborsi a spot.
Per questo, come dirigente MEDA e, con l’ appoggio del MEDA Nazionale, non ci fermeremo qui. Porterò questa vicenda in regione Puglia e all’ attenzione del Garante nazionale per la disabilità alla luce anche della nuova riforma. Perché la dignità non si rimborsa. Si garantisce.».

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