L’episodio dimostra quanto sia fragile l’equilibrio nei contesti educativi quando viene meno il rispetto reciproco: l’indisciplina non può essere tollerata, ma la risposta deve restare nei confini della legge e della proporzionalità, come la violenza di un genitore contro un docente rappresenta un fatto gravissimo che mina l’autorità scolastica e il principio stesso di convivenza civile, in ogni caso, un dato é chiaro: la legalità e il rispetto dei ruoli devono valere per tutti, senza eccezioni.

di Piero Mastroiorio —

«Stavo facendo lezione quando un’alunna ha appoggiato i piedi in maniera scomposta su una sedia di fronte. Io l’ho ammonita in più occasioni dicendole di non farlo, ma non mi ascoltava. Ad un certo punto mi sono avvicinato al suo banco e con il mio piede ho spostato il suo. La ragazza ha iniziato a gridare dicendo che le avevo dato un calcio e che avrebbe chiamato il padre. Ha preso il telefono, che in classe non può essere utilizzato ed ha avvisato suo padre. Dopo circa 15 minuti, si apre la porta dell’aula, entra quest’uomo, che mi rivolge parole pesanti e mi sferra uno schiaffone che mi fa cadere a terra…», é il racconto del professore, che ha subito l’aggressione.

La dirigenza scolastica ha avviato verifiche interne per accertare con precisione la dinamica dei fatti e le eventuali responsabilità, mentre l’episodio solleva interrogativi sulla gestione dei conflitti in ambito scolastico: da un lato la necessità di mantenere disciplina e rispetto delle regole, dall’altro l’importanza di evitare qualsiasi forma di contatto fisico che possa innescare reazioni incontrollate.

L’episodio avvenuto in un’aula scolastica riporta al centro dell’attenzione un tema delicato: il rispetto dei ruoli e dei limiti, tanto da parte degli studenti quanto degli adulti. La vicenda, in cui entrambe le condotte appaiono censurabili, seppur con diversa gravità, sono avvenuta in una scuola, in una classe, un luogo pubblico destinato alla formazione e alla convivenza civile. Il comportamento della studentessa, se confermato, contrasterebbe con il principio di rispetto delle regole dell’istituto e dell’autorità dell’insegnante. Lo Statuto delle studentesse e degli studenti (D.P.R. 249/1998) stabilisce che gli studenti sono tenuti ad avere nei confronti del capo d’istituto, dei docenti e del personale tutto un comportamento corretto e rispettoso. Un atteggiamento volutamente provocatorio o reiteratamente irrispettoso può legittimare l’adozione di sanzioni disciplinari proporzionate, secondo quanto previsto dai regolamenti scolastici.

Allo stesso tempo, anche il comportamento del professore merita una riflessione. L’intervento fisico, sebbene limitato a un gesto volto a far abbassare i piedi, rischia di travalicare il confine della mera correzione verbale. In ambito giuridico, qualsiasi contatto fisico non necessario potrebbe astrattamente rientrare nell’ipotesi di percosse, Art. 581 del Codice Penale, qualora provochi una sensazione dolorosa, anche senza lesioni. Inutile dire che la gestione della disciplina deve, sempre, avvenire con strumenti educativi e regolamentari, evitando iniziative personali che possano essere interpretate come atti fisici impropri.

Nell’accadimento, ancora più grave appare la condotta del padre che, secondo quanto riportato, sarebbe passato alle vie di fatto contro il docente, dove l’aggressione fisica configura, a seconda dei casi, il reato di percosse (art. 581 C.P.) o di lesioni personali (Art. 582 C.P.), oltre a poter integrare l’ipotesi di oltraggio o violenza a pubblico ufficiale (Artt. 336 e 341-bis c.p.), qualora l’insegnante venga considerato pubblico ufficiale nell’esercizio delle sue funzioni. La giurisprudenza è costante nel riconoscere agli insegnanti la qualifica di pubblico ufficiale durante l’esercizio dell’attività didattica, con conseguente aggravamento delle responsabilità in caso di aggressione.

L’episodio dimostra quanto sia fragile l’equilibrio nei contesti educativi quando viene meno il rispetto reciproco. L’indisciplina non può essere tollerata, ma la risposta deve restare nei confini della legge e della proporzionalità. Allo stesso modo, la violenza di un genitore contro un docente rappresenta un fatto gravissimo che mina l’autorità scolastica e il principio stesso di convivenza civile. La scuola è chiamata ad accertare le responsabilità disciplinari interne, mentre sul piano penale potrebbero aprirsi ulteriori sviluppi, in ogni caso, un dato é chiaro: la legalità e il rispetto dei ruoli devono valere per tutti, senza eccezioni.

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