La Global Sumud Flotilla è una grande mobilitazione dal basso di decine di paesi del Mondo, che vuole rompere l’assedio imposto da Israele su Gaza e portare aiuto alla popolazione civile palestinese decimata da bombe, massacri, distribuzione di cibo, diventati trappola mortale per uccidere inermi cittadini.
di Piero Mastroioprio —

La Global Sumud Flotilla è partita verso Gaza. Una mobilitazione dal basso, fatta da attivisti e semplici cittadini di decine di paesi del Mondo, che vogliono rompere l’assedio imposto da Israele a Gaza e portare aiuti umanitari a una popolazione decimata da bombe, massacri, distribuzione di cibo, diventati trappola mortale per uccidere inermi cittadini di Gaza e non solo. Così, per porre fine al genocidio in atto, stanno navigando verso Gaza decine di piccole e medie imbarcazioni di una “flottiglia civile” che ha l’obiettivo di “rompere l’assedio illegale di Gaza via mare, aprire un corridoio umanitario e porre fine al genocidio in corso del popolo palestinese”. Sono 44 i paesi che aderiscono all’iniziativa con una cinquantina le imbarcazioni coinvolte.
La Global Sumud Flotilla è “una flotta coordinata e non violenta, composta per lo più da piccole imbarcazioni che salpano dai porti del Mediterraneo per rompere l’assedio illegale imposto dall’occupazione israeliana a Gaza”, spiega il sito della mobilitazione. Mette insieme un’ampia coalizione di partecipanti internazionali, fra i quali quelli coinvolti in precedenti iniziative via terra e via mare come la Maghreb Sumud Flotilla, la Freedom Flotilla Coalition e il Global Movement to Gaza.

La spedizione umanitari verso Gaza corre dei grossi rischi. Mentre, Israele ha già annunciato che gli attivisti saranno trattati come “terroristi”, le associazioni rivendicano la legalità dell’azione: «Il blocco di Gaza da parte dell’occupazione israeliana costituisce una punizione collettiva, una violazione delle Convenzioni di Ginevra. Le imbarcazioni civili che trasportano aiuti umanitari o che partecipano a proteste pacifiche in acque internazionali sono protette dal diritto marittimo.».
Le barche italiane non partono a caso: si concentrano con quelle che risalgono dalla Spagna e dalla Tunisia, per salpare insieme. È logistica e buon senso: arrivare alla spicciolata sarebbe un regalo a chi vuole isolare ogni equipaggio e, mentre continuano le uccisione, a seguito di bombardamenti e colpi di arma da fuoco dei militari israeliani, i raid hanno ucciso circa 64.300 morti dall’ottobre 2023, di cui almeno 20.000 sono bambini, da Gaza City la cronaca è una sola: bombardamenti su edifici, famiglie, strade, mentre, con la solita protezione condizionata, la dignità viene messa a bilancio, come se la legge del mare e il dovere consolare fossero optional. Chi oggi parla di oneri dovrebbe guardare i numeri di Gaza e decidere da che parte stare.

Tornando alle barche italiane, queste partiranno con la concentrazione di tutte le barche, dalla Spagna alla Tunisia, per avere più forza: un’unica rotta, un’unica notizia, un’unica richiesta agli Stati che tacciono. Molte le mobilitazioni in Italia, in Europa, nel Mondo, per chiedere che si fermi la barbarie in corso. «Non possiamo più accettare che vengano uccisi impunemente bambini, donne, operatori umanitari, sanitari e giornalisti e che continui la distruzione delle infrastrutture civili rimaste, a partire da ospedali e scuole. Per questo, rinnoviamo il nostro impegno alla più ampia mobilitazione possibile – sostenendo anche quanti si sono ribellati in questi giorni anche in Israele – e facciamo nostre le richieste che il sindacato mondiale CSI ha avanzato a tutti i Capi di Stato e di Governo, incluso quello italiano, al fine di: interrompere la consegna di armi, raggiungere un cessate il fuoco e garantire l’ingresso di aiuti umanitari illimitati subito, rilasciare tutti gli ostaggi e i prigionieri politici, riconoscere lo stato di Palestina, porre fine all’occupazione e interrompere il commercio con gli insediamenti illegali e rafforzare la democrazia per raggiungere una pace duratura in tutta la regione», dice la CGIL dopo aver aderito al progetto
«L’iniziativa della ‘Global Sumud Flotilla’ testimonia la mobilitazione della società civile di fronte alla sofferenza della popolazione di Gaza, ma è soprattutto un appello ai governi europei affinché agiscano per fermare il conflitto. Ribadiamo i principi sanciti dalla ‘Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo‘ secondo cui andrebbe escluso l’uso delle armi come strumento di risoluzione delle controversie tra popoli e nazioni», afferma il MDC, Movimento Difesa del Cittadino, invitando gli iscritti dell’associazione e i cittadini a partecipare alle iniziative a sostegno della Global Sumud Flotilla che si svolgeranno in Italia.
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